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«La pandemia in atto ci insegna, se mai non fosse stato chiaro prima, che la salute è un investimento, non un costo», dice Michele Perrino, presidente e amministratore delegato di Medtronic Italia e strategic cardiovascular leader Western Europe del gruppo. «E ci insegna anche – prosegue – che il più rapido e largo accesso alle migliori soluzioni di cura è responsabilità primaria di un Paese. Contemporaneamente, stiamo assistendo a una vera e propria trasformazione del sistema-salute, in cui la tecnologia assume un ruolo fondamentale. I dispositivi medici sono sempre più piccoli, intelligenti e connessi, per meglio rispondere alla necessità di servizi personalizzati e precisi, dalla diagnosi alla cura, in qualsiasi luogo il paziente si trovi. Pertanto le aziende che si occupano di innovazione tecnologica diventano importanti abilitatori di questo processo di trasformazione, attraverso un lavoro sinergico con tutti gli attori del Sistema, in grado di offrire soluzioni rapide e sostenibili». 

Medtronic in questo senso è un caso di scuola. È leader mondiale nelle tecnologie cardiovascolari e in numerose altre attività industriali specialistiche per la salute. Conta più di 90mila dipendenti in tutto il mondo, che operano al servizio di medici, ospedali e pazienti in più di 360 sedi distribuite in oltre 150 Paesi per un fatturato complessivo di circa 30 miliardi di dollari. A livello globale, si avvale di più di 10.700 scienziati e ingegneri e di oltre 1.700 professionisti clinici. E in Italia, conta circa 2.400 dipendenti in sette sedi: a Milano, Roma, Rolo (RE), Turate (CO), due a Mirandola (MO) e a Tovo Sant’Agata.

Medtronic è leader mondiale nelle tecnologie cardiovascolari e conta più di 90mila dipendenti nel mondo, dei quali 2.400 in Italia

«In questa metamorfosi l’industria medtech – prosegue Perrino – gioca un ruolo determinante perché, aggiungendo agli attuali dispositivi le nuove soluzioni di telemedicina, digitalizzazione, robotica, IoT, intelligenza artificiale e big data contribuisce ad elevare notevolmente la capacità di risposta del sistema ai crescenti bisogni clinici senza elevare propozionalmente i costi. Un potenziale che va sfruttato cogliendo peraltro le opportunità offerte dal Pnrr, con più di 20 miliardi di euro destinati alla salute, un’occasione storica quindi per permettere al nostro Paese di rimanere al passo di tale accelerazione tecnologica».

Un ruolo essenziale in questo senso già sta svolgendolo, e sempre più lo svogerà, la telemedicina: «Sì, perché – spiega Perrino – è il mezzo per connettere i vari touch-point di cura, aiutando a monitorare esiti e costi attraverso modelli che bilancino i migliori risultati in relazione al denaro speso. È in questa direzione che si muove Medtronic. Tra le tante, abbiamo lanciato proprio durante la pandemia la soluzione Get Ready, una app che permette ai medici di seguire al proprio domicilio i pazienti con patologie cardiache, un chiaro esempio di come la tecnologia possa fare la differenza nel trattamento delle malattie croniche, che in Italia colpiscono il 40% della popolazione per una spesa di circa 67 miliardi di euro. Il nostro obiettivo è quello di migliorare la vita di 85 milioni di pazienti nel mondo entro il 2026. Questo sarà possibile anche grazie all’utilizzo della telemedicina. E proprio in questi giorni insieme a NetComm abbiamo presentato alla Camera dei Deputati delle proposte puntuali su governance, sostenibilità e formazione in telemedicina, dando inoltre la nostra disponibilità a lavorare insieme a un piano operativo per il Paese in questo ambito».

