Napoli conquista un posto nella geografia globale del lavoro da remoto. Nel 2026 il capoluogo campano entra infatti nella Top 10 mondiale delle destinazioni per il “workcation”, la formula che consente di combinare attività professionale e tempo libero, prolungando i soggiorni senza interrompere il lavoro. A certificarlo è il quarto Barometro annuale “Work from Anywhere” di International Workplace Group, che colloca la città al settimo posto, davanti a Lisbona e Seul.
Napoli, l’unica italiana nella Top 10
L’ingresso di Napoli nella classifica rappresenta un segnale importante anche sul piano economico e turistico. La città emerge come la prima destinazione italiana grazie a un’offerta capace di unire costi competitivi, qualità della vita e patrimonio culturale. Tra i punti di forza figurano l’accessibilità degli alloggi, valutata 6,5 su 10, il rapporto qualità-prezzo del cibo, che raggiunge 8,5, e l’efficienza dei trasporti urbani, premiata con un punteggio di 8.
Cultura, natura e convenienza
A rafforzare il posizionamento del capoluogo campano contribuisce soprattutto la sua straordinaria offerta culturale, valutata 9 su 10. A questa si aggiunge la vicinanza a paesaggi e destinazioni naturali di grande richiamo, che ottiene un punteggio di 8. Il risultato è un mix di attrattività internazionale, convenienza e servizi che rende Napoli particolarmente adatta ai professionisti interessati a conciliare produttività, permanenze più lunghe e tempo libero.
Bangkok guida la classifica globale
Al primo posto del Barometro IWG si conferma Bangkok, con 106,5 punti su 120, sostenuta da alloggi convenienti, cibo accessibile, connessioni internet solide e una rete capillare di spazi di coworking. Seguono Tokyo, con 96,5 punti, e Barcellona, con 95,5. Completano la Top 10 Porto, Vancouver, Budapest, Napoli, Medellín, Lisbona e Seul, delineando una mappa globale nella quale infrastrutture digitali, qualità urbana e costi della vita diventano fattori sempre più decisivi.
Il lavoro flessibile ridisegna il turismo
Secondo la ricerca IWG, il “workcation” non rappresenta più una tendenza occasionale, ma un fenomeno destinato a incidere stabilmente sulle scelte professionali e sui consumi turistici. Il 51% dei lavoratori dichiara che la propria azienda offre già politiche di lavoro flessibile, mentre il 90% ritiene che la possibilità di lavorare da remoto abbia migliorato l’equilibrio tra vita privata e professionale. L’80% segnala inoltre un aumento della produttività. La flessibilità sta diventando anche una leva competitiva per le imprese. Per l’80% degli intervistati, una politica di lavoro da remoto renderebbe una nuova offerta professionale più interessante, mentre il 62% valuterebbe concretamente un cambio di azienda. La possibilità di lavorare da qualsiasi luogo si trasforma così in uno strumento di attrazione dei talenti, fidelizzazione e miglioramento del benessere aziendale.
Vacanze più lunghe e nuovi flussi economici
Quasi la metà dei lavoratori coinvolti nell’indagine, il 48%, prevede di prolungare almeno una vacanza lavorando da remoto nel corso del 2026. Il 46% si dichiara più propenso a farlo rispetto all’anno precedente. Tra le principali motivazioni figurano la prevenzione del burnout e il sostegno al benessere psicofisico, indicati dal 54% degli intervistati, insieme alla possibilità di trascorrere più tempo con amici e familiari e di estendere le vacanze disponibili. Per città come Napoli, questa trasformazione può tradursi in soggiorni più lunghi, maggiore domanda di alloggi, servizi professionali, ristorazione e spazi di lavoro condivisi. Il workcation diventa quindi non soltanto un nuovo modello organizzativo, ma anche una potenziale leva di sviluppo territoriale, capace di generare flussi turistici meno stagionali e una maggiore integrazione tra economia digitale, ospitalità e commercio locale.













