GAETANO STELLA PRESIDENTE DI CONFPROFESSIONI

Al suo debutto, nel novembre del 2020, erano appena 193 gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici in Italia. Nel giro di tre mesi la quota è salita rapidamente a 3.100, per un valore di investimenti ammessi a detrazione pari a circa 340 milioni di euro. L’ultimo bollettino dell’Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) del 31 gennaio 2022 ne conta 107.588, per circa 18,3 miliardi complessivi di investimenti che porteranno a detrazioni per oltre 20 miliardi di euro.

Una progressione esponenziale che si riflette nei 108 mila cantieri aperti in ogni angolo d’Italia e nel boom dell’indotto frenato però dal rincaro delle materie prime e dei costi energetici che ha spinto il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ad innalzare del 20% i tetti massimi di detrazione del Superbonus 110%.

Uno dei pilastri più solidi della ripresa economica rischia però di sgretolarsi sotto i colpi delle frodi e delle speculazioni venute a galla lo scorso novembre, quando furono scoperti oltre 800 milioni di crediti di imposta fittizi (passati da società in società fino a nullatenenti, con lo scopo di monetizzare illecitamente i crediti presso banche e intermediari finanziari). Crediti lievitati nel frattempo a 4,4 miliardi di euro su un totale di circa 20 miliardi di euro scambiati sulla piattaforma dell’Agenzia delle Entrate all’inizio dell’anno. La reazione del Governo non si è fatta attendere e per dare un giro di vite al “mercato nero” del Superbonus ha bloccato per decreto (il Sostegni-ter) la cessione multipla dei crediti d’imposta, alimentando una certa “schizofrenia” legislativa che nell’arco degli ultimi 20 mesi ha cambiato per ben 11 volte le regole del gioco.

Questa volta, però, la cura avrebbe però rischiato di essere peggiore della malattia, almeno a giudicare dal coro di obiezioni registrate nel corso delle audizioni in Commissione Bilancio di Palazzo Madama, tra le quali quelle di Confprofessioni: «Lo stop alle cessioni multiple del Superbonus anche nei confronti di banche e intermediari finanziari rischia di causare un “lockdown del settore edile” e di stroncare sul nascere una fase di ripresa economica appena iniziata, senza peraltro incidere efficacemente su possibili fenomeni di riciclaggio».

A fronte di queste critiche, il governo è tornato sui suoi passi il 18 febbraio riscrivendo le norme in maniera funzionale. Un ripensamento che riconosce il delicato lavoro svolto dai professionisti nel rilascio dei visti di conformità e asseverazioni per gli interventi edilizi, che rappresentano un argine a operazioni sospette e che dovrebbero essere estese a tutte le tipologie di bonus edilizio.

All’inizio dell’anno la Confederazione guidata da Gaetano Stella ha costituito un tavolo tecnico, coordinato dal notaio Claudia Alessandrelli e composto da ingegneri, architetti, commercialisti, consulenti del lavoro, istituito allo scopo di monitorare il Superbonus 110% e tutti i bonus edilizi, che ha individuato una serie di proposte che sono state depositate in Senato. «Il vero rimedio al contrasto alle frodi non risiede nella limitazione delle cessioni ma nella individuazione della qualità degli operatori cessionari, banche, intermediari finanziari e imprese di assicurazione che sono sottoposti a vigilanza, fin dalla prima cessione», afferma Alessandrelli. «Ma lo strumento più importante e imprescindibile per contrastare le frodi coinvolge l’attività di controllo dell’Agenzia delle Entrate e a tale proposito potrebbe essere utile l’introduzione di un codice identificativo di ogni operazione di cessione, in modo da risalire al primo titolare del credito ed alla documentazione comprovante i lavori».

C’è poi un altro aspetto rilevante che è passato sottotraccia. In un sistema fortemente condizionato da notevoli “sfumature di grigio”, i meccanismi sanzionatori fanno acqua da tutte le parti. Nel caso di una cessione illecita, per esempio, non sono previste sanzioni per il cessionario del credito (se non per dolo da dimostrare), ma le responsabilità ricadono tutte sul cittadino che ha commissionato i lavori. È chiaro che serva una «maggior responsabilizzazione di tutti i soggetti coinvolti», come sostiene Confprofessioni, magari attraverso «severe sanzioni per tutta la filiera nel caso di i comportamenti illeciti o l’uso indebito del credito», se non altro per non penalizzare i cittadini onesti e i professionisti corretti.