Spread e prezzo del gas

La banca centrale nei suoi resoconti non ha nascosto la possibilità di ridurre la propria aggressività in futuro ma ha ribadito l’intenzione di mantenere i tassi a livelli elevati, anche a costo di limitare la crescita dell’economia americana, per contenere l’alta inflazione.

La Fed rialzerà i tassi fino a ridurre l’inflazione senza strette eccessive

I funzionari della Federal Reserve concordano sulla necessità di mantenere i tassi di interesse a livelli che limiteranno l’economia degli Stati Uniti “per qualche tempo”, nel tentativo di contenere l’inflazione. E’ quanto emerge dai verbali relativi all’incontro del 26-27 luglio del Fomc, il braccio di politica monetaria della Fed. I banchieri hanno poi messo in guardia da due diversi rischi: che potrebbero non aumentare i tassi abbastanza per abbassare l’inflazione e nel contempo hanno messo in evidenza il rischio di un’eccessiva stretta monetaria, superiore a quanto e’ necessario, per cui prevedono, a un certo punto, un rallentamento dei rialzi dei tassi d’interesse. Nel resoconto si ricorda che alla riunione di luglio, i banchieri hanno annunciato, con decisione unanime, un aumento dei tassi d’interesse di 75 punti base per la seconda volta consecutiva, il top dal 1994, portando il fed fund al 2,25%-2,50%. Prima ancora, era stato deciso il primo rialzo di mezzo punto percentuale dal maggio 2000. A marzo, la Banca centrale statunitense aveva annunciato il primo rialzo dei tassi d’interesse (di 25 punti base) dal dicembre 2018. Finche’ non ci sara’ un deciso calo dell’inflazione, hanno detto i banchieri, si proseguira’ con il rialzo dei tassi. Per cui a settembre la Fed potrebbe rialzare ancora di 75 punti base, o optare per un rialzo di mezzo punto percentuale.

Negli Stati Uniti, invariate le vendite al dettaglio ma reggono i consumi

Le vendite al dettaglio negli Usa restano invariate a luglio, a fronte di un atteso incremento dello 0,1% mensile e dopo il +0,8% di giugno. Tuttavia le vendite con l’esclusione delle auto e della benzina sono cresciute dello 0,7%, in linea con le attese, a dimostrazione che gli americani, nonostante l’inflazione galoppante continuano a spendere. “Abbiamo avuto nove settimane di prezzi del gas in calo e questa e’ una buona notizia. Lo shopping continua” ha commentato Ian Shepherdson, capo economista di Pantheon Macroeconomics, secondo il quale la spesa dei consumatori si e’ “ben indirizzata” all’inizio del terzo trimestre, cosi’ come l’occupazione Usa che a luglio e’ salita di oltre mezzo milione di unita’ e la produzione industriale, che a luglio e’ avanzata dello 0,6%. Solo il mercato immobiliare cede, con la vendita di case giu’ di oltre il 9%.

Gran Bretagna: inflazione all top da luglio 1982

Il tasso di inflazione annuale nel Regno Unito vola al 10,2% a luglio, in crescita dal 9,4% registrato nel periodo precedente e leggermente al di sopra delle previsioni di mercato del 9,8%. Si tratta della lettura piu’ alta dal febbraio 1982. Dal caro energia l’aumento dei prezzi al consumo si e’ esteso un po’ a tutti i settori dell’economia, dai prodotti da forno, ai latticini, alla carne e alle verdure, nonche’, di riflesso, a tutti i prodotti da asporto. L’aumento dei prezzi ha contagiato anche il cibo per animali domestici, i rotoli di carta igienica, gli spazzolini da denti e i deodoranti. Rachel Reeves, il cancelliere ombra laburista, ha detto che l’impennata dei prezzi sta impattando duramente le famiglie le quali non sanno come sbarcare il lunario in attesa di un inverno difficile. Si prevede che le famiglie subiranno ulteriori pressioni quest’autunno per colpa degli aumenti delle bollette energetiche. La Banca d’Inghilterra prevede che l’inflazione si spingera’ oltre il 13% e inneschera’ una lunga recessione mentre le famiglie frenano le loro spese. Il cancelliere, Nadhim Zahawi, ha detto che tenere l’inflazione sotto controllo resta la sua priorita’.

La Cina accelera le cessioni dei Treasury Usa: 113 Mld in 7 mesi

Dopo che in maggio aveva rotto la soglia psicologica dei 1.000 miliardi di dollari, continua nella dismissione dei titoli di Stato americani, sulla scia delle accresciute tensioni con Washington. In sette mesi la Cina ha venduto titoli di Stato Usa per 113 miliardi di dollari, dismettendo il 10% del suo portafoglio. Secondo l’ultimo dato del Dipartimento del Tesoro Usa, riferito al mese di giugno, il totale dei Treasury detenuti dalla Cina si e’ assestata a 967,8 miliardi di dollari.

Gas la Russia prevede raddoppio del prezzo quest’anno

La Russia prevede che il prezzo medio del gas esportato raddoppiera’ quest’anno a 730 dollari per 1.000 metri cubi prima di diminuire gradualmente fino alla fine del 2025. I flussi di gas dalla Russia, principale fornitore europeo, quest’anno stanno procedendo a livelli ridotti. Inoltre, le forniture verso alcuni paesi europei sono state interrotte perche’ si sono rifiutati di pagare in rubli. Tutto questa ha provocato forti pressioni sui prezzi

Esodo di multinazionali, si valuta “Cina più uno”

Le multinazionali, specie quelle Usa, stanno elaborando piani di emergenza per lasciare la Cina in caso di un conflitto militare con gli Stati Uniti. Lo rivela il Financial Times, secondo il quale questa intensificata pianificazione e’ il segnale che gli investitori non considerano piu’ un’invasione di Taiwan come un rischio a bassa probabilita’. Joerg Wuttke, capo della Camera di Commercio dell’Ue in Cina ritiene che il mancato esodo da parte delle aziende straniere dalla Cina dimostra al momento non ci sono alternative possibili, anche se diverse aziende statunitensi stanno valutando lo spostamento di parti delle loro operazioni al di fuori dalla Cina. Anche Eric Zheng della American Chamber of Commerce di Shanghai sostiene che molti produttori statunitensi stanno prendendo seriamente in considerazione la costruzione di fabbriche in paesi alternativi alla Cina. “Si sta pensando – spiega – a un ‘Cina piu’ uno’ o anche a una ‘Cina piu’ due’, il che significa che la Cina restera’ una base primaria per la produzione, ma che occorrera’ disporre di un paese del sud-est asiatico alternativo, per ogni evenienza”. Questo secondo Zheng vale in particolare per molte grandi aziende Usa, tra cui la Disney e la Tesla di Elon Musk, le quali hanno preso impegni a lungo termine per stare “in Cina, per la Cina”, cioe’ intendono rimanere in Cina non solo per i vantaggi produttivi ma anche per avere accesso ai suoi 1,4 miliardi di consumator