mutui

Gli effetti del rialzo dei tassi decisi dalla banca centrale europea si vedono oggi sull’andamento dei mutui, che vengono sempre meno richiesti. Secondo l’analisi del Barometro Mutui di Crif nel primo semestre 2023 le richieste hanno registrato una contrazione del 22,4% rispetto al corrispondente periodo del 2022. Le surroghe, invece, hanno subito una flessione del 30,8%, mentre i nuovi mutui erogati si sono contratti del 21,6%. Anche guardando solo al mese di giugno, si conferma il trend negativo della domanda con una frenata del -11,6%.

Quanto è l’importo medio di un mutuo

In merito agli importi il colpo di grazia del rialzo dei tassi si è sentito nel mese di giugno. Se nel primo semestre l’importo medio richiesto rimane pressoché stabile (-0,6%), con un valore complessivo di 144.279 euro, nel solo mese di giugno, si registra una leggera contrazione dell’1,1%. A causa dell’aumento dei costi dei mutui a tasso variabile, collegato all’incremento dei tassi, a marzo 2023 la rata è aumentata mediamente del 28% rispetto ai minimi di metà 2022, con un picco del +40% per i mutui di più recente erogazione, dove la rata media passa da 616 Euro a 865 Euro. L’impatto è oggi ancora più significativo considerando gli ulteriori incrementi dei tassi di maggio (+0,75%) e giugno (+0,25%).

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Per quanto riguarda la distribuzione per fascia di importo, nel I semestre del 2023 le richieste di mutuo per importi compresi tra 100 mila e 150 mila euro restano ancora la soluzione preferita dalle famiglie italiane, con circa il 30% del totale; percentuale in linea con il corrispondente periodo del 2022. Al secondo posto, con il 25,9%, rimane la classe di importo tra 150 mila e 300 mila euro. “L’innalzamento dei tassi di interesse fissati dalla Bce inevitabilmente frenato la richiesta dei mutui e, di conseguenza, le famiglie italiane hanno dovuto fare i conti con una perdita del potere d’acquisto che pesa inevitabilmente sulle decisioni di spesa” commenta Simone Capecchi, Executive Director di Crif. “Gli effetti di un’inflazione persistente sui bilanci delle famiglie, in presenza di tassi d’interesse più elevati porteranno, dopo anni in cui il livello di rischio era stato molto contenuto, a un peggioramento dei tassi di default. Le logiche di offerta degli ultimi anni e la domanda delle famiglie più prudente, manterranno i tassi di default su valori inferiori alle passate crisi economiche, limitati anche da un livello di indebitamento delle famiglie che rimane basso (circa il 60% nel triennio di previsione), soprattutto se paragonato al resto d’Europa (94% nel 2022)”.

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