Mediolanum, almeno stavolta Berlusconi è vittima innocente

In seguito alla condanna definitiva che ha subito a suo tempo per frode fiscale, Berlusconi – o meglio la sua Fininvest – dovrebbe cedere il 20 del 30% che possiede nel capitale della Banca Mediolanum, la grande impresa finanziaria creata dalla famiglia Doris. Lo prescrive una certa applicazione delle regole sui requisiti obbligatori per i soci di riferimento delle aziende creditizie. Berlusconi ha fatto ricorso al Tar e alla Corte di Giustizia europea contro quest’obbligo, e il Tar ha sospeso il provvedimento esecutivo della Banca d’Italia che avrebbe prescritto la cessione della quota. A questo punto si aspetta il verdetto del tribunale europeo. Ma se l’applicazione meccanica della norma venisse confermata, saremmo – mai come stavolta – di fronte a un assurdo. La famiglia Doris e la Fininvest furono le prime ed anzi le uniche a decidere, unilateralmente e senza alcun obbligo di farlo, di autotassarsi per circa 65 milioni di euro la prima e 60 milioni la seconda, per rimborsare circa 12 mila clienti (su un milione) di Banca Mediolanum, che si erano ritrovati tra i propri investimenti alcune polizze della fallita Lehman Brothers. Chiaro? Pur di evitare perdite ai propri clienti, i due soci di maggioranza, di tasca propria (cioè senza attingere alla tesoreria dell’azienda, che appartiene anche ai soci minori!) misero mano alla tasca: il miglior gesto di solidarietà finanziaria mai registratosi in Italia. Un investimento sulla fiducia dei clienti verso Mediolanum, disse Doris. Sarà: ma un gesto di coraggio e di generosità, che la Fininvest condivise. E adesso si pretende che come conseguenza automatica di una sentenza che riguarda tutte altre materie, la stessa Fininvest riduca di due terzi la propria quota nella banca. E’ ingiusto (s.l.).