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Ci sono 158 miliardi sul piatto del mercato dei capitali, ma nessuno li prende. O meglio: non li prende nessuna delle 661 mid-cap non quotate che potrebbero farlo, quelle classificate investment grade da Cerved Rating Agency, che insieme ad Andaf ed Equita ha delineato un perimetro potenziale di emissioni obbligazionarie che potrebbero aiutare le nostre imprese – quelle di una certa stazza, quantomeno – a crescere, magari facendo shopping all’estero, a rilocalizzare la produzione in patria e, a ottimizzare la propria struttura finanziaria sostituendo parte del debito bancario a breve termine.

«Il potenziale di offerta che emerge», spiega Fabrizio Negri, amministratore delegato di Cerved Rating Agency «incrocia condizioni di domanda e di contesto particolarmente propizie per proseguire quella crescita della componente obbligazionaria che per le nostre imprese rappresenta ancora solo il 2% del Pil, cioè quasi la metà della media europea». Il mercato italiano dei corporate bond, infatti, è sì in crescita (nel 2020 ha raggiunto i 31 miliardi di euro con un Cagr del 32,9%), ma ne ha ancora di strada da fare: la media europea è del 3,8% , per un valore complessivo di circa 500 miliardi.  C’è da dire che a spingere i corporate bond sono le migliori condizioni di finanziamento e il calo del costo medio del debito emesso negli ultimi 3 anni che ha toccato l’1,8% grazie a una maggiore liquidità nei depositi bancari e al miglioramento del profilo di rischio dell’Italia. Poi ci sono gli stimoli arrivati dall’alto: l’azzeramento delle imposte sul capital gain e delle imposte di successione e i Pir (alternativi compresi) che prevedono soglie minime di investimento in Pmi.

Il target dei potenziali beneficiari individuati da Cerved Rating Agency – che ha selezionato le imprese non finanziarie italiane e non quotate con Ebitda superiore ai 20 milioni di euro tra quelle con un rating outstanding – è in primis nel manufatturiero (75,7%), con un importo superiore ai 115 miliardi di euro, ma ci sono anche player del commercio (7,41%), con 21 miliardi di euro potenziali emissioni. Guardandola sotto un altro profilo, quello del fatturato, le ideali candidate sono le imprese con fatturato compreso fra 100 e 250 milioni (33,83%), fra 250 e 500 milioni (22,83%) e tra 500 milioni e 1 miliardo (16,03%). E cambiando ulteriormente prospettiva, la ricaduta a livello geografico è concentrata nel nord-ovest con 297 imprese e 68,8 miliardi di euro, nel nord-est con 220 imprese e 48,7 miliardi, nel centro con 102 imprese e 32,6 miliardi, nel sud con 38 imprese e 6,2 miliardi di euro e nelle isole con 4 imprese e 1,3 miliardi di euro. NPer queste 661 mid-cap eccellenti il potenziale di emissioni derivante da un’eventuale conversione del debito bancario ammonterebbe a 15 miliardi di euro. Se invece si valuta il potenziale aumento del debito – considerando quanto sarebbe sostenibile data la struttura finanziaria delle mid-cap – il potenziale di emissione di debito aggiuntivo salirebbe a 158 miliardi di euro. Queste società, secondo Cerved Rating Agency, presentano condizioni finanziarie anche più vantaggiose rispetto agli emittenti già quotati di dimensione comparabile, avendo un rapporto tra posizione finanziaria netta ed Ebitda sensibilmente più basso: 0,75 contro 2,73. «Negli ultimi anni Equita ha promosso il concetto di Corporate Bond Italia, un prestito obbligazionario bullet del controvalore compreso tra 100 e 300 milioni di euro, distribuito ad investitori istituzionali e al retail in Italia tramite la piattaforma Mot di Borsa Italiana, la stessa che viene utilizzata regolarmente dal Ministero del Tesoro per l’emissione dei BTP e dalle banche per collocare le proprie obbligazioni», aggiunge Marcello Daverio, responsabile Capital Markets Advisory di Equita. «Grazie al contributo di Cerved Rating Agency il Corporate Bond Italia potrà ora essere utilizzato anche da società non quotate di medie dimensioni».