Con 177 sì, 93 contrari e 3 astenuti, l’Aula della Camera ha approvato la questione di fiducia posta dal governo sul decreto Milleproroghe, nel testo identico a quello licenziato con modifiche dalle commissioni Affari costituzionali e Bilancio. Un passaggio che serve a “blindare” il provvedimento e a spingerne l’approvazione in tempi rapidi, in una fase in cui il calendario parlamentare e le scadenze di conversione diventano decisivi.
Verso il voto finale
Dopo l’ok alla fiducia, l’Assemblea procede ora con l’esame dei 130 ordini del giorno presentati sul decreto e si prepara al voto finale, atteso tra la serata di oggi — con una seduta notturna prevista tra le 21 e le 24 — e domani mattina. Il Milleproroghe è il tradizionale decreto di inizio anno che interviene sui “termini”: in pratica sposta in avanti scadenze e proroga regimi transitori, evitando che norme in via di scadenza producano effetti immediati o che si creino vuoti regolatori. È un provvedimento-ombrello, spesso molto ampio e trasversale, perché può toccare settori diversi tra loro (dalla pubblica amministrazione alle attività economiche, dalle procedure alle autorizzazioni), con l’obiettivo di garantire continuità e dare più tempo a istituzioni e destinatari per adeguarsi.
Il passaggio in Senato e la scadenza del 1° marzo
Chiusa la partita a Montecitorio, il provvedimento con le «Disposizioni urgenti in materia di termini normativi» passerà quindi al Senato, dove dovrà essere convertito in legge entro il 1° marzo. La finestra è stretta e, proprio per questo, l’iter tende a essere serrato: la scadenza di conversione rende di fatto esclusa la possibilità di ulteriori correzioni, perché ogni modifica riaprirebbe il percorso parlamentare e rischierebbe di far saltare i tempi.
