Del resto, i gruppi industriali dalla capacità di ricerca e investimenti adeguata alla sfida dei tempi sono pochi e sono tutti coinvolti ai massimi livelli – si è visto con l’incredibile sfida dei vaccini anti-Covid – a lavorare insieme anche sul piano propositivo per porre le premesse del progresso voluto. In seno al B20, cioè il forum che consente al G20 di dialogare in via ufficiale con la comunità imprenditoriale mondiale, sono state create delle task-force per affiancare i decisori politici con consulenze sulle diverse criticità: trade & investment; energy & resource efficiency; integrity & compliance; employment & education; digital transformation; finance & infrastructures; health & life sciences e, infine, sustainability & global emergencies.

Della task-force per la salute e le scienze della vita, composta da 89 membri di 14 Paesi diversi, è co-chair Geoff Martha. L’organismo ha presentato il 7 ottobre scorso un documento politico con tre raccomandazioni per i governi, collegate tra loro e protese a dettare i criteri con cui superare le principali sfide che i sistemi sanitari si trovano di fronte: l’uso strategico delle scienze, della tecnologia e dei dati; una transizione della nozione di salute verso la value-based healthcare, nell’ambito della quale la prestazione medica non prescinde dalla qualità dell’esperienza del paziente e dagli esiti clinici; la necessità di sistemi sanitari resilienti e sostenibili.

La prima raccomandazione mira a promuovere un uso strategico delle nuove tecnologie e delle scienze della vita, anche attraverso quadri normativi appropriati che facilitino l’adozione di queste tecnologie e lo sfruttamento dei dati. Secondo la task force occorre attivare piani di investimento nazionali per supportare e incentivare l’accesso all’innovazione digital health, bio-pharma e medtech. Viene, inoltre, considerata centrale la collaborazione tra mondo accademico, pubblico e privato per sfruttare il potenziale delle tecnologie sanitarie e delle reti di innovazione. Quadri legali e normativi adeguati per bilanciare la privacy con l’accesso e l’uso dei dati dovrebbero poi essere garantiti dall’interoperabilità dei sistemi di dati sanitari.

La tecnologia può fare la differenza nel trattamento delle malattie  croniche, che in italia colpiscono  il 40% della popolazione

Nella seconda raccomandazione si formula il nuovo presupposto per cui la salute non rappresenta un costo, ma un investimento, in grado di produrre benefici assistenziali per il paziente, ma anche per le istituzioni sanitarie. Si riconosce come prioritaria una sanità basata su una spesa efficiente e su una grande attenzione a risultati misurabili per i pazienti.

In quest’ottica occorre, ad esempio, aumentare la cultura value-based healthcare in tutti i sistemi sanitari  attraverso programmi formativi rivolti ai soggetti interessati delle strutture sanitarie. Occorre poi esplorare modalità nuove e flessibili per valutare e pagare tecnologie e prodotti sanitari che supportino modelli di assistenza più incentrati sul paziente. Il policy paper raccomanda anche di utilizzare la tecnologia digitale per monitorare i risultati clinici, determinare trattamenti e percorsi di cura più efficaci per i pazienti e sfruttare le nuove soluzioni digitali per incoraggiare l’assistenza sanitaria direttamente a casa.

Infine, con la terza raccomandazione viene evidenziata l’importanza di sviluppare sistemi sanitari e percorsi clinici resilienti, sostenibili e multilaterali, dal momento che il Covid-19 ha insegnato che le sfide sanitarie spesso si diffondono oltre i confini geografici e necessitano di risposte globali e congiunte. Vanno quindi stabilite le priorità della ricerca al livello mondiale considerando le tendenze epidemiologiche in ogni parte del mondo. «La spesa sanitaria, nel mondo, sta aumentando, non diminuendo – ha sintetizzato Martha, nel suo intervento di apertura all’ultimo round di lavori della task-force – Le malattie croniche sono in aumento. Ci sono ampie disparità nelle cure. E tutto questo è ulteriormente aggravato da problemi di accesso alle stesse. Dalla pandemia abbiamo imparato che dobbiamo adottare una mentalità di investimento sulla salute. E dobbiamo ripensare alla velocità e alla scala con cui possiamo servire il mondo. Possiamo aiutare più persone, in modi più significativi, più rapidamente. Mentre alcuni ne stanno beneficiando, troppi ne sono ancora esclusi. Questa è la nostra urgente responsabilità».