Tre morti sul lavoro nell'ultimo fine settimana in Italia tra Udine, Torino e Pomezia

«Ci vuole un presidio in ogni realtà lavorativa, dalle micro alle grandi imprese, attraverso una rappresentanza sindacale competente ma
serve anche una assunzione di responsabilità collettiva da parte della
società civile». Lo chiede il segretario confederale della Cisl, Angelo Colombini, commentando gli ultimi infortuni mortali sul lavoro. Pur precisando che bisogna attendere gli accertamenti sulle cause che li hanno determinati, le morti bianche di questi ultimi giorni confermano, a detta di Colombini, quanto «il fenomeno delle morti sul lavoro, degli infortuni e delle malattie professionali, sia altamente diffuso e drammaticamente compenetrato nel sistema lavoro».

Servono più ispezioni e più prevenzione

«Un ragazzo in alternanza scuola-lavoro, un operaio di 65 anni e un addetto di una stamperia, momenti della vita diversi, contesti e rapporti lavorativi differenziati, da Udine a Torino a Pomezia – prosegue Colombini – ad un mese dall’entrata in vigore dei  provvedimenti governativi e dal piano di intensificazione dei controlli nei luoghi di lavoro, da parte degli organi di vigilanza, ai quali è stato disposto una più forte collaborazione e diffusione di  interventi, il drammatico bollettino quotidiano non sembra cambiare. Non bisogna abbassare la guardia attraverso le ispezioni degli organi  competenti e bisogna proseguire ad investire sulla prevenzione».

Manca la strategia sulla sicurezza nei luoghi di lavoro

Secondo il segretario confederale della Cisl «il governo deve definire al più presto una Strategia Nazionale in materia di Salute e sicurezza, un sistema di qualificazione delle imprese, (es. patente a punti) e aggiornare la Legge 81/2008; inoltre, deve realizzare una campagna straordinaria sulla sicurezza e sollecitare attraverso gli organi di vigilanza e controllo ispezioni nei cantieri pubblici delle grandi opere ed in tutti i luoghi di lavoro. La concretizzazione della formazione per tutti i datori di lavoro, un’adeguata organizzazione del lavoro che metta in relazione mansioni, età, competenze e salute, rappresenterebbero un passo determinante per un cambiamento
radicale nel sistema di prevenzione».