Le azioni di Meta tornano sotto i riflettori di Wall Street dopo il debutto di Muse AI, il nuovo agente di intelligenza artificiale del gruppo proprietario di Facebook, Instagram e WhatsApp. Gli investitori stanno guardando al nuovo strumento come a una possibile fonte di ricavi aggiuntiva rispetto alla pubblicità, che oggi rappresenta ancora la parte preponderante del business del gruppo.

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Il titolo Meta ha registrato un balzo di oltre l’11% in una seduta a settembre, mentre nelle ultime settimane il mercato ha rivalutato le prospettive legate alla strategia di intelligenza artificiale della società. Il rally ha permesso alle azioni di recuperare terreno dopo il forte calo registrato nei mesi precedenti, quando gli ingenti investimenti nell’AI avevano alimentato interrogativi sulla loro sostenibilità economica.

Muse AI, la nuova scommessa di Meta

Muse è un agente di intelligenza artificiale progettato per svolgere attività per conto dell’utente, dalla ricerca di informazioni alla prenotazione di viaggi, fino all’invio di e-mail e agli acquisti online. Il servizio è stato lanciato l’8 settembre negli Stati Uniti e successivamente in Canada, con un modello gratuito affiancato da piani a pagamento da 20 e 100 dollari al mese.

I primi dati sull’utilizzo hanno rafforzato l’interesse degli investitori. Secondo Apptopia, nei primi 12 giorni Muse ha totalizzato 2,8 milioni di installazioni complessive. Limitando il confronto a iPhone negli Stati Uniti e in Canada, i download sono stati circa 1,8 milioni, contro 1,3 milioni registrati da ChatGPT nello stesso periodo dal debutto mobile.

Meta punta a nuovi ricavi oltre la pubblicità

La strategia di Meta non si limita alla diffusione dell’app. L’azienda sta lavorando per integrare Muse nei propri dispositivi, compresi gli smart glasses, e per costruire partnership nel commercio online. L’obiettivo è creare un ecosistema nel quale l’agente possa accompagnare l’utente anche nelle decisioni e negli acquisti, aprendo potenzialmente la strada a commissioni sulle transazioni.

Il potenziale economico è particolarmente rilevante per Meta perché arriva mentre il gruppo sta sostenendo investimenti molto elevati nell’intelligenza artificiale. La possibilità di monetizzare gli agenti attraverso abbonamenti, commissioni e nuovi servizi potrebbe quindi contribuire a giustificare una parte della spesa sostenuta per sviluppare l’AI.

Amazon blocca Muse

La crescita di Muse deve però fare i conti con i primi ostacoli. Amazon ha bloccato l’accesso di Muse al proprio sito, impedendo all’agente di effettuare acquisti sulla piattaforma. Amazon ha contestato a Meta l’accesso non autorizzato del software e il mancato rispetto delle proprie condizioni di utilizzo.

Il caso mette in evidenza una delle principali questioni economiche legate alla diffusione degli agenti AI: il controllo del rapporto con il consumatore e delle transazioni. Se gli utenti inizieranno a delegare sempre più agli agenti la ricerca e l’acquisto di prodotti, le piattaforme tecnologiche dovranno confrontarsi su chi gestirà quel nuovo punto di accesso al commercio digitale.

Intanto, l’entusiasmo di Wall Street resta legato alle prospettive di monetizzazione. JPMorgan ha recentemente portato il target price di Meta a 920 dollari, sostenendo che Muse potrebbe diventare una delle applicazioni consumer di intelligenza artificiale più diffuse dopo ChatGPT. Si tratta, tuttavia, di una valutazione di analisti e non di un risultato già conseguito dalla società.