Avete presente il mutuo “alla francese”? No? Eppure è la tipologia di mutuo più diffusa in Italia. Prevede una rata costante nel tempo composta da una quota capitale e da una quota interessi, in percentuali diverse. Nel primo periodo la quota interessi è preponderante su quella capitale, che cresce rata dopo rata, a discapito della quota interessi. «Il piano alla francesce risulta più oneroso di quello “all’italiana”, che invece prevede il rimborso dell’obbligazione assunta attraverso una quota capitale costante nel tempo ed è caratterizzato dalla quota interessi decrescenti e dalla quota capitale costante», spiega a Economy l’avv. Alberto Putzolu del Foro di Cagliari.

«Rispetto al mutuo “all’italiana”, in caso di estinzione anticipata di mutuo “alla francese” risulterà maggiore il capitale residuo da restituire a fronte di quello che, alle medesime condizioni, sarebbe residuato con un ammortamento semplice (ovvero con capitale restituito in parti uguali in tutte le rate)».Per capirci: in caso di mutuo trentennale di 200 mila euro, con rate mensili e tasso del 4%, ed estinzione anticipata al termine del quindicesimo anno, il capitale da restituire ammonterà ad oltre 129 mila euro in caso di ammortamento “alla francese”, e a 100 mila euro con ammortamento “all’italiana”. 

La Prima Presidente della Corte Suprema di Cassazione, con provvedimento depositato in Cancelleria il 7 settembre scorso, ««ha dichiarato ammissibile ed assegnato alla Sezioni Unite civili per l’enunciazione del principio di diritto, il rinvio pregiudiziale disposto ai sensi dell’art. 363 bis c.p.c. dal Tribunale di Salerno. Il Tribunale di Salerno ha infatti posto il seguente quesito: “Dica la Corte di Cassazione se la mancata indicazione della modalità di ammortamento c.d. “alla francese” e/o del regime di capitalizzazione “composto” degli interessi passivi all’interno di un contratto di mutuo bancario stipulato nella vigenza del Decreto Legislativo n. 385 del 1993, anche per il caso in cui la modalità di ammortamento c.d. “alla francese” ed il regime di capitalizzazione “composto” siano desumibili dal cliente facendo ricorso al complesso delle condizioni contrattuali ed economiche pattuite (comprese quelle contenute nel piano di ammortamento allegato al contratto), integri oppure no un’ipotesi di nullità parziale del contratto di mutuo bancario ai sensi dell’articolo 117, comma 4, del D.Lgs. n. 385/1993, con le conseguenze di cui al comma 7 della succitata disposizione”».

«La questione che dovrà risolvere la Corte, sebbene si origini da un aspetto meramente terminologico, è interessante», commenta Putzolu. In sostanza il Tribunale di Salerno ha maturato il convincimento che le difese dell’attore-mutuatario «non rappresentassero un espediente dialettico, pur fondandosi su aspetti apparentemente formali e definitori (la mancata denominazione “alla francese” del piano e l’omessa menzione espressa della capitalizzazione “composta”). Il Giudice ha invece ritenuto che tali omesse denominazioni avevano effettivamente potuto rappresentare un’insidia per il mutuatario, all’epoca della stipula, in grado di impedirgli la piena comprensione dell’effettiva portata giuridico-economica degli impegni assunti. Ciò nonostante fosse stato indicato in atto sia il Tan (tasso annuo nominale) che il Tae (tasso annuo effettivo), nonché fosse stato allegato al contratto il piano restitutorio. Il Tribunale, tuttavia, ha constatato che anche le opposte difese della banca erano astrattamente condivisibili, e di conseguenza la soluzione della causa non appariva semplice».

Di qui la decisione di ricorrere al rinvio della questione alla Cassazione. È merito della riforma “Cartabia”, che consente appunto al giudice di merito, qualora ricorrano determinate condizioni (questione di difficile interpretazione e di generale interesse, non ancora affrontata dalla Cassazione e determinante per la decisione della specifica causa di merito), di invocare l’esercizio della funzione nomofilattica della Cassazione. «La quale consiste nel garantire l’esatta osservanza, l’uniforme interpretazione della legge e l’unità del diritto oggettivo nazionale (art.65 R.D. n. 12/1941)», rimarca l’avv. Putzolu.

«Qualora le Sezioni Unite dovessero dichiarare che il contratto al loro esame viola l’art. 117 D. Lgs. 385/1993 (Testo Unico Bancario), le conseguenze dovrebbero coerentemente essere quelle previste dal medesimo articolo: ovvero l’applicazione del “tasso Bot”, in luogo di quello più remunerativo previsto dalla banca». 

La Cassazione opterà per questa interpretazione? E se lo farà, che vantaggio potrebbero trarne gli altri mutuatari che avessero siglato contratti analoghi? «Rispondere alla prima domanda è impossibile», mette le mani avanti l’avvocato. «Il quesito di diritto è stato definito di non facile soluzione dalla stessa Prima Presidente della Cassazione, e questo perché ci sono numerose norme, principi e legittimi interessi contrapposti, che i Supremi giudici dovranno applicare e bilanciare saggiamente.  e Sezioni Unite della Cassazione sono state chiamate a verificare eventuali profili di nullità dei mutui con ammortamento “alla francese”, che dovessero ritenere sussistenti in base alla terminologia utilizzata (o meno) nell’atto. In particolare è al vaglio il rispetto del requisito della determinatezza/determinabilità dell’oggetto, nonché della normativa sulla trasparenza bancaria, nei casi in cui non vi sia la denominazione espressa di ammortamento “alla francese” ed il richiamo al regime di capitalizzazione composta degli interessi».

E in caso la Cassazione intervenisse con una pronuncia netta? «Va rammentato», sottolinea il giurista «che nell’ordinamento italiano i precedenti giurisprudenziali non sono vincolanti. Quindi l’eventuale declaratoria di nullità parziale del mutuo “alla francese” del caso all’esame, non avrà nessuna conseguenza diretta sui mutui contratti da terzi, ancorché identici». Certamente una simile massima legittimerebbe l’apertura di un confronto con l’istituto di credito, da parte di clienti con contratti analoghi, con eventuale sviluppo processuale. Ma questo esclusivamente qualora la causa risultasse, al termine di prudente ed esperta valutazione, pienamente fondata e opportuna». Depurata dai tecnicismi, la vicenda è interessante: un importante contratto sta rischiando di essere dichiarato (parzialmente) nullo dall’Autorità Giudiziaria, “semplicemente” per alcune definizioni omesse, come attesta il quesito di diritto sopra riportato, non incidenti sul valore dell’operazione. «Ciò rappresenta un insegnamento da mettere a frutto, o se si preferisce un monito, sull’importanza del tenore testuale dei contratti che predisponiamo e che ci vengono proposti» conclude l’avv. Alberto Putzolu. «L’attenzione e lo scrupolo nel redigerli e nell’esaminarli deve essere quindi sempre massimo, per ciascuna parola , omessa o inserita».