La Manovra 2027 prende forma sullo sfondo del confronto con Bruxelles sulla flessibilità per gli investimenti in energia e difesa. Il Governo si prepara a definire il nuovo quadro di finanza pubblica, con risorse che potrebbero ampliare i margini di spesa per il 2026 e il 2027 e finanziare anche interventi destinati a famiglie e imprese.
La richiesta italiana alla Commissione europea riguarda complessivamente circa 36 miliardi di euro nel periodo 2026-2028: circa 14 miliardi per l’energia e 22 miliardi per la difesa. L’Italia ha chiesto formalmente l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia prevista dal nuovo quadro di governance economica europea.
I numeri restano comunque legati al negoziato con Bruxelles e alle nuove stime che saranno contenute nel Documento programmatico di finanza pubblica. Il Governo punta a mantenere il deficit sotto il 3% del Pil nel 2026, obiettivo che rappresenta uno degli elementi centrali anche per il percorso di uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo.
Extradeficit, la partita sui 14 miliardi per l’energia
Una delle questioni principali – si legge su Il Sole 24 Ore – riguarda l’utilizzo della flessibilità europea per finanziare gli investimenti energetici. La clausola consente agli Stati membri di aumentare temporaneamente la spesa per determinate categorie di investimenti senza che l’intero incremento venga trattato allo stesso modo ai fini del percorso di finanza pubblica.
Per l’Italia, la quota destinata all’energia vale circa 14 miliardi di euro nel biennio 2026-2027, secondo le ipotesi attualmente sul tavolo. La Commissione europea ha fissato però condizioni precise sull’utilizzo delle risorse: gli interventi devono essere orientati, tra l’altro, alle rinnovabili, alle reti, all’efficienza energetica e a misure mirate per ridurre i costi dell’energia.
Il Governo sta quindi valutando come distribuire gli spazi di spesa disponibili, con l’obiettivo di affiancare agli investimenti strategici anche misure con un impatto più diretto su famiglie e imprese.
Bonus ristrutturazioni al 65%, l’ipotesi sul tavolo
Tra le ipotesi figura anche il ritorno dell’aliquota del 65% per alcuni interventi di riqualificazione energetica degli edifici. Il riferimento è agli interventi che consentono di ridurre i consumi, come la sostituzione degli infissi, l’installazione di pompe di calore e impianti solari termici, oltre agli interventi sull’involucro degli edifici.
La misura avrebbe una duplice funzione: sostenere gli investimenti privati e indirizzare le risorse verso interventi di efficientamento energetico. Il suo inserimento definitivo nel quadro della manovra dipenderà però dalle decisioni del Governo e dalla compatibilità degli interventi con le condizioni concordate a livello europeo. Bruxelles ha infatti escluso dalla flessibilità energetica misure generalizzate e interventi non coerenti con gli obiettivi strutturali della clausola.
Deficit sotto il 3%, il nodo dei conti pubblici
La strategia dell’Esecutivo deve fare i conti con una situazione di finanza pubblica ancora caratterizzata da margini limitati. Secondo le indicazioni più recenti, il Governo punta a confermare per il 2026 un rapporto deficit/Pil al 2,9%, dopo il 3,1% registrato nel 2025. Il ritorno sotto la soglia del 3% è considerato rilevante per il percorso di uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo.
L’Italia resta infatti sottoposta alla procedura europea per disavanzo eccessivo. La Commissione indica inoltre per il debito pubblico italiano un rapporto pari al 138,5% del Pil nel 2026 e al 139,2% nel 2027 nelle previsioni di primavera.
In questo quadro, l’equilibrio tra maggiore spesa e rispetto della traiettoria concordata con Bruxelles diventa centrale. L’attivazione della clausola di salvaguardia può offrire margini aggiuntivi, ma le risorse possono essere utilizzate soltanto per le finalità previste dal meccanismo europeo.
Energia e difesa, due capitoli separati
La richiesta italiana a Bruxelles – riporta Il Sole 24 Ore – comprende due componenti distinte. Per l’energia sono previsti circa 14 miliardi di euro, mentre la flessibilità richiesta per la difesa ammonta a circa 22 miliardi nel periodo 2026-2028. Complessivamente, la domanda italiana raggiunge quindi circa 36 miliardi.
Sul fronte della difesa, la maggiore flessibilità si inserisce nel più ampio percorso europeo di rafforzamento delle capacità militari. Negli ultimi giorni la Commissione europea ha inoltre approvato i primi cinque progetti comuni nel settore della difesa, con interventi che riguardano droni e sistemi anti-drone, difesa marittima, spazio e difesa aerea e missilistica.
Per il Governo italiano, la sfida consiste quindi nel combinare gli impegni sulla sicurezza e sull’autonomia strategica con gli investimenti necessari per ridurre la dipendenza energetica e sostenere la transizione.
Dpfp, il nuovo quadro per la manovra
Il passaggio decisivo sarà l’aggiornamento del quadro di finanza pubblica, con le nuove stime su Pil, deficit e debito. Il documento dovrà delineare la traiettoria dei conti pubblici e fornire la base per la successiva costruzione della Legge di Bilancio 2027.
Sul tavolo ci sono quindi più esigenze da conciliare: mantenere il deficit sotto controllo, rispettare gli impegni europei, finanziare gli investimenti energetici e della difesa e individuare le risorse per le misure destinate a famiglie e imprese.
La partita sull’extradeficit resta dunque strettamente legata al confronto con Bruxelles. Per il Governo, i prossimi passaggi serviranno a definire non soltanto l’ammontare effettivamente utilizzabile, ma anche la composizione degli interventi che potranno essere finanziati attraverso la maggiore flessibilità.
















