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Marc Routier di 3M: sicurezza e cura, dalla testa ai piedi

Dai dispositivi di protezione ai materiali isolanti fino ai bendaggi, e non solo: ecco come 3M declina l’innovazione a supporto della salute. Specie in tempi di Covid

Sergio Luciano
Allo scotch si attacca anche la cura della persona

«Per noi di 3M l’Italia è il Paese più importante nel Sud – Est dell’Europa, poiché rappresenta circa il 60% dell’intera regione per fatturato. E in Italia abbiamo due impianti, un centro di distribuzione, un headquarter, un ufficio a Roma, un innovation center e un design center a Pioltello»: Marc Routier, amministratore delegato di 3M per l’area, è un francese cosmopolita impregnato di cultura americana ma formato all’europea. Che ama l’Italia. «Anche 3M ama l’Italia – sottolinea energeticamente - Siamo in Italia dal ’64, dall’acquisizione di Ferrania che, tra le altre cose, ci ha portato in eredità una straordinaria collezione di fotografie, anche e soprattutto d’arte, che ha dato origine alla Fondazione 3M, ricca di circa 110mila fotografie con cui regolarmente organizziamo grandi esposizioni».

Veniamo ad oggi. Secondo quali strategie sta guidando il business di 3M in Italia, adesso?

Già con l’acquisizione di Ferrania l’attività si diversificò tra la produzione di pellicole fotografiche e radiologiche: l’healthcare è stato uno dei primi settori del nostro impegno in Italia. E oggi lo è più che mai. Col passare del tempo 3M ha innovato e sviluppato nuovi prodotti per rispondere a nuove esigenze del mercato. E oggi la nostra attività si articola su quattro business groups. Il primo che cito è il consumer & office: con marchi come Post-it®, Scotch Brite™, marchi molto conosciuti e visibili. Poi c’è il settore safety & industrial: adesivi, abrasivi per l’industria ad esempio il settore automobilistico e aeronautico; nello stesso ambito della sicurezza siamo leader in quella che chiamiamo “sicurezza dalla testa ai piedi” per i lavoratori in tutta Italia cioè Ppe, personal protective equipment come protezioni per le vie respiratorie, per l’udito, la vista, in saldatura, anticaduta... Questo è il nostro business più importante oggi. Poi abbiamo l’healthcare vero e proprio: un’ampia gamma di prodotti che comprende bendaggi, medicazioni, stetoscopi, coperte termiche... Siamo presenti nell’oral care (ortodonzia e odontoiatria) di cui siamo una delle aziende leader a livello mondiale. Infine l’energy & transportation, che riguarda le varie modalità di trasporto dell’energia, ad esempio i connettori – di cui abbiamo una fabbrica in Italia – ma anche prodotti e soluzioni per i trasporti e tutto quello che riguarda la sicurezza stradale, compresa la segnaletica. In termini di impatto abbiamo prima l’area safety & industrial, poi l’healthcare, poi energy & transportation ed infine consumer & office.

Avrete molto da investire in settori così esposti all’innovazione come questi…

Investiamo costantemente da sempre: il 6% del nostro fatturato viene reinvestito in ricerca e sviluppo ogni anno, negli ultimi cinque anni più di 9 miliardi di dollari, su 31/32 miliardi di fatturato globale. E nella nostra ricerca impieghiamo 8.300 persone in tutto il mondo. Ci sono i team che lavorano a livello di ricerca scientifica e di progettazione sulle varie piattaforme tecnologiche, oggi ne abbiamo 51; poi abbiamo i team  che studiano i nuovi trends di mercato e come incrociarli con le capacità di risposta nelle nostre piattaforme.

E la sostenibilità?

