Nel web nulla è gratisneppure l'illegalità

Quanto costa la pirateria all’industria audiovisiva italiana? Almeno 617 milioni di fatturato perso, con un danno di 171 milioni per mancati introiti fiscali e il rischio di mettere alla porta 5.700 persone. Eppure solo il 55% di chi naviga nella rete in modo illecito è consapevole dei rischi che incorre quando visita le piattaforme illegali. Scaricare musica o vedere film in prima visione su piattaforme illegali è un atto di pirateria e spesso non si capisce che nel web “nulla è veramente gratis”. Perché a fronte di un servizio illegale noi svendiamo i nostri dati più sensibili e la nostra identità digitale a delle organizzazioni che spesso sono criminali.

Tra i fenomeni della pirateria emergenti sta esplodendo l’internet protocol television, che consente di vedere film appena usciti al cinema

È la fotografia che ha scattato una ricerca Ipos commissionata dalla Federazione per la tutela dei contenuti audiovisivi e multimediali (Fapav) e presentata in occasione del convegno “Il prezzo della gratuità” in un convegno alla Luiss. Tra i fenomeni emergenti della pirateria sta esplodendo proprio quello dell’Iptv (Internet Protocol Television) illegale, che consente di fruire di contenuti televisivi in digitale con una certa facilità, visto che su alcune piattaforme si possono addirittura vedere film che sono appena usciti in programmazione nelle sale cinematografiche. «La gratuità dei contenuti, la pirateria audiovisiva, ha un costo ben più grave di quello che sembra», ha spiegato Federico Bagnoli Rossi (nella foto), segretario generale della Fapav, «compiendo atti di pirateria per accedere ai contenuti audiovisivi non si provocano solo danni nei confronti dell’industria e del sistema economico e professionale che ruota intorno alla cultura, ma si mettono in serio rischio anche la sicurezza e la privacy degli utenti stessi».

Grazie a zone grigie, software technologies avanzate e borse elettroniche dell’illecito, la filiera criminale di contenuti audiovisivi piratati nel nostro Paese ha sfondato il tetto dei 4.5 milioni di utenti e oltre 2 milioni di abbonamenti illegali attivati. Reti criminali che fanno leva su server nascosti all’estero e su tecnologie software sempre più avanzate in grado di offrire, sottocosto, pacchetti con migliaia di canali e codici di accesso, che consentono lo scambio illecito e non autorizzato di diritti.

Grazie ai software avanzati la filiera criminale dei contenuti audiovisivi piratati ha sfondato i 4,5 milioni di utenti in Italia

«Ecco il perché – ha proseguito Bagnoli Rossi – riteniamo fondamentale promuovere campagne educative ed informative che consentano di innalzare il livello di consapevolezza sui rischi legati ad un utilizzo leggero e poco attento di piattaforme illegali. Un danno latente che colpisce in modo subdolo prima di tutto gli utenti, quindi l’industria audiovisiva sino all’intera economia italiana, attraverso l’evasione fiscale e la contrazione dei posti di lavoro».

Per il Governo è stato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, Vito Crimi a prendersi l’incarico di studiare una rapida soluzione. «Rispetto al camcording, cioè l’attività di registrazione nei cinema dei film in prima visione, mi farò promotore di un’iniziativa per l’istituzione di un nuovo reato. Dobbiamo dirlo non è che il camcording si faccia con il cellulare. Dietro c’è un business, ci sono persone strapagate a livello mondiale per registrare i film. E da lì nasce tutto il business criminale che c’è dietro». Allo stato il camcording è un reato di pubblica sicurezza punito con una sanzione amministrativa. Non è legato alle sue conseguenze, ma più al disturbo della fruizione dello spettacolo in sala in quel momento. A ricordarlo è stata Federica Lucisano, amministratore delegato della Lucisano Media Group: «La pirateria colpisce soprattutto le medie e piccole società del settore audiovisivo che sono in ginocchio. O rafforziamo la cultura della legalità, oppure è difficile andare avanti».