Criptovalute Banca d'Italia

di Giovanni Talente

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“La Relazione, con allegato il piano di lavoro, deve essere trasmessa alla Vigilanza entro il 31 dicembre 2026”. La frase chiude la Comunicazione al mercato che la Banca d’Italia ha pubblicato il 17 luglio 2026 in materia di resilienza operativa digitale e modelli avanzati di intelligenza artificiale, e si rivolge a una platea precisa: banche e gruppi bancari meno significativi compresa Bancoposta, istituti di pagamento, istituti di moneta elettronica, imprese di investimento, fornitori di servizi per le cripto-attività, gestori di fondi alternativi, società di gestione, fornitori di servizi di crowdfunding e intermediari finanziari ex articolo 106. Il consiglio di amministrazione dovrà esaminare il documento in seduta congiunta con il collegio sindacale e, nella stessa seduta, avviare i lavori per una relazione che indichi area per area il livello di esposizione al rischio, l’adeguatezza dei presidi esistenti, le carenze principali e un piano di lavoro con azioni, tempi e investimenti. Ogni entità dovrà inoltre comunicare alla Vigilanza uno specifico punto di responsabilità aziendale. Nel motivare la richiesta, il documento osserva che i modelli di ultima generazione “hanno la capacità di identificare le vulnerabilità dei sistemi software e generare contemporaneamente le relative modalità di sfruttamento» in tempi ridottissimi e senza competenze tecniche specifiche, e che le nuove tecnologie potrebbero “accrescere l’asimmetria fra attaccanti e difensori”, a scapito di questi ultimi. Il riferimento è alla sicurezza informatica. Un concetto analogo di asimmetria, riferito però alla capacità di elaborare le informazioni, compare in questi mesi nel dibattito monetario internazionale.

La Comunicazione dedica una sezione alla governance. La Banca d’Italia chiede che gli organi di amministrazione e gestione rivedano il quadro di riferimento per la determinazione della propensione al rischio per incorporarvi i rischi derivanti dalle tecnologie di frontiera, e aggiunge che è importante che il consiglio “annoveri al proprio interno componenti dotati di adeguate competenze tecnologiche, anche in materia di intelligenza artificiale», prevedendo un budget adeguato alla propria formazione continua. L’indicazione riguarda quindi anche la composizione degli organi sociali.

La stessa istituzione che chiede quei presidi si sta attrezzando dall’interno. Nella Relazione letta all’Assemblea ordinaria dei Partecipanti il 31 marzo 2026, il governatore Fabio Panetta ha riferito che la Banca d’Italia ha adottato strumenti di intelligenza artificiale generativa per la produttività individuale e ha avviato “una prudente ma progressiva introduzione di agenti digitali in grado di svolgere attività complesse”. Il documento specifica dove: “Le prime applicazioni riguardano la semplificazione della produzione normativa di vigilanza e il supporto alle attività ispettive”. Nella stessa Relazione il governatore riferisce della ridefinizione dell’assetto del Dipartimento Informatica per affrontare, oltre all’intelligenza artificiale, le tecnologie quantistiche e quelle a registri distribuiti, e indica tra le priorità il rafforzamento degli organici su profili legati alla sicurezza informatica, all’intelligenza artificiale e alla gestione avanzata dei dati. Si tratta di un’informativa sull’organizzazione corrente dell’istituto, contenuta in un documento ufficiale.

Sul piano internazionale, sabato 29 agosto, al simposio di politica economica organizzato dalla Federal Reserve di Kansas City a Jackson Hole, l’economista di Princeton Markus Brunnermeier ha presentato ai banchieri centrali un documento in cui ipotizza che una banca centrale possa doversi presentare con due conferenze stampa distinte, una destinata agli esseri umani e una alle macchine, per evitare che i primi siano tagliati fuori dalla possibilità di reagire ai cambiamenti di politica monetaria. Il concetto attorno a cui ruota il testo si chiama asimmetria di comprensione e non coincide con l’asimmetria informativa a cui gli economisti sono abituati: le informazioni sono pubbliche e uguali per tutti, ciò che cambia è la capacità di elaborarle. “I mercati potrebbero diventare meno informativi e più erratici”, ha scritto Brunnermeier in un documento denso di considerazioni filosofiche e quasi privo di equazioni. Il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh, presente al simposio, si è limitato a riconoscere che l’intelligenza artificiale è “una nuova variabile, potenzialmente un nuovo fattore di produzione”, senza precisare come si aspetti che la cosa si sviluppi.

