Il rischio geopolitico torna a dettare il prezzo dell’energia. Il Brent aveva superato i 108 dollari già giovedì 10 settembre, spingendosi a 108,64 dollari al barile, per poi toccare venerdì 11 un massimo di tre mesi a 109,97 dollari. Nelle prime contrattazioni di lunedì 14 settembre il greggio è tornato a correre, guadagnando oltre il 3% e riportandosi nell’area dei 107,8 dollari. A preoccupare gli investitori non è soltanto l’escalation militare, ma la crescente vulnerabilità delle principali rotte attraverso cui il petrolio del Medio Oriente raggiunge i mercati mondiali.

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Il petrolio incorpora un nuovo premio per il rischio

Il nuovo rialzo ha riportato il Brent a 107,82 dollari, mentre il WTI si è spinto sopra i 103 dollari. Dopo il picco di 109,97 dollari raggiunto venerdì 11 settembre, il mercato continua quindi a muoversi su livelli che non si vedevano da mesi. Il fattore dominante è il premio geopolitico: alla possibilità di perdere barili si aggiungono costi crescenti per noli, assicurazioni e carburante delle petroliere, in un mercato nel quale trasportare il greggio sta diventando progressivamente più complesso.

L’Arabia Saudita perde la sua principale via alternativa

Il nodo più delicato riguarda la East-West Pipeline, l’infrastruttura che trasporta il greggio saudita verso Yanbu, sul Mar Rosso, permettendo a Riyadh di aggirare lo Stretto di Hormuz. Il sistema, che trasportava tra 4 e 5 milioni di barili al giorno, è stato fermato dopo un attacco con droni. Una chiusura prolungata restringerebbe sensibilmente le alternative disponibili all’Arabia Saudita proprio mentre anche le rotte marittime diventano più rischiose. Le autorità saudite e irachene hanno indicato che i droni erano partiti dall’Iraq: l’attribuzione specifica dell’attacco agli Houthi non risulta dunque accertata.

Hormuz e Bab el-Mandeb, la doppia strettoia

A cambiare la percezione del rischio è soprattutto la geografia della crisi. Da una parte c’è lo Stretto di Hormuz, già condizionato dal conflitto con l’Iran; dall’altra Bab el-Mandeb, porta meridionale del Mar Rosso, dove l’avanzata degli Houthi aumenta la pressione sulla navigazione commerciale. Per il mercato petrolifero significa avere contemporaneamente sotto stress due passaggi essenziali per le esportazioni mediorientali, mentre anche la principale infrastruttura terrestre saudita costruita per aggirare Hormuz è temporaneamente fuori gioco.

Anche la diplomazia perde terreno

A rendere più nervosi gli investitori contribuisce anche il rinvio dei colloqui previsti in Oman tra Iran e Paesi del Golfo, che avrebbero dovuto affrontare proprio il tema della sicurezza della navigazione regionale. Il venir meno di un appuntamento diplomatico in una fase tanto delicata riduce le aspettative di una rapida normalizzazione e mantiene elevato il premio per il rischio incorporato nei prezzi. Quando infrastrutture, rotte marittime e diplomazia mostrano contemporaneamente segnali di fragilità, il mercato tende infatti a prezzare una crisi più lunga e costosa.