Cercasi manager disperatamente. La difficoltà incontrata dalle imprese nel trovare le figure dirigenziali di cui hanno bisogno ha raggiunto nel 2023 il livello record del 66,8%: il segnale è lanciato dall’ultima indagine dell’osservatorio di 4.Manager, l’associazione costituita da Confindustria e Federmanager, dedicato al mismatching tra domanda e offerta. «È sempre più evidente che la difficoltà di reperimento di figure dirigenziali in Italia è strettamente connessa ai processi di trasformazione che stanno interessando le aziende» dice Stefano Cuzzilla, Presidente 4.Manager e Federmanager. «Le imprese stanno vivendo l’obsolescenza delle competenze tradizionali, dovuta all’innovazione accelerata, a modelli economici sempre più dinamici e interconnessi e alle nuove aspettative dei lavoratori, in particolare riguardo alla sostenibilità e all’equilibrio vita-lavoro».

Proprio per fornire una risposta concreta allo squilibrio tra domanda e offerta nel mercato del lavoro manageriale, cercando così di porre rimedio alle difficoltà di reperimento di figure dirigenziali in Italia, è nato “For-Manager”, progetto di politiche attive per il lavoro promosso da Gruppo 24 Ore e 4.Manager. Un’iniziativa che si rivolge a 100 manager inoccupati che potranno acquisire, attraverso corsi in presenza e online, le nuove competenze richieste dalle aziende per affrontare i nuovi scenari che la mutata situazione economica e geopolitica impone per restare competitivi sul mercato. Il Gruppo 24 Ore e l’Osservatorio di 4.Manager, dopo un’analisi approfondita e una serie di interviste alle aziende, hanno individuato in sostenibilità, internazionalizzazione e innovazione digitale i tre fronti fondamentali che i manager di oggi devono saper presidiare e hanno dedicato ad essi tre corsi di alta formazione, completati da un corso trasversale sulle Soft Skills.

Sono partiti a febbraio i primi corsi di formazione dedicati ai tre temi di stretta attualità, che hanno un forte impatto sui modelli di business delle imprese, richiedendo non solo l’aggiornamento delle competenze manageriali già possedute dai manager ma anche l’acquisizione di nuove skills, hard e soft. In questa prima sessione di progetto, i manager coinvolti sono 52 di cui 20 sul tema della sostenibilità, 9 su internazionalizzazione/export e 23 su innovazione digitale.

«Questa iniziativa rappresenta soltanto l’inizio di un piano più ambizioso per il 2024» aggiunge Cuzzilla. «Nei prossimi mesi prevediamo di lanciare ulteriori progetti formativi per i dirigenti inoccupati. In parallelo, 4.Manager sta espandendo un sistema di politiche che ci vedrà protagonisti nell’outplacement e in iniziative territoriali in collaborazione con il sistema dei Digital Innovation Hub di Confindustria. Questo ci consolida sempre di più come punto di riferimento per migliorare l’employability dei manager e accrescere la competitività delle imprese industriali».

Come si legge nell’osservatorio di 4.Manager, la relazione tra la difficoltà di reperimento di figure dirigenziali in Italia, evidenziata dai dati Anpal, e il contesto attuale del panorama aziendale è strettamente interconnessa.

Negli ultimi anni, le aziende hanno dovuto affrontare una serie di sfide senza precedenti, dalla pandemia da Covid-19 alle crescenti tensioni geopolitiche, che hanno determinato una profonda trasformazione dei modelli organizzativi.

Digitalizzazione, sostenibilità ambientale, crisi energetica e evoluzione delle aspettative lavorative hanno fatto evolvere le competenze richieste, soprattutto in termini di leadership e management. Le imprese stanno affrontando l’obsolescenza delle competenze tradizionali, dovuta all’innovazione accelerata e alle nuove aspettative dei lavoratori, in particolare riguardo alla sostenibilità e all’equilibrio vita-lavoro. Si assiste alla nascita di modelli più dinamici che valorizzano il benessere dei dipendenti, l’interconnessione tra processi interni esterni e la risposta rapida ai cambiamenti di mercato.

In questo processo di trasformazione emergono nuovi paradigmi formativi, sempre più centrali. La capacità di apprendere velocemente (learning agility), di farlo in vari contesti (lifewide learning) e di integrare valori profondi (lifedeep learning) diventano competenze chiave. La formazione moderna si orienta verso il future proofing, anticipando il futuro per minimizzare gli effetti di shock imprevisti, valorizzando competenze flessibili e trasversali, come la comunicazione e la creatività.

L’adattabilità, l’aggiornamento continuo delle competenze e l’allineamento motivazionale tra gli obiettivi individuali e organizzativi completano il quadro dei nuovi paradigmi formativi, essenziali per le imprese che aspirano a rimanere competitive e resilienti nell’era contemporanea.

L’osservatorio di 4.Manager descrive anche l’evoluzione della consistenza numerica della classe dirigenziale in Italia. Nel contesto dell’analisi delle tendenze del mercato del lavoro in Italia, nell’arco temporale che va dal 2015 al 2022, si osserva che i dirigenti hanno sperimentato variazioni percentuali annuali sempre positive, anche se nel 2020 solo dello 0,6% a causa dell’impatto economico della pandemia. Al di là della crescita eccezionale del 2021, pari al 6,7%, anche il 2022 evidenzia un aumento significativo del 3,1%.

Per quanto concerne il numero di dirigenti in Italia, e in particolare sulla presenza femminile in tale categoria professionale, nel periodo dal 2019 al 2022 è possibile notare un trend ascendente sia nel numero totale dei dirigenti sia nella percentuale di presenza femminile.

Nel 2019, il numero di dirigenti era 122.881, con una presenza femminile del 18%. Negli anni successivi, il numero di dirigenti è cresciuto costantemente, arrivando a 136.038 nel 2022 con una presenza femminile del 22%. Si evidenzia, quindi, un incremento complessivo del numero di dirigenti, con una crescita dell’11% rispetto al 2019.

Analizzando, invece, l’andamento del numero di dirigenti nel settore manifatturiero in Italia tra il 2019 e il 2022, si nota una sostanziale stabilità nel numero dei dirigenti nel periodo analizzato, con una leggera crescita nel 2022. Nel 2019, il settore manifatturiero presentava 49.072 dirigenti. L’anno successivo, nel 2020, si registra una leggera diminuzione, seguita da una leggera ripresa nel 2021. Nel 2022, invece, il numero cresce fino a 49.807 superando i valori del 2019 segnando un incremento percentuale dell’1%. I dirigenti nel settore manifatturiero rappresentano il 37% del totale dei dirigenti in Italia nel 2022, indicando come il settore manifatturiero abbia una quota significativa nel panorama dirigenziale del Paese.

C’è spazio anche per un’analisi dei dati riguardanti le nuove nomine e le cessazioni di rapporto di lavoro tra i dirigenti in Italia. Nel 2021, l’anno più recente a essere preso in esame, le nuove nomine di dirigenti sono state 5.812 (quasi 1.200 in più rispetto all’anno precedente), a fronte di 6.963 cessazioni. Le dimissioni costituiscono il motivo della maggioranza delle cessazioni del 2021, con una percentuale che supera la metà e raggiunge il 52%.