Grande quanto il palmo di una mano, con l’aria di un Tamagotchi, il Muse Charm è la nuova scommessa di Meta: un dispositivo dedicato interamente all’assistente di intelligenza artificiale del gruppo, Muse, che segna un ulteriore passo dell’AI fuori da smartphone e computer portatili. L’apparecchio monta un modem 5G integrato, come un telefono, che gli consente di restare connesso anche senza rete WiFi, ha uno schermo da due pollici e dovrebbe arrivare nei negozi entro dicembre.

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Più che sui volumi di vendita, a Menlo Park puntano sull’esperienza: il Charm servirà a verificare se un gadget dedicato possa diventare lo strumento che tiene gli utenti in dialogo costante con l’intelligenza artificiale, e quale formato sia destinato ad affermarsi. La partita vera, però, si gioca sul commercio. Muse integra funzioni di shopping e, grazie al recente accordo con la piattaforma di e-commerce Shopify, può navigare tra i negozi aderenti e concludere acquisti per conto dell’utente. Se l’assistente diventasse il consigliere a cui si chiede che cosa comprare, dove mangiare o che cosa prenotare, Meta si troverebbe a presidiare il varco, di fatto a farne da guardiano, tra il consumatore e il venditore o il fornitore di servizi.

Ed è proprio il controllo della relazione con il cliente il terreno su cui le aziende si stanno contendendo l’internet guidato dall’AI: non a caso Amazon ha di recente impedito a Muse di effettuare acquisti sul proprio sito. Il fenomeno, del resto, non riguarda soltanto i dispositivi. L’intelligenza artificiale pesa sempre di più anche nei portafogli, compresi quelli che non la inseguono esplicitamente: i titoli legati alle infrastrutture dell’AI rappresentano ormai circa il 40% dell’S&P 500, tre produttori di chip valgono oltre un quarto dell’indice MSCI Emerging Markets e le società del settore alimentano una quota rilevante delle emissioni obbligazionarie e dei finanziamenti di venture capital. Anche fondi indicizzati generalisti e strumenti previdenziali risultano così esposti al boom, con il risultato che si può detenere un investimento consistente nell’AI senza aver mai acquistato un solo titolo del comparto. Un vantaggio finché la corsa dura.