La possibile integrazione tra Poste Italiane e TIM comincia a produrre effetti ancora prima della conclusione dell’offerta. Moody’s ha posto sotto revisione per un possibile miglioramento il rating del gruppo telefonico, riconoscendo nell’operazione una potenziale svolta per il suo profilo creditizio. Non si tratta ancora di una promozione, ma di un segnale rilevante: l’ingresso in un gruppo più ampio, diversificato e patrimonialmente solido potrebbe avvicinare TIM alla soglia dell’investment grade, con conseguenze importanti sul costo del debito e sull’accesso ai mercati finanziari.
La revisione di Moody’s
L’agenzia ha messo sotto osservazione il Corporate Family Rating Ba1 e il giudizio Ba1-PD relativo alla probabilità di default. Secondo Moody’s, l’acquisizione da parte di Poste rafforzerebbe il merito di credito di TIM grazie all’appartenenza a una realtà industriale meglio capitalizzata e meno dipendente dal solo mercato delle telecomunicazioni. Qualora l’operazione venisse completata secondo i piani, il rating potrebbe salire di uno o due gradini: un avanzamento che porterebbe TIM da Ba1 a Baa3 o persino a Baa2.
A un passo dall’investment grade
Il primo dei due possibili miglioramenti avrebbe un valore soprattutto simbolico e finanziario. Nella scala di Moody’s, infatti, Baa3 rappresenta il livello iniziale della categoria investment grade, mentre Ba1 resta nella fascia speculativa, pur essendone il gradino più elevato. Una promozione potrebbe ampliare la platea degli investitori istituzionali interessati alle obbligazioni TIM e, nel medio periodo, contribuire a condizioni di finanziamento più favorevoli. L’effetto non sarebbe automatico, ma costituirebbe un riconoscimento della nuova solidità finanziaria del gruppo integrato.
Il percorso di risanamento
La decisione arriva dopo il miglioramento già accordato a maggio, quando Moody’s aveva alzato il rating di TIM da Ba2 a Ba1 con outlook stabile. Quella promozione, la terza in due anni, aveva premiato la semplificazione del perimetro industriale, la minore intensità di capitale e le prospettive di una maggiore generazione di cassa tra il 2026 e il 2028. La revisione attuale aggiunge un nuovo elemento: non più soltanto il risanamento autonomo dell’ex monopolista, ma il possibile sostegno derivante dalla forza patrimoniale e dalla diversificazione di Poste Italiane.
Il peso dell’operazione Poste-TIM
L’Opas, annunciata il 22 marzo, valorizzava inizialmente TIM circa 10,8 miliardi di euro e punta a creare un gruppo integrato attivo nelle telecomunicazioni, nella logistica, nei pagamenti, nei servizi finanziari, nel cloud e nelle infrastrutture digitali. Poste ha stimato sinergie di ricavi e costi per circa 700 milioni l’anno. Il consiglio di amministrazione di TIM ha giudicato congruo il corrispettivo e condiviso il razionale industriale; il periodo di adesione, iniziato il 20 luglio, è previsto fino all’11 settembre 2026.
Il giudizio resta legato all’esito dell’offerta
La promozione, tuttavia, non è ancora acquisita. Moody’s valuterà il perfezionamento dell’Opas, la struttura finanziaria definitiva del nuovo gruppo e il grado di sostegno che Poste sarà disposta a garantire alla controllata telefonica. L’offerta è subordinata, tra le altre condizioni, al raggiungimento di almeno il 66,67% del capitale di TIM; il regolamento è indicato per il 18 settembre. Fino ad allora la revisione resta un’apertura favorevole, non una garanzia: il vero banco di prova sarà la capacità di trasformare la scala industriale dell’aggregazione in flussi di cassa, riduzione del debito e crescita sostenibile.













