Metaverso

Andrea Granelli, presidente di Kanso, società di consulenza direzionale che si occupa di innovazione e change management, ricorda che parlando di Metaverso è bene partire dal nome, che è quello che ha colpito tutti dall’inizio. C’è molta progettazione e manipolazione in questo nome: meta significa in greco oltre, un termine che evoca un metalivello, una metalogica. Abbiamo a che fare con una parola ricca che suggerisce e propone novità. Un oltre-universo, o un universo dell’oltre. Con questa parola molti si proiettano o credono o sperano di proiettarsi in un oltre particolare: oltre la mia quotidianità, oltre le mie fragilità. 

Avrà successo?

Credo pertanto che la questione che dobbiamo porci sia chiederci se ci sarà un successo, e quindi un successo economico, del metaverso. E potremmo già prevedere che probabilmente sì, ci sarà. 

O forse invece no? Perché  di fatto questa attuale caduta di Facebook, o per meglio dire di Meta, era prevedibile ma è anche preoccupante per alcuni che sono economicamente coinvolti, pensiamo solo alle programmazioni di contenuti a pagamento, come lo è stato e lo è il tema dei Bitcoin. Alcuni ricordano Second Life, quel mondo artificiale, virtuale, che è stato il primo caso, diciamo di un metaverso ante litteram: realtà immersive, avatar e personaggi virtuali finiti presto in nulla.  

Oggi però è diverso. Con la dimensione del metaverso così come è prospettata noi non solo ci muoviamo, o ci muoveremo, in un ambiente tridimensionale, ma si attua la reale possibilità di vedere il nostro corpo mentre al tempo stesso viene visto da altri.  Nella completezza del metaverso noi appariamo, veniamo visti da altri così come avviene in questa realtà non digitale. Per muoverci nel metaverso dobbiamo anche scegliere una maschera, una nostra rappresentazione o come si diceva già ai tempi di SL, un avatar. 

Ci serve davvero?

La questione è dunque duplice. Da una parte la prima domanda è se il Metaverso avrà successo economico ma la seconda domanda che sorge è: abbiamo bisogno del Metaverso? Che impatto avrà sulla gente, sui giovani, sui fragili? Questo è il grande tema sul quale in molti si stanno interrogando nel mondo della psicologia, dell’educazione, dell’etica ma anche della finanza, che sull’investimento vuole avere un ritorno. 

Serviva il Metaverso in un mondo complesso come quello in cui attualmente siamo, dove ci sono problemi di energia, di acqua, di paura dell’invecchiamento? Maslow, il grande ideatore della omonima piramide dei bisogni sostiene che quando c’è una crisi c’è un abbassamento dei bisogni, si va verso i bisogni primari: mangiare, essere sicuri, essere in salute. Noi stiamo mettendo in dubbio questi elementi. Oggi, con pandemia, crisi climatica, questione energetica, guerra, certamente una realtà come il Metaverso rappresenta per noi la possibilità di grandi fughe. Mi costruisco un mondo ideale, decido come voglio apparire, scelgo l’avatar che preferisco, e quindi sono contento e posso non occuparmi della realtà. 

La risk analysis

Detto tutto questo, mi piace il digitale, lo utilizzo a pieno, però mi faccio anche delle domande e non posso investire, se non conosco i rischi. La risk analysis va sempre fatta è fondamentale in ogni business per avere consapevolezza dei rischi. Nel 2017 l’Economist un giornale liberista, molto aperto e sensibile al tema tecnologia, ci aiutava a riflettere sul fatto che noi guardiamo al social, alle piattaforme e alle monete elettroniche, ma quando sono stati fatti i business plan di questi strumenti e di queste attività non si pensava che li avrebbero usati anche i malfattori. In realtà poi hanno questi hanno aiutato l’Isis a essere inattaccabile, indipendente, a gestire e pagare le cellule senza essere tracciati. Ci sono sempre responsabilità del mondo tecnologico nella creazione del potere di malfattori e criminali. 

Dobbiamo quindi sviluppare una capacità critica nel guardare la tecnologia e valutarla in maniera più ampia, facciamo il caso anche della macchina a guida autonoma, tipo Tesla. Certamente questo è il futuro. Sappiamo però anche del caso cinese: due morti e tre feriti. Certo è un caso a sé stante. Ma sappiamo che così è la retorica, sappiamo che il pathos è più potente del logos: Molte persone sono state convinte alla causa ambientalista guardando non tanto i grafici che illustrano obiettivamente i danni ambientali ma guardando il video di un orso magro e scarnito che camminava su un iceberg che si scioglieva. Il pathos fa il suo e anche un caso singolo può essere estremamente preoccupante.

Il punto non è se funzionerà o no la macchina con l’activation intelligence, ma cosa potrebbe voler dire per esempio in un mondo di guerre – ce n’è una in corso con la Russia – o di cybercrime, se qualcuno si mettesse a teleguidare queste macchine. Pensiamo a qualcuno che si mette a teleguidare le macchine Tesla. Entrare nel controllo delle macchine è molto facile e se voglio posso fare del male nel contesto di uno scontro. Alcuni studenti lo hanno fatto con le navi: sono entrati nel controllo satellitare delle navi. 

Quindi dobbiamo guardare il fenomeno anche in questo senso e domandarci che impatto potrà avere sulla vita dei giovani, questa realtà virtuale, aumentata, dove sono tutti amici, dove mi sento bello, dove volo e vado ovunque voglio senza limiti. E’ quello che a noi serve oggi, come messaggio, oppure rischiamo quello che in giapponese si chiama Kiko Mori, il fenomeno drammatico dei giovani che muoiono in casa, si isolano e passano il loro tempo a giocare a giochi di ruolo. E giocano perché nella realtà sono dei signori nessuno e nel gioco sono invece dei principi, eroi che combattono, ammazzano i draghi, salvano principesse. Così pian piano la loro frustrazione di anonimato in una chat normale si trasforma e cominciano a confondere la realtà, quella vera, con la realtà virtuale.

Non dobbiamo bloccare il futuro ma è nostro compito orientarlo. Occorre proteggere le fasce più deboli da un possibile utilizzo negativo. Oggi questo tema non è affrontato perché quando lo strumento diventa BtoC l’obiettivo è semplice: tanto più persone lo usano e meglio è. Se noi guardiamo la realtà aumentata del Metaverso, come un fenomeno BtoB dove lavoro su una simulazione, sulla formazione alla medicina, allora questo può avere un significato importante, nel senso che in questo contesto io sviluppo tecnologie potenti, che mi risolvono problemi reali e mi migliorano la vita. Quando invece entro nel BtoC e l’obiettivo è spregiudicatamente creare loyalty, fidelizzazione, avere tanti utenti, usare le informazioni per la pubblicità – fenomeni già visti – ecco che in questo ambito mi permetto di suggerire un po’ di cautela.

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