Il prezzo del Bitcoin nelle ultime settimane ha fluttuato dal minimo di 30 mila euro di fine gennaio fino a un massimo di 42 di fine marzo e poi di nuovo in ribasso. Ha risentito in pieno della crisi dei mercati, culminata con il crollo del 6 maggio, il peggior giorno dell’anno dal 2020 e che ha portato giù anche Bitcoin e di conseguenza tutto il mercato delle criptovalute.

Inflazione alta e crescita lenta, è incubo stagflazione

Ma è davvero il momento di disperarsi? I saliscendi dei listini andrebbero affrontati sempre con razionalità. Peraltro, il succedersi dei fenomeni è stato insolito. Dopo l’atteso innalzamento dei tassi dello 0,50% negli Usa i mercati avevano brindato, perché il presidente della Fed, aveva fondamentalmente escluso la possibilità di ulteriori rialzi. Ma I mercati non gli hanno credito perchè ormai la maggior parte degli analisti americani considera l’inflazione ormai completamente fuori controllo e la crescita economica troppo lenta. Dunque, c’è l’incubo della stagflazione. E di fronte a un quadro simile, a dispetto del fatto che per gli Usa la guerra in Ucraina è uno scenario lontano che porta solo vantaggi economici, i mercati tremano, e la fibrillazione non risparmia nemmeno quello strano e surreale bene rifugio che è appunto il Bitcoin.