Il mercato dell’usato continua a rafforzarsi in Italia, spinto dal caro vita, dalla riduzione del potere d’acquisto e dalla crescente diffusione delle piattaforme digitali. Nel 2025 sempre più italiani hanno scelto di acquistare o vendere prodotti di seconda mano, trasformando il second hand in una componente strutturale dei consumi.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

Secondo la dodicesima edizione dell’Osservatorio Second Hand Economy realizzato da Ipsos Doxa per Subito e pubblicata sul Sole 24 Ore, lo scorso anno il 65% degli italiani ha effettuato almeno una compravendita di oggetti usati. Un dato che conferma come il mercato del second hand sia ormai entrato stabilmente nelle abitudini di consumo delle famiglie.

Per la prima volta, inoltre, il numero dei venditori ha superato quello degli acquirenti, con un incremento di tre punti percentuali rispetto all’anno precedente. Un cambiamento che riflette soprattutto esigenze economiche sempre più diffuse.

Cresce il numero di chi vende per necessità

Il valore complessivo generato dalle compravendite tra privati nel 2025 si è attestato a 27,2 miliardi di euro, sostanzialmente stabile rispetto ai 27 miliardi del 2024. A cambiare è però la composizione del mercato: aumentano infatti le persone che mettono in vendita beni usati per integrare il reddito familiare.

Secondo Giuseppe Pasceri, il mercato sta vivendo una trasformazione significativa: “Per la prima volta si nota che il fattore chiave è che si vende per necessità, per guadagnare da quanto si possiede”.

Negli anni successivi alla pandemia il guadagno medio annuale derivante dalla vendita di prodotti usati era compreso tra i 1.000 e i 1.100 euro. Dal 2022 in poi, però, il valore medio si è progressivamente ridotto, scendendo negli ultimi anni intorno agli 800-850 euro.

A incidere è soprattutto l’aumento dell’offerta online e la semplicità con cui oggi è possibile vendere attraverso smartphone e marketplace digitali, anche per oggetti di valore contenuto.

Il digitale traina il mercato dell’usato

Oltre metà del giro d’affari della second hand economy italiana passa ormai dal web. Dei 27,2 miliardi generati nel 2025, circa 14,7 miliardi di euro — pari al 54% del totale — sono transitati attraverso piattaforme online.

I consumatori scelgono il digitale soprattutto per rapidità, ampiezza dell’offerta e possibilità di gestire l’intero processo di compravendita direttamente da smartphone. Il tasso di adozione digitale ha così superato per la prima volta il 70%, contro il 30% registrato dieci anni fa.

Anche la frequenza di utilizzo cresce costantemente. Il 24% degli acquirenti e il 23% dei venditori effettuano operazioni almeno una volta al mese, mentre oltre la metà degli italiani dichiara di utilizzare il mercato dell’usato almeno ogni sei mesi.

Risparmio, sostenibilità e nuovi consumi

Tra le principali motivazioni che spingono verso il second hand resta il risparmio economico. Chi acquista punta mediamente a spendere almeno il 40% in meno rispetto al prezzo del prodotto nuovo.

Parallelamente cresce anche la percezione dell’usato come scelta sostenibile, sia dal punto di vista ambientale sia sociale. Per molti consumatori, infatti, comprare prodotti di seconda mano significa ridurre sprechi e prolungare il ciclo di vita degli oggetti.

Tra i prodotti più cercati sulle piattaforme online figurano Vespa, iPhone, Fiat Panda, ma anche camper, trattori, cucine, console PlayStation, stufe a pellet ed elettrodomestici di grandi dimensioni.

Secondo Pasceri, “l’usato è un modello di consumo intelligente, accessibile e sostenibile soprattutto dal punto di vista economico”. Una tendenza confermata anche dall’aumento del traffico sulle piattaforme digitali dedicate, con oltre 2,8 milioni di visitatori giornalieri e una crescita annua superiore all’8%.

La second hand economy si conferma così uno dei segmenti più dinamici dei consumi italiani, sospesa tra necessità economica, trasformazione digitale e nuovi modelli di acquisto più attenti alla sostenibilità e al risparmio.