Stavolta il rischio-deflagrazione è davvero grosso. I due missili di marca russa caduti sulla Polonia – per la prima volta cioè su un territorio al di fuori dell’Ucraina e per di più membro della Nato – potrebbero diventare il casus belli per il temuto allargamento del conflitto russo-ucraino che va avanti dal 24 febbraio, da quando cioè le armate di Vladimir Putin hanno invaso l’ex repubblica sovietica governata da Volodimir Zelensky.

Proprio per questo alle 10 di questa mattina i componenti del Patto Atlantico si sono riuniti

Missili russi in Polonia, che succede?

È di qualche ora fa la notizia, riportata dalla tedesca Bild, secondo cui due dei missili russi lanciati oggi contro l’Ucraina sarebbero caduti su Przewodow, un paese polacco vicino alla frontiera ucraina. Il bilancio è di due morti, e a confermarlo è stata l’agenzia russa Ria Novosti che però ha anche riportato la posizione del ministero della Difesa russo il quale ha negato ogni addebito sostenendo che la notizia in realtà sarebbe solo “una provocazione” finalizzata a generare una escalation.

L’intelligence Usa dal canto suo ha confermato che i missili caduti in territorio polacco sono russi e che l’incidente ha causato due vittime. Tra i media in Polonia serpeggia l’ipotesi che si tratti di rottami di artiglieria intercettata dalla contraerea.

«Le mie fonti nei servizi affermano che ciò che ha colpito Przewodow sono molto probabilmente i resti di un missile abbattuto dalle forze armate ucraine» ha scritto Mariusz Gierszewski su Radio Zet, l’emittente che per prima ha dato la notizia dei missili caduti in territorio polacco.

Nato, convocata già una riunione

Il punto è che mentre le autorità polacche stanno “cercando di stabilire con esattezza le cause e le circostanze dell’incidente”, a Varsavia e Budapest sono stati già allestiti gabinetti di emergenza e per le prossime ore è stata convocata una riunione della Nato.  All’articolo 5 del trattato Nord Atlantico si legge infatti:Le Parti convengono che un attacco armato contro uno o più di loro in Europa o Nord America sarà considerato un attacco contro tutti loro”. Il che tradotto vuol dire che gli Stati membri sono vincolati alla difesa collettiva e la circostanza eccezionale oggi potrebbe essere invocata dalla Polonia.

Il presidente ucraino Zelensky non ha perso tempo ammonendo che «bisogna agire» per rispondere a quello che definisce «un attacco alla sicurezza collettiva».

Cosa dice l’articolo 5 del Trattato

In effetti secondo quanto stabilisce l’articolo 5 del Trattato un attacco diretto a un Paese membro della Nato non potrà essere derubricato a incidente da archiviare e le conseguenze sarebbero gravissime. «Le parti – recita il testo integrale dell’articolo in questione – convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale.

«Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza – conclude – queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali».