Innovazione tecnologica e competenze adeguate: il futuro del lavoro – e di un lavoro che coinvolga tutti e sia di qualità – si gioca tutto su questa relazione. Lo ripete con coerenza e convinzione sin da quando è stata chiamata a reggere il Dicastero del lavoro Marina Calderone, padrona di casa il 12 e 13 settembre al G7 Lavoro di Cagliari. «Il tema cruciale dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro – conferma il ministro Calderone in quest’intervista con Economy – sarà sicuramente al centro delle nostre discussioni. Come Ministri del Lavoro del G7 stiamo lavorando a un piano d’azione sull’AI (acronimo italiano di “Intelligenza Artificiale”, ndr) e mercato del lavoro sulla base di quanto approvato nella Dichiarazione finale del Vertice G7 di Borgo Egnazia. Un piano il cui cuore è l’attenzione fondamentale al ruolo dell’uomo: perseguiamo un’impostazione umano-centrica del lavoro. Vogliamo un’Intelligenza Artificiale che consenta a tutti di lavorare meglio e di esprimersi al meglio in termini di produttività».
Bene, ministro: sacrosanti propositi. Ma la maggior parte dei pronostici dice altro. Molti prevedono che l’Intelligenza Artificiale finirà con il ridurre l’occupazione disponibile per gli esseri umani. Qual è il suo punto di vista e quali dati avete?
Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale è una rivoluzione epocale per cui la collaborazione internazionale è fondamentale. Una collaborazione che, in qualità di Presidenza del G7, siamo impegnati ad approfondire anche insieme anche con l’Organizzazione Internazionale del Lavoro e (Oil) Ocse. Gli studi prodotti da grandi organizzazioni internazionali, come il Fondo Monetario Internazionale e la stessa Ocse, dimostrano che l’impatto maggiore si avrà in termini di trasformazione dell’attività lavorativa: alcune mansioni diventeranno obsolete, la maggior parte si modificheranno mentre nasceranno professionalità che oggi non esistono, con effetti asimmetrici all’interno e tra Paesi. Questo significa esigenze nuove in termini di processi formativi, di salute e sicurezza, di tutela di privacy e diritti oltre che per gli aspetti relativi al dialogo sociale. Criticità e opportunità, quindi, per cui bisogna essere preparati. L’ultimo rapporto del World Economic Forum annovera tra i 10 profili professionali che nei prossimi 5 anni vedranno la maggiore crescita quelli degli specialisti in IA e Machine Learning, degli analisti per la sicurezza informatica, degli specialisti in trasformazione digitale e degli ingegneri robotici. È necessario che il Paese sia in grado di rispondere a questa domanda crescente di profili altamente qualificati, al fine di evitare un mismatch tra le competenze richieste dal mercato e quelle espresse dalla forza lavoro. Uno studio dell’Università della Pennsylvania prevede che circa l’80% della forza lavoro potrebbe essere coinvolta da cambiamenti delle proprie responsabilità lavorative, soprattutto nelle professioni a reddito più elevato. E che gran parte dell’impatto dell’IA sul mondo del lavoro dipenderà dalla capacità di progettare politiche che garantiscano una transizione ordinata, equa e consultiva, soprattutto attraverso la formazione professionale dei lavoratori.
Un nervo scoperto, questo, per il nostro mercato del lavoro. Di formazione se ne fa anche molta, ma si direbbe non qualificata nella giusta direzione, visto che il famoso mismatch non si risolve neanche nelle professioni operative!
