La flat tax torna al centro del dibattito sulla Legge di Bilancio 2027. Il Governo studia nuove forme di tassazione agevolata per alleggerire il carico fiscale su alcune categorie di contribuenti, dai giovani lavoratori ai titolari di partita Iva, passando per i proprietari di immobili commerciali.
Il dossier fiscale della prossima manovra si arricchisce quindi di diverse proposte che hanno un elemento in comune: applicare un’imposta sostitutiva più bassa rispetto alla tassazione ordinaria. L’obiettivo è sostenere i redditi, aumentare il potere d’acquisto e rendere più conveniente l’attività economica, senza intervenire direttamente sulle aliquote Irpef.
Tra le ipotesi sul tavolo c’è una nuova agevolazione per gli aumenti salariali dei lavoratori più giovani, il possibile ritorno della cedolare secca sugli affitti dei negozi e l’innalzamento da 85mila a 100mila euro della soglia del regime forfettario per le partite Iva.
Legge di Bilancio 2027, la flat tax torna protagonista
Una delle proposte – si legge su Il Sole 24 Ore – riguarda i lavoratori giovani e, in particolare, gli aumenti di stipendio riconosciuti attraverso i rinnovi contrattuali. L’idea è quella di applicare un prelievo fiscale ridotto sulla parte di reddito aggiuntiva, così da fare arrivare nelle buste paga una quota maggiore degli incrementi salariali.
Il progetto riprende, almeno nell’impostazione, il meccanismo già utilizzato sugli aumenti contrattuali, per i quali era stata prevista una flat tax al 5%. La nuova misura sarebbe però destinata ai lavoratori sotto una determinata età e avrebbe l’obiettivo di incentivare le imprese a riconoscere aumenti retributivi più consistenti.
La logica è quella di creare un meccanismo a doppio vantaggio: da una parte le aziende vengono incentivate a rafforzare le retribuzioni, dall’altra il Fisco riduce la quota assorbita dalla tassazione. Per i giovani lavoratori, il risultato sarebbe un incremento più significativo del reddito disponibile.
Cedolare secca sui negozi, torna l’ipotesi
Un altro capitolo – riporta Il Sole 24 Ore – riguarda gli affitti degli immobili commerciali. L’ipotesi allo studio è quella di estendere la cedolare secca anche ai proprietari persone fisiche che concedono in locazione determinati negozi.
Si tratterebbe di riportare sul tavolo una possibilità già sperimentata in passato, anche se in forma molto circoscritta. Nel 2019 era stata introdotta la possibilità di applicare un’imposta sostitutiva del 21% ai canoni derivanti dalla locazione di immobili classificati nella categoria catastale C/1, purché non superiori a 600 metri quadrati e posseduti da persone fisiche. La misura era però limitata ai contratti stipulati in quell’anno.
Successivamente, l’ipotesi di estendere strutturalmente la cedolare agli immobili commerciali era tornata nel dibattito sulla riforma fiscale, senza però tradursi in una misura operativa. Il principale ostacolo è sempre stato quello delle coperture finanziarie.
Il tema potrebbe quindi riemergere con la Legge di Bilancio 2027, ma con un’applicazione probabilmente selettiva. L’obiettivo sarebbe individuare un perimetro di immobili e contribuenti compatibile con le risorse disponibili, evitando che il costo per le casse pubbliche renda impraticabile l’intervento.
Partite Iva, la soglia del regime forfettario può salire
La terza partita riguarda il regime forfettario delle partite Iva. L’ipotesi sostenuta dalla Lega è quella di aumentare il limite attualmente fissato a 85mila euro di ricavi o compensi, portandolo a 100mila euro.
Un innalzamento della soglia consentirebbe a un numero maggiore di lavoratori autonomi e professionisti di rimanere all’interno del regime agevolato, caratterizzato da una tassazione sostitutiva rispetto all’Irpef ordinaria. Anche in questo caso, però, non si tratta soltanto di una questione di coperture. Sulla modifica pesa infatti il quadro normativo europeo in materia di Iva.
Dal 2025 è entrata in vigore una nuova disciplina comunitaria che ha modificato il sistema delle franchigie. L’Italia ha recepito le nuove regole con il Dlgs 180/2024 e la soglia di 85mila euro rappresenta attualmente il limite di riferimento.
Per innalzare il tetto a 100mila euro potrebbe quindi non essere sufficiente un intervento della sola legge italiana. Sarebbe necessario verificare la compatibilità della modifica con la disciplina europea e, secondo l’interpretazione prevalente, potrebbe servire un intervento a livello comunitario.
Flat tax, il nodo resta quello delle risorse
Le tre ipotesi hanno quindi caratteristiche differenti, ma devono affrontare un problema comune: quanto costeranno allo Stato e come verranno finanziate. La riduzione del prelievo sui salari, l’estensione della cedolare secca ai negozi e l’ampliamento del regime forfettario comporterebbero infatti un minor gettito rispetto alla tassazione ordinaria. Per questo motivo il loro ingresso nella Manovra 2027 dipenderà dalle risorse che il Governo riuscirà a mettere a disposizione e dalla compatibilità delle singole misure con i vincoli nazionali ed europei.
















