Quando sentiamo parlare di “metaverso” ascoltiamo sempre tutti con grande attenzione: forse, pensiamo, stavolta capisco qualcosa in più. Non perché davvero non ne sappiamo in merito ma perché in fondo speriamo di incontrare qualcuno che ne sappia di più. Infatti, a parte il padre di tutti i social che cambiando il suo nome in Meta ha di fatto posto la pietra d’angolo di questa immensa costruzione digitale, non sembra esserci stato finora in azione un vero grande architetto. 

Esiste oggi un esperto del Metaverso? E un esperto degli nft che gli sono o sembrano essergli collegati? Nell’incertezza, meglio interpellare più esperti e apprendere complessivamente dalle loro singole esperienze, convogliando il loro sapere in una sorta di manuale online.

A questo scopo, abbiamo riunito Margherita Cera, manager di Rödl & Partner e responsabile del dipartimento IT dello studio; Andrea Granellipresidente di Kanso, e già AD di Tin.it; Lorenzo Montagna, autore di “Metaverso. Noi e il web 3.0”.

Lorenzo Montagna: il Metaverso c’è già

Vorrei fornire brevemente un punto di vista che sia corale, dunque non unicamente mio ma che riassuma l’insieme delle esperienze che ho raccolto nel mio libro con 15 interviste ad altrettante realtà, da Meta a Microsoft, da Vodafone a Snapchat. Tutte aziende Hi-Tech – che il mondo dei social così come è oggi lo hanno costruito – ma anche altri soggetti quali psicologi, docenti universitari e artisti. 

Sappiamo che la storia delle grandi invenzioni e innovazioni si ripete. E’ successo così per ogni prodotto della tecnologia, software o hardware, e dunque niente di nuovo su nessun fronte:  qualsiasi cosa voi abbiamo comprato, all’inizio sembrava non decollare – internet per primo – poi è seguito un decollo, una caduta e la nascita di altro. 

Il Metaverso si basa su un insieme di tecnologie

Con il Metaverso la cosa è leggermente diversa perchè la prima cosa che c’è da dire è che stiamo parlando di qualcosa di molto complesso. Si tratta di un nuovo universo digitale, qualcosa che succederà, e tutto quello che stiamo costruendo fa parte di un percorso.

Questo qualcosa però è già iniziato: durante la pandemia infatti siamo già diventati tutti quasi completamente digitali. Due anni fa era impensabile fare le cose come le stiamo facendo adesso. Lo dimostrano i dati di Microsoft, per esempio: passiamo molto più tempo in riunioni in meet, in chat, molto più tempo on-line. Questa è ormai la nostra vita lavorativa.

Un nuovo universo o un vecchio universo che cambia

Tutti noi, specialmente i giovani, in questo cambiamento ci credono. Quindi nel giro di qualche anno ciò che è digitale schiaccerà tutto quello che non è digitale e il Metaverso arriverà naturalmente. Perché? Perché già ora sui social l’ambiente si sta svuotando e sono i milioni i ragazzi che ogni giorno vanno su altre piattaforme per fare delle attività sociali. Sono piattaforme tridimensionali dove c’è un ambiente in cui giocano fuori da uno schermo piatto. In questo momento, ci sono già 306 milioni di utenti che usano tutti i giorni realtà aumentata e virtuale. Certo, non sono la popolazione mondiale, però sono quelli che aprono la strada. I numeri sono importanti

Il web quindi sta cambiando e quando parlo di web 3.0 non parlo di un web che elimina il resto, ma di un nuovo web o meglio di un web che diventa più liquido, dove c’è più facilità di muoversi. Un esempio? Di quanto sono aumentate le vendite tramite mobile dove è presente un catalogo virtuale che ti permette di indossare e vederti con indosso l’abito che intendi comprare? Hanno fatto +70%.

E’ un web nuovo, dunque, che non esclude il resto ma vi si affianca. Un web che fa numeri enormi come riportato dal World Economic Forum. Prima del covid il mercato della realtà virtuale valeva 6 billion dollars, attualmente è stimato a quasi 21 billion nel 2025. 

Sono numeri rispetto ai quali c’è da chiedersi: le aziende italiane stanno entrando in questo mondo? Un mondo della realtà aumentata che passa da 15 a 77 billion secondo altre stime. O da otto trilioni di dollari, stimati da diverse realtà come Citygroup, Visa, Mckinsey, PWC.

Il Metaverso crea un nuovo senso di possesso, qualcosa di cui sei proprietario, ma anche nuovi servizi. Per esempio gli nft che possiamo in un certo senso considerare un primo esempio di metaverso. Erano qualcosa di unicamente digitale. Ora la strategia dei marchi di lusso è di utilizzarlo come nesso, come una sorta di accompagnamento, tra digitale e reale. Compro, per esempio, una bottiglia di vino o un prodotto di moda e questo avrà un Nft che ne certifica la filiera, ne certifica cioè l’originalità e accresce anche il valore del prodotto stesso. 

Quindi stiamo già imparando a convivere con un digitale nuovo che si sta evolvendo e ci sta dando sempre di più. Ciò che intendo e mi interessa sottolineare è che il Metaverso non coincide con Meta. Quella del nome è stata solo una mossa molto furba, di chi si è appropriato di un vocabolo agganciandoci il nome della propria azienda. Il Metaverso è tendere ad andare “oltre” la situazione del digitale attuale come lo stiamo conoscendo, che è fatta di solo schermo, e iniziare a muoverci realmente in una grande area in cui un confine netto tra reale e digitale non esiste più.

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