di Simona Gelosa

Cosa hanno in comune Lidia Cirillo (amministratore delegato di Leo Pharma Manufacturing Italia), Giampaolo Grossi (director & general manager di Starbucks Reserve Italy), Alessandro Grosso (managing director di Jeep Italia), Giovanni Lorino (managing director di Kone Italy), Lorenzo Montanari (Ceo e direttore generale di Avvera, Gruppo Credem Banca) e Massimo Roj (Ceo & founder di Progetto Cmr)? Hanno tutti percorsi professionali brillanti e guidano importanti aziende del panorama nazionale e internazionale, certo. Ma c’è un altro elemento che li accomuna: sono tutti sportivi. Ed è vero che lo sport fa bene al management, ma è vero anche che l’aiuto è reciproco: proprio grazie all’allenamento quotidiano e costante in azienda, sono riusciti a migliorarsi anche sui campi da gioco.

«Stiamo vivendo – dichiara Joelle Gallesi, managing director di Hunters Group, società di ricerca e selezione di personale qualificato che ha organizzato l’evento Lavoro & Sport: come trasporre le competenze manageriali maturate in azienda a vantaggio delle proprie passioni – un periodo molto particolare, caratterizzato dal diffondersi del lavoro ibrido e dalla necessità di conciliare sempre meglio vita professionale e vita privata, ma anche dalle grandi dimissioni. C’è un dato che mi ha molto stupito e che non possiamo ignorare: il 40% delle persone ha dichiarato di voler cambiare il proprio percorso professionale o di vita nei prossimi mesi e le aziende dovranno necessariamente adeguarsi a questo nuovo modo di vivere e lavorare. Abbiamo provato, quindi, a chiedere a sei top manager di importantissime realtà, nazionali e internazionali, di raccontarci quanto siano state importanti in questo scenario alcune delle loro competenze che, messe a fattor comune, hanno portato le loro aziende verso successi organizzativi ed economici. Abbiamo poi approfondito quanto ciò che da loro è stato appreso ed allenato in azienda sia facilmente trasponibile nella propria vita personale, in questo caso andando ad indagare il lato sportivo, poiché tutti e sei i manager praticano con passione diverse discipline».

Le parole chiave
Cambiamento, comunicazione, resilienza, capacità di mettersi in gioco, miglioramento continuo e innovazione: le key words del successo. Sono queste, in sintesi, le parole chiave del successo lavorativo e sportivo che emergono dai racconti dei sei Ceo coinvolti in questa iniziativa e che caratterizzano i loro stili di leadership. «Fare squadra – spiega Lidia Cirillo, amministratore delegato di Leo Pharma Manufacturing – è vitale, in azienda e nello sport. Io posso affermare di aver creato un team affiatato nello stabilimento che dirigo e anche nella disciplina sportiva che pratico: Jazzercise, una fitness dance su musiche moderne che arriva dagli Stati Uniti. Durante l’allenamento ci divertiamo, scarichiamo la tensione e impariamo a conoscerci sotto una luce diversa. Devo dire che neanche il Covid-19 ci ha fermate: lo stabilimento è rimasto aperto e funzionante durante tutta la pandemia e noi abbiamo continuato ad allenarci all’aperto, difendendo quel piccolo spazio di normalità».

Creare team affiatati e che guardano nella giusta direzione è di vitale importanza, sul campo e in azienda. «Nel corso della mia lunga carriera professionale – aggiunge Giovanni Lorino, managing director di Kone Italy – ho imparato quanto siano fondamentali la capacità di mettersi in gioco, di comunicare, di sentirsi parte di un team con ruoli e compiti ben definiti e di poter condividere le difficoltà (fisiche e mentali) per raggiungere il miglior risultato possibile. Un team ispirato, che conosce le regole e che sa rialzarsi è sicuramente un team vincente».

Chi fa da sé…
Anche chi pratica sport che, per loro natura, sono individualisti non ha dubbi: comunicare efficacemente e saper fare gioco di squadra sono gli ingredienti per vincere. «Pratico da qualche anno – spiega Alessandro Grosso, managing director di Jeep Italy – il podismo, una disciplina che richiede resilienza e volontà. È necessario saper stringere i denti, ad esempio per correre al massimo anche l’ultima di una lunga serie di ripetute, così come servono pazienza e sangue freddo sul lavoro quando si devono superare le difficoltà e trovare una soluzione. Chi si trova a capo di un team, in ufficio o nel campo di allenamento, deve saper trainare il gruppo: correre (ma anche lavorare) insieme è stimolante, allena la competizione oltre alle gambe e al fiato, aiuta a sostenere quel passo in più per tagliare per primi il traguardo e continuare a migliorarsi».

Della stessa idea anche Massimo Roj, Ceo e founder di progetto Cmr, che precisa: «Oltre all’architettura, la mia grande passione è lo sport. Ho praticato, nel corso degli anni, moltissime discipline diverse (dallo sci alla pallavolo, dalla pallacanestro al judo, dal calcio al windsurf) ma c’è un elemento che ha sempre caratterizzato tutte le mie attività: la necessità di avere un obiettivo chiaro e la capacità di saper reagire con prontezza agli imprevisti, di saper accettare (e superare) sfide e difficoltà, nella vita professionale e sui campi. Con un’unica grande ambizione: migliorarsi sempre».

Largo alle emozioni
Fiducia in sé stessi, comunicazione e resilienza: sono questi gli elementi della leadership efficace. Le emozioni, nella vita come nello sport, possono dare la spinta per vincere le sfide ma che, se mal gestite, possono bloccarci. «Il mondo del lavoro – spiega Giampaolo Grossi, director & general manager di Starbucks Italy Reserve – mi ha permesso di imparare a gestire le emozioni, a non sprecare inutilmente energie e a curare con grande attenzione la comunicazione affinché tutti siano perfettamente allineati sugli obiettivi da raggiungere, sui piani futuri e sulla direzione che stiamo prendendo».

Elementi che tornano anche nell’esperienza di Lorenzo Montanari, Ceo e direttore generale di Avvera: «La mia passione per la corsa, che pratico da parecchi anni e mi ha portato a concludere sette maratone, porta con sé un percorso di resilienza, fiducia in sé stessi, determinazione e forza mentale. Sono tutte competenze che ho migliorato sulla strada e che ho appreso inizialmente grazie al mio lavoro, che rappresenta un percorso fatto di majors che si alternano a tappe di recupero che contribuiscono alla costruzione di un viaggio in cui cerco sempre di lasciare un’impronta del mio passaggio». «Solitamente – conclude Joelle Gallesi – si analizzano quali competenze acquisite in ambito sportivo siano utili nella vita professionale. Noi abbiamo voluto partire dalla situazione opposta, ma ci siamo resi conto che il legame tra questi due mondi apparentemente distanti è molto forte, da qualunque parte lo si guardi. Io credo che la parola chiave di tutto, in questo momento storico ricco di incertezza e in costante mutamento, sia una: fatica. Ma attenzione, non fatica in senso negativo. Tutti coloro che si trovano ad affrontare una sfida professionale dovrebbero davvero imparare ad aggredire la fatica e a trasformarla in energia positiva attraverso la propria determinazione, al fine di raggiungere i piccoli o grandi traguardi di ogni giorno».