La conseguenza che il documento indica è controintuitiva e riguarda la comunicazione. Negli ultimi tre decenni le banche centrali hanno costruito la propria efficacia sulla chiarezza, nella convinzione che una comunicazione comprensibile riduca la volatilità e renda i mercati più efficienti. Se però la trasparenza si traduce in prevedibilità, allora arma l’avversario e invita mosse che intrappolano l’autorità pubblica, per cui esisterebbe un argomento a favore di una maggiore opacità. L’autore qualifica quello descritto come uno scenario di coda e nessuna banca centrale ha annunciato di volerlo recepire.

Sul mercato italiano non risultano disponibili in forma pubblica e aggiornata dati relativi alla quota di scambi in titoli di Stato generata da sistemi automatici. Il quadro regolatorio è invece definito: l’articolo 48, comma 2 del regolamento Consob 20249 del 2017 impone alle società di intermediazione mobiliare e alle banche italiane di comunicare all’autorità l’avvio dell’operatività algoritmica e ogni successivo cambiamento, e la Consob ha pubblicato una guida operativa che mappa gli obblighi in materia di negoziazione algoritmica e ad alta frequenza. Sui mercati all’ingrosso dei titoli di Stato, però, il riparto di competenze è diverso e coinvolge il Ministero dell’economia e delle finanze insieme alla Banca d’Italia, secondo la ricostruzione corrente della disciplina di settore. E l’unica evidenza quantitativa pubblica sull’impatto della negoziazione ad alta frequenza sul mercato italiano resta un Quaderno di finanza della Consob riferito al periodo 2011-2013, che rilevava come un incremento dell’attività ad alta frequenza avesse determinato un aumento significativo della volatilità dei rendimenti giornalieri dei 35 titoli a maggiore capitalizzazione. Lo studio riguarda titoli azionari e un periodo che si chiude nel 2013.

Nello stesso arco di tempo la struttura del mercato del debito pubblico italiano è cambiata. La quota di titoli pubblici detenuta dalla Banca centrale europea e dalla Banca d’Italia è scesa dal picco del 29% dell’ottobre 2022 al 20,6%, mentre sono cresciute le quote in mano ai risparmiatori italiani e agli investitori esteri. Lo stock ha superato i 3.200 miliardi di euro. La riduzione della quota detenuta dalle banche centrali comporta che una parte maggiore dei titoli sia collocata presso operatori di mercato. Nessuna delle fonti disponibili quantifica in che misura la velocità di elaborazione delle comunicazioni di politica monetaria incida sulla formazione dei rendimenti di quei titoli.

Sullo sfondo resta la lettura macroeconomica che la stessa Banca d’Italia ha dato di questa tecnologia. Nelle Considerazioni finali del 29 maggio 2026 Panetta ha stimato che con una diffusione rapida e pervasiva la produttività del lavoro italiana potrebbe crescere di oltre un punto percentuale all’anno, compensando la riduzione della popolazione in età lavorativa, mentre in uno scenario di adozione lenta l’effetto resterebbe attorno allo 0,2%. “Il potenziale, tuttavia, non si realizzerà automaticamente», ha avvertito il governatore, legandolo alla capacità di diffusione tra le imprese e in particolare tra le piccole e medie. La stessa tecnologia compare quindi in tre documenti con funzioni diverse: oggetto di vigilanza nella Comunicazione di luglio, strumento di lavoro interno nella Relazione di marzo, variabile macroeconomica nelle Considerazioni finali di maggio.

Tre elementi delimitano la lettura. Il primo è che lo scenario descritto a Jackson Hole è qualificato dall’autore come un caso estremo, e che lo stesso documento indica anche il potenziale positivo di queste tecnologie, dalla gestione del rischio all’attività di vigilanza. L’ipotesi delle due conferenze stampa è formulata all’interno di un ragionamento teorico e non risulta oggetto di alcuna proposta operativa. Il secondo è che l’asimmetria richiamata dalla Comunicazione della Banca d’Italia riguarda la sicurezza informatica e non la lettura dei comunicati di politica monetaria: si tratta di un’analogia di struttura tra due ambiti distinti. Il terzo è che, in assenza di dati pubblici sulla composizione degli scambi in titoli di Stato, non è possibile misurare la velocità di reazione del mercato italiano alle comunicazioni di politica monetaria. La scadenza del 31 dicembre riguarda i presidi di sicurezza degli intermediari destinatari della Comunicazione.