C’è nonno e nonno. Dipende dal carattere, dipende dalla grinta.

Alla spiazzante autodefinizione scelta da Mario Draghi alla conferenza stampa di fine anno – “un nonno al servizio delle istituzioni” – si è contrapposta, nella serata a reti unificate del 31 dicembre dell’Anno Secondo dell’Era Covid (e speriamo Anno Ultimo) l’immagine di un nonno vero e proprio, Sergio Mattarella, già calato nuovamente nel ruolo dell’ex presidente quando manca ancora un mese all’inizio delle votazioni che condurranno alla scelta del suo successore. Un nonno affettuoso, benevolo, lontanissimo dalla nostalgia del potere, già fuori dai giochi di potere. Ai fini dell’unico tema che, ben più della pandemia, arrovella oggi i partiti politici italiani – cioè chi mettere al Quirinale al posto di Mattarella, e se mandarci Mario Draghi oppure no – il discorso di ieri sera ha dato zero contributi diretti e un forte contributo indirietto.

Il modello presidenziale

Il modello presidenziale incarnato da Mattarella – grande rigore costituzionale, minimo interventismo politico – non può essere quello di Draghi. E’ agli antipodi. Perché anche da usciere, o da corazziere, Draghi al Quirinale peserebbe più di Mattarella o di quanto abbiamo pesato altri presidenti iper-istituzionali, come Saragat o come Pertini, sfuriate nazionalpopolari a parte. Draghi è uno che comanda, invece: un presidente da presidenzialismo, insomma. Non da Repubblica parlamentare. Ed è esattamente questa la ragione per cui molti poteri internazionali lo vedrebbero bene al Colle: per insediare in Italia, a mo’ di fatto compiuto, un embrione di presidenzialismo.
Improbabile che possa accadere. Improbabile che i partiti si amputino deliberatamente di una parte della loro sovranità.

Un forte appello per il vaccino

Ciò detto, però, sarebbe ingeneroso liquidare l’ultimo messaggio di fine anno del Presidente Mattarella agli italiani come un esercizio convenzionale. Pur se distante anni luce dalle tematiche politiche del momento, Mattarella si è espresso con sacrosanta fermezza e chiarezza sul tema del vaccino che, per colpa prevalente di talk-show e social-media, ingombra le discussioni delle famiglie molto più di quanto meriterebbe un fenomeno per fortuna larghissimamente minoritario. In due rimarcati passaggi, Mattarella ne ha richiamato la necessità e utilità (“un’opportunità da non sprecare”): avesse pur convinto solo 100 no-vax in tutto il Paese (sono duri di comprendonio, ahimè!) bisognerebbe rendergliene grande merito, tanto più nel confronto con l’atteggiamento ambiguo di certi politici.

Poi i giovani: il richiamo alla lettera ai suoi allievi del professore Pietro Carmina di Ravanusa è stato molto bello, forte, sincero, del tutto privo del solito conformismo melenso che risuona quasi sempre nelle parole dei politici quando parlano dei giovani, e infatti – come Carmina, e facendone sue le parole – Mattarella ha richiamato i giovani a sentirsi attori del presente, non del futuro, e dunque ad assumere ruolo e responsabilità…

Cos’è il patriottismo

Infine un passaggio veloce ma da sottolineare, quello sul patriottismo, un concetto un po’ abusato nelle ultime settimane di pre-campagna elettorale quirinalizia. Per Mattarella – e su questo c’è veramente da fidarsi di lui – “il patriottismo concretamente espresso nella vita della Repubblica secondo la Costituzione affida al Capo dello Stato il compito di rappresentare l’unità nazionale, compito  facilitatomi dalla coscienza del legale, essenziale in democrazia, tra istituzioni e società. Questo legame (…) non potrebbe esistere senza il sostegno proveniente dai cittadini. Spesso le cronache s’incentrano sulle fratture ma soprattutto nei momenti di difficoltà nazionale emerge l’attitudine del popolo a conservare la coesione. Unità istituzionale e morale sono le due espressioni di ciò che ci tiene insieme”.

Ecco: una bella sintesi, una conclusione alta per un messaggio che non fa avanzare di un millimetro la scelta del futuro presidente ma ricorda quanto delicata sia la posizione istituzionale che la Costituzione affida al Capo dello Stato. Delicata e inadatta ad essere riempita da un eccessivo peso specifico di attitudine al comando.