La materia è complessa e riscontrare i limiti dell’assetto attuale non deve portare a negarne le qualità. Guardiamo al futuro in chiave positiva, facendo leva su ciò che di buono già si fa e andando oltre. Dovremo analizzare, progettare, agire sapendo che gli investimenti in orientamento, formazione e sostegno all’occupazione daranno i risultati migliori sul medio periodo. La crescita record degli occupati a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi, peraltro, ci conforta. Ha portato a sfiorare la soglia anche simbolica di 24 milioni di lavoratori attivi, secondo l’Istat. Tra gli altri indicatori positivi, il bollettino Excelsior per lo scorso agosto prevedeva 315mila assunzioni, il 34% delle quali di giovani under 29. La nostra attenzione ai giovani è multidimensionale, perché guarda ben oltre il rapporto di lavoro di oggi e considera il mutato approccio dei ragazzi verso l’attività lavorativa. Per questo la previsione di incentivi, operativi da settembre, per contratti a tempo indeterminato per gli under 35 inseriti nel decreto Coesione è stata accompagnata da bonus per l’autoimpiego, anche sotto forma di tutoraggio per l’avvio delle idee imprenditoriali. Sul fronte delle nuove competenze – il vero nodo da sciogliere per ridurre la distanza tra domanda e offerta di lavoro, velocizzare i tempi di ingresso in azienda e puntare a migliori retribuzioni – abbiamo appena svolto un lavoro fondamentale: abbiamo rivisto il sistema nazionale per la certificazione delle competenze e per l’inizio dell’autunno prevediamo di avviare la terza edizione del Fondo Nuove Competenze. Sarà tutta focalizzata all’offerta formativa di nuove competenze per la sostenibilità, ambientale e digitale, sull’IA, sul welfare aziendale innovativo. A breve avremo i decreti attuativi.
Bene, ministro, ma non pensa che ci sia ancora scarsa informazione, tra le imprese quanto tra i lavoratori e i giovani, sulle nuove esigenze e sulle nuove opportunit‡ formative che si stagliano davanti a noi?
Tema importante. Il Governo, già col Decreto-legge n. 48/2023, è intervenuto prevedendo la creazione del Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa (Siisl). Una piattaforma che abbiamo realizzato in tempi record, operativa dal 1° settembre 2023, che mette a disposizione dei cittadini che richiedono il Supporto per la Formazione e il Lavoro (Sfl) la possibilità di navigare tra offerte di lavoro, di formazione e progetti utili alla collettività. La peculiarità del Siisl è rappresentata dalla interoperabilità delle banche dati dei soggetti interessati (Regioni, privati e Agenzie per il Lavoro), con l’obiettivo di ridurre il mismatch tra domanda e offerta e fornire ai cittadini opportunità di lavoro e formazione. L’utilizzo di questo strumento, spesso risolutivo, aumenta di mese in mese. Però, attenzione: sta anche a noi avere l’approccio giusto a questi temi, orientare al meglio, nelle imprese come nelle istituzioni, l’accoglimento delle nuove tecnologie nel mondo del lavoro. Senza sottovalutare i rischi, ma cogliendo le opportunità.
In che senso, ministro?
Secondo uno studio di European House Ambrosetti in collaborazione con Microsoft, l’adozione dell’intelligenza artificiale potrebbe aumentare fino al 18% la produttività dell’economia italiana, contrastando in tal modo gli effetti avversi dovuti all’invecchiamento della popolazione. Lo stesso studio riporta che già una impresa su due ha provato a utilizzare soluzioni di IA, e il 70% dichiara di aver ottenuto vantaggi di produttività. I principali campi di applicazione hanno riguardato il reperimento di informazioni, l’assistenza virtuale e l’efficientamento dei processi. Alcuni effetti li vediamo già, anche nella pubblica amministrazione.
Ci fa un esempio?
Quello dell’Inps: con l’implementazione dell’intelligenza artificiale nei sistemi, la produttività degli uffici per quanto attiene alla stesura di documenti commerciali di routine è aumentata di quasi il 60%. Si noti che il programma sviluppato internamente dall’Istituto con l’utilizzo dell’IA consente, invece, di provvedere allo smistamento automatizzato e veloce delle Pec in entrata, che vengono indirizzate all’ufficio competente senza l’intervento umano e permettono all’Inps di liberare circa 40.000 ore di lavoro annue da indirizzare verso compiti di diretto servizio all’utenza, tra cui, ovviamente, dare risposta alla grande mole di comunicazioni in entrata.
Quindi un po’ di fiducia in più, moltissima formazione e capacità di adattamento?Sì, sono sicuramente questi i tre atteggiamenti da adottare, soprattutto per i giovani, al fine di incrociare al meglio la nuova sfida tecnologica. Sostenuti però dallo Stato e dalle imprese nel loro sforzo di formazione innovativa.

