È dal 2019 che abbiamo incorporato la sostenibilità come principio guida in ogni prodotto che portiamo sul mercato, abbiamo cioè il sustainability value commitment per ogni singolo prodotto. Considerando che il 30% dei nostri prodotti oggi ha meno di 5 anni in pochi anni avremo il sustainability value commitment in ogni prodotto. Questo riguarda i prodotti, ma ovviamente anche il mindset (l’atteggiamento mentale) di tutte le nostre risorse, alle quali garantiamo di poter dedicare il 15% del loro tempo a perseguire idee e progetti personali: per noi è questo il modo in cui nascono le migliori innovazioni. Mi è capitato spesso di ricevere team che mi presentavano i risultati di progetti di ricerca sviluppati in totale autonomia.

Il 6% del fatturato di 3M viene reinvestito in ricerca e sviluppo e su 115mila brevetti ben 1.400 sono nati nel nostro paese

Che ruolo ha l’Italia nella vostra ricerca e sviluppo?

Posso dirle che su 115mila brevetti sviluppati globalmente negli anni, 1.400 provengono dall’Italia. A questo proposito le do un esempio: la nostra partnership con Nike. Durante l’ultima Design Week che si è svolta a Milano (nel 2019), 3M ha presentato una serie di soluzioni innovative molto coinvolgenti. Un team di Nike è rimasto favorevolmente impressionate dai nostri materiali riflettenti, sulle cui caratteristiche ha creato una nuova collezione di scarpe Nike con tecnologie 3M Thinsulate™ per il calore e Scotchlite™ per l’effetto retrorifrangente. Non voglio trascurare che abbiamo un design center per l’Europa i cui membri fanno parte dell’headquarter in Italia.

Cosa pensa che il Covid stia insegnando a grandi aziende come 3M in relazione alla gestione del lavoro (smartworking, etc) ed in relazione alla salute del personale?

Fin dal primo giorno della pandemia la priorità di 3M è stata la salute dei nostri dipendenti. Prima ho accennato alla nostra produzione di Ppe e quindi all’impegno di 3M per difendere i lavoratori della sanità perché sappiamo che il giusto equipaggiamento è il modo migliore per proteggersi. All’inizio del 2020 avevamo una capacità produttiva globale di 600/700 milioni di respiratori, adesso (a distanza di meno di un anno) siamo in grado di produrre due miliardi di respiratori, quindi l’azienda ha fatto un enorme sforzo in termini di investimento produttivo per fornire il miglior equipaggiamento possibile. Quanto all’organizzazione del lavoro, oggi siamo quasi tutti in smart-working. Per gestire questo cambiamento abbiamo creato un crisis management team che si è incontrato tutti i giorni per i primi mesi e poi in base alle necessità per affrontare i temi della salute e della sicurezza. Ed intendo anche la salute ed il benessere mentale delle nostre persone. Io stesso mi sono impegnato molto in attività come virtual coffees in piccoli gruppi o in 1to1 tutti i giorni, solo per parlare ed informarci sulla situazione personale ed in famiglia, di cosa ciascuno avesse bisogno. Abbiamo messo a disposizione dei counselor per un supporto professionale. A questo proposito proprio, inoltre, proprio in Italia abbiamo messo in campo un’iniziativa innovativa, “Our Journey Home”: una serie di incontri rivolti ai dipendenti per permettere loro di raccontare il proprio percorso verso una nuova normalità, utilizzando le risorse che hanno compreso di avere.

E cosa vedete per questo new normal?

Vediamo una flessibilità 2.0, una nuova modalità per il lavoro alternato tra casa e ufficio nei giorni della settimana, in linea con quella che sarà la nuova normativa in Italia. Una delle sfide è che i confini tra lavoro e vita personale sono “esplosi” e come azienda non vogliamo che le persone stiano dalle 7 del mattino alle 10 di sera davanti ad uno schermo e dobbiamo essere sicuri di rispettare il tempo delle persone a casa. Ma è un grande cambiamento nella relazione tra azienda e dipendente che dobbiamo affrontare e che mi riporta ad un tema di cui sono molto appassionato e cioè il benessere a 360 gradi degli individui . Attualmente abbiamo cinque gruppi che stanno lavorando sui differenti elementi che caratterizzeranno il new normal che saremo pronti ad implementare il prossimo anno quando sarà possibile, alla fine di questa incredibile emergenza pandemica.

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