Nei cieli della Grecia trionfano i privati

Non è un periodo facile per il comparto aereo, che pure già veniva da un fase tutt’altro che brillante, il più nero che abbia mai dovuto affrontare, a causa dell’emergenza globale per il Coronavirus. Ne sanno qualcosa le nostre Air Italy e Alitalia. Eppure su uno scacchiere globale così complicato c’è una compagnia da cui forse si potrebbe imparare qualcosa. Si tratta della greca Aegean che ha chiuso il 2019 con ricavi consolidati in crescita del 10%, pari a 1.308,8 milioni di euro, e utili al netto delle imposte aumentati del 15%, a 78,4 milioni di euro. Il traffico passeggeri è aumentato del 7%: Aegean e Olympic Air hanno trasportato 15 milioni di passeggeri. L’Ebitda ha raggiunto i 269,4 milioni di euro, mentre la disponibilità liquida ed equivalenti hanno raggiunto i 516,9 milioni di euro.

«È la prima volta che riusciamo a ottenere risultati positivi anche nell’ultimo trimestre dell’anno, un periodo solitamente poco profittevole», spiega il ceo di Aegean Dimitris Gerogiannis: «Il successo del 2019 costituisce un importante contributo per una solida base di partenza e per la disponibilità di maggiori risorse in termini organizzativi e finanziari.

Il nostro business sarà messo alla prova dagli effetti senza precedenti del virus COVID-19 sul settore aereo e turistico a livello globale. Crediamo nella forza della nostra organizzazione, nel nostro straordinario staff e nella nostra resilienza e capacità di adattamento in tempo di crisi. In questo caso particolare, anche le misure e le azioni intraprese dalla classe politica saranno cruciali per mitigare gli effetti della crisi».

Puntare sull’eccellenza senza rinunciare all’efficienza: un esempio che le compagnie italiane potrebbero seguire

La compagnia ha da poco annunciato un importante piano di investimenti, insieme con la presentazione ufficiale della nuova livrea, della nuova brand identity, e dei primi tre Airbus A320neo di nuova generazione, alimentati dalla tecnologia all’avanguardia dei motori Pratt & Whitney. Ai quali si sono già aggiunti, tramite un nuovo ordine, ulteriori 12 velivoli.

Entro il 2025 Aegean dovrebbe raggiungere un ordine complessivo di un minimo di 46 aerei A320neo e A321neo, con un’opzione per 12 ulteriori velivoli, per un totale quindi di 58 aerei. Non bazzecole insomma. Si tratta, infatti, del più grande investimento privato in Grecia, per un valore di 2,5-3 miliardi di dollari a prezzi di mercato (6-6,5 miliardi di dollari a prezzi di listino). Nei prossimi sei anni inoltre la compagnia investirà oltre 500 milioni di dollari all’anno per l’ampliamento e la modernizzazione della sua flotta ed entro il luglio 2020 dovrebbe ricevere sei nuovi aerei, portando la flotta a un totale di 65 velivoli, per 1,5 milioni di posti a sedere aggiuntivi (19 milioni in totale per l’anno corrente) a supporto delle 155 destinazioni e dei 44 paesi coperti nel 2020. La compagnia, controllata e gestita interamente da privati, senza oneri per lo Stato, nel 2013 aveva rilevato Olympic, l’ex compagnia di bandiera privatizzata nel 2009 che durante i trent’anni di controllo statale aveva creato un buco nero nelle finanze pubbliche, trasformandola in una sussidiaria per voli domestici e mantenendo il logo a sei cerchi. Ogni nuovo velivolo aggiuntivo può significare 100 mila turisti in più in arrivo, 80 milioni di euro di ricavi diretti per il settore turistico, 70 nuovi posti di lavoro diretti in Aegean e per le operazioni a terra. Cosa potrebbero imparare le altre compagnie, in primis le italiane, da quella che ha per ora tutte le carte in regole per dimostrarsi un’autentica best practice dei cieli in grado di offrire oggi, pur avendo rinunciato al lungo raggio, ben 155 destinazioni in 44 paesi? Semplice, per il ceo della compagnia Dimitris Gerogiannis: «Puntare innanzitutto sulle qualità del servizio, che ha portato la nostra compagnia a ricevere numerosi riconoscimenti di eccellenza, ricercare continuamente l’efficienza, anche attraverso l’utilizzo di tecnologie d’avanguardia, e avere un approccio sempre prudente e realistico, che nel nostro caso ci ha portati a fare un passo alla volta, mai più lungo della gamba, come, per esempio, nel caso della scelta di escludere il lungo raggio dalle nostre tratte».