Maroni: «Oltre cento milioniper le imprese che innovano»

La ricerca e l’innovazione rendono, ma costano. E per tante aziende, soprattutto piccole e medie, uscite dalla crisi con l’affanno, anticipare i soldi per fare ricerca è un problema. Che potrebbero risolvere, in molti casi, se sapessero che a due passi – proprio “a chilometro zero”, i soldi ci sono. Basta allungare metaforicamente la mano: basta saperlo, compilare le domande, farsi avanti. L’indirizzo giusto può essere, per chi risiede entro i suoi confini amministrativi, quello della Regione Lombardia, l’ambito in cui nasce (e cresce, per fortuna) il 20% del Pil italiano. «La nostra Giunta regionale ha approvato una delibera con la quale si incrementa di 66,73 milioni di euro la dotazione finanziaria destinata alla sottoscrizione degli Accordi per la ricerca», spiega in questa intervista esclusiva a Economy Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia, «finalizzati a favorire lo sviluppo di progetti di ricerca che abbiano rilevanti ricadute sulla competitività del territorio lombardo, attraverso l’utilizzo di accordi pubblico-privato tra la Regione  e altri Enti. Grazie a questo provvedimento, la dotazione finanziaria sarà dunque pari a 106,73 milioni di euro».

«Sono stati presentati 90 progetti di cui 51 ammessi alla negoziazione. Entro maggio 40 milioni, con un effetto-leva di 73, ai primi 12 accordi»  

Presidente, ci spieghi meglio: cosa sono questi Accordi?

«Gli Accordi per la ricerca e l’innovazione sono tra le principali novità contenute nella legge 29 e sono stati avviati in via sperimentale già a partire da giugno 2016. Sono un vero e proprio patto negoziale tra Regione Lombardia e una aggregazione fatta da almeno un’impresa e un centro di ricerca e/o Università, che presentano un’innovazione di prodotto o di processo di altissimo profilo. La Regione ha messo a disposizione, in prima battuta, 40 milioni di euro a fondo perduto (POR FESR 2014-2020), garantendo fino a 4,5 milioni di euro a progetto. Sono stati presentati oltre 90 progetti, di cui 51 giudicati ammissibili alla fase di negoziazione: i partenariati sono molto ampi, coinvolgono infatti 311 soggetti di cui 110 organismi di ricerca e 201 imprese, per investimenti proposti pari a 316 milioni di euro. Il 94% di questi progetti prevede l’utilizzo di tecnologie abilitanti e sempre per il 94% si arriverà a brevettare il prodotto al termine del progetto. Con i 40 milioni del primo stanziamento si arriverà alla sottoscrizione, entro la fine del mese di maggio 2017, dei primi 12 Accordi. L’effetto leva sarà di 73 milioni di euro».

In quali settori intendete investire i finanziamenti in ricerca e innovazione?

«Il nostro obiettivo è, da sempre, quello di raggiungere, in termini di finanziamenti in ricerca e innovazione, il 3 per cento del Prodotto interno lordo della Lombardia. Dal 2013 al 2017 Regione Lombardia ha finanziato direttamente 85 interventi di ricerca e innovazione su una molteplicità di ambiti strategici: efficienza energetica, banda ultra larga, tecnologie per il terziario, ammodernamento delle aziende agricole, ricerca biomedica, smart cities, start up, formazione continua, mobilità elettrica… Un investimento complessivo di 1,5 miliardi di euro in 4 anni, in un territorio all’avanguardia in Europa per competitività (800.000 imprese, 1000 brevetti l’anno, 1574 start up innovative), per ricchezza del sistema della ricerca (13 università, 1000 centri di ricerca e trasferimento tecnologico, 19 IRCCS,  12 istituti CNR, 9 cluster tecnologici) e per la qualità del capitale umano (250.000 studenti universitari, 50.000 addetti alla ricerca scientifica, 50% delle sperimentazioni cliniche italiane). Un sistema che, tra pubblico e privato, investe in ricerca, sviluppo e innovazione 8,7 miliardi di euro l’anno, pari al 2,5 per cento del Pil lombardo. Ci stiamo quindi avvicinando concretamente al traguardo».

