Economy magazine

Di soprendente nella decisione di Fitch di declassare il rating sull’Italia c’è davvero poco. Vero, il redde rationem era previsto per il 10 luglio, ma questo prima che ci si rendesse conto che la crisi economica – al di là della dinamica che seguirà, se a “V”, a “W”, a “U” o a “L” – sarà la più drammatica dalla Grande Depressione. E quindi Fitch ha deciso di abbassare di un gradino (tecnicamente “notch”) la valutazione di merito del nostro Paese e lo ha portato a BBB-, ovvero l’ultimo baluardo della categoria “Investment” prima di trasformarsi in “junk”. Il che presta il fianco ad almeno tre considerazioni.

La prima di carattere generale: l’Italia ha dei parametri drammatici perché drammatica è la crisi. E dunque, se Standard&Poor’s, per carità o per interesse, ha scelto di non declassarci, era naturale che prima o poi qualcuno alzasse il ditino e dicesse “Scusate, ma così non si va da nessuna parte”. Deficit al 10%, debito al 156% del pil, ricchezza in calo (almeno) dell’8%. Un’azienda su due ricorre o ricorrerà alla cassa integrazione, rischiamo 500mila nuovi disoccupati. Numeri spaventosi. Aggravati da 40 anni circa di finanza drogata, di poca o nessuna attenzione sul tema dell’evasione. Peggiorati da un biennio che passerà alla storia come uno dei più nocivi della storia, quello del governo giallo-verde-rosso che ha saputo prima dare via libera a “Quota 100” e “reddito di cittadinanza” e poi, fatto il cambio di casacca, si è limitato a confermare due autentici abomini. Tutto questo senza una lotta seria all’evasione fiscale (che vale 110 miliardi, il doppio dello scostamento di bilancio chiesto alle Camere dal governo), senza un seppur minimo tentativo di spostare l’imposizione dalla tassazione del lavoro al capitale.

Tutti provvedimenti necessari, tutti provvedimenti impopolari. Nell’Italia delle partite iva e delle micro-aziende, chi ha interesse a tagliare l’evasione in maniera radicale? Chi ha voglia di dire “signori, si cambia registro” in uno stato in cui l’80% delle famiglie è proprietaria di almeno una casa? Occhio però che l’era dei forconi degli under-40 non è molto lontana. Perché solo il 5% degli under 35 è riuscito a comprarsi casa senza passare da eredità, nonni o genitori compiacenti e via dicendo. Quindi tassati sul lavoro che trovano a fatica e non tassati sulla casa che non avranno. È la bomba H sociale. Qualcuno prova a far ricordare che i Millennials pagheranno il prezzo più alto della crisi. E grazie, viene da dire: non hanno più alcun tipo di protezione, di paracadute, sono spesso false partita iva mono-committenti pagate a 90 giorni 600 euro lordi. 

Chi sono (e cosa vogliono) le agenzie di rating

Il secondo punto conseguente riguarda il giudizio che ci è stato dato. Dunque, Fitch ha fatto il suo mestiere, ha valutato e l’ha fatto pure in maniera giusta e doverosa. Che poi le agenzie di rating siano un circo che rasenta il ridicolo è testimoniato dai fatti: nel 2008, pochi giorni prima del fallimento di Lehman Brothers, veniva confermato un rating A per l’azienda e di tripla A (come i bund tedeschi) per quei derivati che ne avrebbero decretato la fine di lì a poche ore. Parliamo veramente del sesso degli angeli, anche perché la Bce, con la mossa della scorsa settimana in cui ha deciso di acquistare i titoli “junk”, ha di fatto disarmato qualsiasi ripercussione sui mercati di un downgrade. Infatti, all’apertura di Piazza Affari non si è registrato un fuggi fuggi dai titoli italiani, ma un innalzamento dello spread nell’ordine di pochi punti base che è fisiologico e naturale.

I tempi, poi, si diceva. Sono singolari: che fretta c’era, avrebbe detto Loretta Goggi? Già, che bisogno c’era di accelerare di oltre due mesi per dire l’ovvio? Stupisce in questa fase economica che stiamo osservando che nessuno sembra più raccapezzarsi del tutto. I valori azionari salgono o scendono in modo totalmente asincrono rispetto agli avvenimenti economici. Lo stesso si può dire per lo spread. E la sensazione è che questo momento di smarrimento verrà seguito da una normalità solo quando una cura – o meglio ancora, un vaccino – sarà stata trovata. Se andrà tutto bene (l’hashtag più detestabile di questi primi due mesi) si parla di settembre-ottobre.

Il vuoto istituzionale

Infine, c’è un terzo macro-tema da analizzare. Che è quello delle istituzioni italiane. Il ministro Gualtieri, ricevuta la notizia del downgrade e avendone “preso atto” dice che “i parametri economici italiani sono solidi”. Alla faccia, e se non lo fossero stati come saremmo messi? Come un Paese peronista? Evidentemente c’è ancora molto da fare in seno al Governo. La Fase 2 è quanto di più raffazzonato si possa immaginare. Il comitato di Colao ha pensato bene di cercare di segregare gli over-60, gente che nella stragrande maggioranza dei casi ancora lavora e spesso e volentieri svolge ruoli apicali. L’ideona quindi era di dare un ulteriore colpo all’economia lasciando pascolare liberamente i più giovani. Tanto, più carne da macello di così…

Poi il colpo da maestro. Fitch, si legge nella nota del ministro, “non tiene conto delle rilevanti decisioni assunte nell’Unione europea, dagli Stati che la compongono e dalle istituzioni che ne fanno parte. In particolare, non sembrano adeguatamente valorizzati l’orientamento strategico della Banca Centrale Europea”. Vuol dire non aver capito nulla davvero. Se non fosse stato valorizzato il peso della Bce, oggi il rating dell’Italia sarebbe simile – con tutto il rispetto – a quello di un Paese dell’Africa centrale. Le decisioni assunte dall’Ue, invece, semplicemente ancora non esistono. L’Italia potrà attingere a 36 miliardi del Mes solo per usi sanitari, non per redditi d’emergenza o helicopter money. Il recovery fund è tutto da definire. Il Sure inizierà forse da giugno. E insomma, siamo davvero in alto mare.

Di fronte a questo scenario totalmente sconosciuto per chiunque (i pochi superstiti del 1929 ne avranno sicuramente ricordi un po’ sbiaditi) siamo ancora a parlare, a raccontare, a indignarci, a dire che i fondamentali sono solidi. Le agenzie di rating continuino pure a fare il loro lavoro da para-avvoltoi (ma deboli con gli amici più forti). Il governo risponda con forza alla più grande emergenza della nostra storia repubblicana. Finora qualcosa di buono c’è stato, in mezzo a tanta confusione che è stata giustificata e comprensibile ma ora non più tollerabile. Il giudizio degli italiani e della storia è un po’ più importante di quello di Fitch.