Moda

Tra i settori più impattanti sull’ambiente vi è l’industria della moda (fonte primaria com’è di emissioni di gas serra, inclusi il biossido di carbonio (CO2) e altri inquinanti).  Una delle più grandi al mondo con un tasso di crescita medio annuo del 7,31% (periodo 2021-2025). Inoltre, produce oltre 92 milioni di tonnellate di rifiuti e consuma 79 trilioni di litri di acqua all’anno, classificandosi al secondo posto per l’impiego di risorse idriche e generando problemi di inquinamento delle acque. Il mercato della moda vale oltre 1,3 trilioni di euro ed offre lavoro a più di 290 milioni di persone nel mondo. Complice il “fast fashion”, o moda veloce, che ha portato a una crescita esponenziale della produzione.

In Italia esistono delle piccole aziende (contro il fast fashion) che producono da sempre moda sostenibile rispettosa non solo dell’ambiente ma della società in tutte le sue fasi: concezione, produzione, distribuzione, vendita e smaltimento. Il sustainable fashion cerca di lavorare con materie prime meno inquinanti; per esempio, ricorrendo a più fibre sintetiche o riciclate e meno a materie come cotone coltivato in modo tradizionale (con grande consumo di acqua e energia) ma cotone biologico. Per esempio la moda ecosostenibile sostiene l’attività lavorativa femminile, la crescita professionale degli addetti, l’istruzione dei bambini o specifiche azioni di protezione dell’ecosistema. In questo quadro ampio una delle fibre più utilizzate è il cotone infatti, da quando il cotone è entrato nella PAC (Politica agricola comune) si sta creando la prima filiera del cotone Bio 100% Made in Italy.  È quanto ha osservato ASviS in audizione presso il Senato della Repubblica sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

Il volto green della moda

L’intervento, redatto insieme alla Siena Advanced School on Sustainable Development, sottolinea come la produzione di filati e tessuti a partire da scarti organici presenti in Italia possa costituire una soluzione efficace per creare filiere innovative, creando materiali di alto valore completamente Made In Italy in ogni fase della produzione, secondo una logica di bioeconomia circolare. Quest’ultima si basa sull’utilizzo di risorse biologiche combinando il settore agricolo e forestale con le biotecnologie per la produzione di energia e materiali

Tra le Aziende produttrici di moda sostenibile più longeve vi è nelle Marche (a Fossombrone in provincia di Pesaro/Urbino) “Altramoda” fondata nel 2009 da una donna Elena Mancinelli CEO dell’azienda stessa che da oggi è diventata anche Società Benefit ovvero  intende perseguire più finalità di beneficio comune e operare in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, territorio, ambiente e altri portatori di interesse. “Da quest’anno – dice Elena Mancinelli – Altramoda redigerà annualmente una relazione relativa al perseguimento del beneficio comune, allegata al bilancio, che include le informazioni previste dalla legge per tale relazione. La relazione è resa pubblica attraverso il sito internet della società e in ogni altra forma che il Responsabile dell’Impatto dovesse ritenere utile ai fini della massimizzazione della trasparenza. La valutazione dell’impatto generato dal perseguimento delle finalità di beneficio comune verrà effettuata dalla società sulla base dello standard di valutazione esterno internazionale B Impact Assessment (BIA)”.

Praticamente la missione che dal 2009 hanno sempre portato avanti spontaneamente, spinti dall’etica e dalla volontà di rendere il mondo un posto migliore, ora diventa ufficializzata e verificabile.