Si è anche letto del progetto Open Innovation, sempre vostro. Di che si tratta?

«Contestualizziamo. Il sistema di collaborazione pubblico-privato è tra le chiavi del successo che la Lombardia può vantare in tanti settori. Gli Accordi sono un esempio importante di quanto si può raggiungere attraverso la collaborazione tra pubblico e privato, creando le migliori condizioni per rispondere ai bisogni della società, aumentare la competitività del sistema produttivo e incrementare la qualità della vita dei cittadini. Attraverso i 9 cluster tecnologici regionali riconosciuti abbiamo coinvolto nella governance e nella definizione delle politiche tutto l’ecosistema dell’innovazione, facilitando l’attivazione di collaborazioni nei diversi ambiti tecnologici applicativi. È il paradigma dell’innovazione aperta, appunto l’Open Innovation, secondo il quale nel contesto competitivo vince chi è in grado di coinvolgere le migliori competenze, da qualsiasi parte provengano». 

E dunque?

«Per dare questa opportunità e favorire l’aggregazione tra coloro che si occupano di ricerca e innovazione, anche in realtà molto diverse tra loro, Regione Lombardia ha fatto nascere ‘Open Innovation’ (www.openinnovation.regione.lombardia.it), piattaforma collaborativa sulla quale oggi lavorano quasi 6000 persone, che ha permesso finora di mettere in circolo 8000 opportunità di collaborazione da tutto il mondo e che favorisce un rapporto più immediato tra Amministrazione e cittadinanza. La legge regionale 29/2016 ‘Lombardia è ricerca e innovazione’ è nata seguendo questo metodo di coinvolgimento diretto. Regione Lombardia ha inoltre deciso di rendere a tutti disponibile, con licenza gratuita e open source, la Piattaforma Open Innovation, per favorire la creazione di nuove collaborazioni nazionali ed internazionali e permettere ad altri soggetti pubblici e privati di adottare lo stesso metodo collaborativo».

E poi lei è andato in visita in Silicon Valley: con quale bagaglio è tornato?

«Quella a San Francisco e in Silicon Valley è stata una tre giorni di estrema utilità e grande interesse, nel cui ambito abbiamo fatto un ulteriore passo verso la realizzazione di quella che chiamiamo ‘LombardyValley’. Ci sono andato per vedere cosa è accaduto là, cosa sta accadendo e, soprattutto, come. E sono tornato ancora più consapevole che la nostra regione non ha nulla da invidiare all’area californiana. Dalla visita alla sede della IBM è emersa l’opportunità, anzi la necessità di realizzare il Centro Watson Health a Milano, realtà all’avanguardia, anche per diagnosi più precise, in tempi rapidi e a costo inferiore per il sistema sanitario. Nei quartieri generali dei Social – Twitter, LinkedIn e Facebook – ci siamo confrontati con chi ci lavora e ogni giorno li rinnova, consapevoli del grande impatto di questi strumenti sulla vita di tutti noi, anche per comunicare in modo diretto, in tempo reale, e raccontare cosa si fa, come nel caso delle Istituzioni. Alla prestigiosa Stanford University, al centro di un vero e proprio distretto della ricerca, è emersa la forte interrelazione tra università e imprese e l’efficacia del meccanismo legato alla ricerca all’interno dell’Ateneo, che sprona a fare sempre meglio, per poter continuare a insegnare e a studiare in quegli ambienti esclusivi. Insegnamenti, metodi e meccanismi da attuare anche in Lombardia, dove strumenti, strutture e talenti non mancano e che, con l’impegno di tutti, e col traino di Milano, dove porteremo presto realtà straordinarie, può davvero aspirare a un grande ‘Rinascimento’, di portata europea e mondiale».