Mobilità urbana e vetture green, work in progress in casa Bmw

«Per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare»? Chiedeva Totò a un vigile urbano milanese in un celebre film. La medesima domanda se la sta ponendo anche una grande casa automobilistica come Bmw. C’è molta confusione sotto il sole. Nessuno sa dire con certezza come le persone si muoveranno tra dieci o quindici anni. Motori elettrici, auto autonome condivise, veicoli connessi che precedono i nostri bisogni. Se si lavorasse di fantasia si potrebbe dire di tutto e anche il contrario di tutto. Ma dietro la mobilità individuale c’è un’industria che non può permettersi di sognare. Deve effettuare le scelte giuste, fare gli investimenti necessari e sperare di azzeccarci. Per questo Bmw sta facendo il giro del mondo per chiedere, appunto, dove deve andare. L’iniziativa, chiamata City in Progress, sinora è stata a Los Angeles, Shenzen, Melbourne e a Rotterdam. In ogni tappa di questo road-show che proseguirà ancora il prossimo anno, l’azienda automobilistica ha riunito quelli che definisce gli stakeholder, ovvero coloro che per vari motivi si dedicano alla mobilità urbana, dagli amministratori locali alle associazioni, dalle università alle aziende che si occupano di mobility service, designer e architetti. L’obiettivo è ascoltare, discutere e capire, senza preconcetti o una tesi predefinita, alla ricerca di soluzioni, possibili e condivise.  E comprendere quale ruolo può avere Bmw in questo periodo di transizione. Al road show sono associati  la firma di un memorandum di intenti, il via di un progetto pilota per testare sul campo le nuove forme di mobilità urbana e, dulcis in fundo, un’indagine campione tra i cittadini, sulle loro esigenze di mobilità e le loro preferenze. I dati sono in fase di elaborazione e i risultati saranno presentati a Berlino tra un mese, ma Milena Pighi, responsabile dei programmi di Corporate Social Responsability del gruppo, ha voluto anticiparli, in parte, a Economy. «Se, da una parte, gli addetti ai lavori chiedono una velocizzazione del passaggio alle vetture elettriche» spiega la manager «la maggior parte delle persone comuni intervistate chiedono all’azienda di continuare a produrre auto premium con motore termico. Anche i problemi, visti da differenti punti di vista, sono diversi: gli stakeholder vedono soprattutto i problemi di inquinamento legati alle emissioni delle auto, mentre ai cittadini danno fastido le difficoltà di parcheggio e il traffico».

«La condivisione dell’auto, i propulsori elettrici, l’interconnessione, fino alla guida autonoma rappresentano un cambiamento epocale di abitudini» sembra replicare Carl Friedrich Eckhardt, capo del Center of Competence Urban Mobility di Bmw, «Per questo hanno bisogno di tempo e di esperienze dirette. A Berlino abbiamo chiesto agli abitanti di un intero quartiere di fare a meno delle proprie auto, ricoverandole in alcuni garage, e abbiamo fornito loro un parco di vetture da condividere. A Rotterdam, invece, stiamo cercando di capire con un progetto pilota come possiamo incoraggiare i possessori di auto ibride plug-in a utilizzare l’auto solo con il motore elettrico. E il prossimo anno  speriamo che City in Progress possa fare tappa a Milano».