Monte dei Paschi

Il governo potrebbe cedere la sua quota del 39,23% del banco Monte dei Paschi di Siena. Le alternative praticabili sono due: o dare via al terzo polo bancario o immettere la quota sul mercato. La prima opzione consentirebbe la nascita del terzo polo bancario, che diversificherebbe il mercato italiano rendendolo più aperto, ma la seconda è più praticabile.

Già quattro mesi fa il Tesoro ha messo sul mercato il 20% della banca, ma è stato costretto a ritoccare la propria offerta al 25%, a causa delle grandi richieste. Oggi l’interesse, stando a quanto scrive il Corriere della Sera, sarebbe anche maggiore, dati gli ottimi risultati con i quali si è concluso il 2023: grazie a 2 miliardi di utile netto tornerà a pagare una cedola agli azionisti con due anni di anticipo sul piano industriale. Si parla di 25 centesimi, pare a un dividendo di 315 milioni di euro. Per lo stato italiano, salvo l’approvazione da parte della Bce e dell’assemblea degli azionisti, si tratta di un tesoretto da 125 milioni di euro.

Chi potrebbe comprare Monte dei Paschi

Di sicuro, per questioni di monopolio, è fuori dalla partita Intesa Sanpaolo. Non è da escludersi l’interesse di Unicredit, che però due anni fa ha fatto dietro front a un passo dalla firma. Resta Banco Bpm, che è reduce da una politica di acquisizioni e ristrutturazioni, che ha visto il gruppo farsi carico della lagacy della Popolare di Lodi, oggi Popolare Italiana e degli sforzi messi per risanare la Popolare di Milano quindici anni fa. L’ipotesi è che ora sia tempo di godersi i frutti di tanti sforzi, che in termini concreti di traducono con un valore di 5,5 euro per azione e 8 miliardi di capitalizzazione.
L’outsider in questa vicenda è l’ipotetica fusione tra Unicredit e Generali con la regia di Fabrizio Palenzona, che sta investendo in assicurazioni Generali, ma in molti puntano le fiche su Unipol, possibile acquirente di Monte dei Paschi, sull’asse Siena Bologna. La compagnia di assicurazioni è i primo azionista di Bper Ranca e della Popolare di Sondrio e sfiora in entrambi i casi il 30 per cento. Sono accordi che si basano sulla capacità distributiva di prodotti assicurativi attraverso gli sportelli bancari. Al momento il ceo Carlo Cimbri ha escluso l’ipotesi di un’acquisizione dell’istituto senese, ma le porte potrebbero non essere del tutto chiuse, visto che rilevando la quota del Mef il gruppo bolognese darebbe vita a un grande polo bancario e del welfare.

 

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