Un impegno non episodico ma di lungo periodo: è quello del sistema Federmanager per il gender equality. Cinque società del sistema Federmanager (la capofila Federmanager, Manager Solutions, Federmanager Academy, Praesidium Spa e Assidai) hanno infatti ottenuto la conferma della certificazione per la parità di genere. È stato inoltre registrato un miglioramento della valutazione conseguita, a testimonianza dell’alto impatto delle azioni condotte per ridurre il gender gap all’interno del sistema federale. La Federazione, prima organizzazione di rappresentanza ad aver ottenuto la certificazione, continua insomma a lavorare per promuovere una cultura inclusiva e attenta alle esigenze di tutte le persone coinvolte.

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«La certificazione ci permette di comunicare all’esterno, alle istituzioni ma anche a tutti gli stakeholder, che noi come Federmanager realizziamo ciò che predichiamo, cioè che la parità di genere è un elemento molto importante della vita organizzativa contemporanea» dice a Economy Valter Quercioli, presidente di Federmanager. «Tutte le persone devono sentirsi assolutamente a loro agio nell’ambiente di lavoro e devono anche sentirsi comprese nella gestione dei propri carichi extralavorativi». 

Il percorso verso la certificazione è articolato in diversi step: le organizzazioni devono misurarsi con indicatori precisi e programmare interventi che producano risultati concreti. Ma alla base di un più ampio processo di evoluzione deve esservi un rinnovamento radicale della cultura aziendale, orientato a garantire pari opportunità tra donne e uomini. 

«Questo percorso ci ha permesso di comprendere una serie di esigenze e quindi anche di mettere a disposizione del personale numerosi strumenti, dalla flessibilità sul lavoro fino alla possibilità di attivare tramite welfare aziendale servizi a supporto del carico familiare. sia per il personale femminile che per il personale maschile» aggiunge Quercioli. «Ci crediamo talmente tanto che abbiamo inserito il tema nel rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, in cui insieme a Confindustria e a Confapi auspichiamo che nelle aziende vengano intrapresi programmi di questo genere, possibilmente anche con la certificazione». 

Per arrivare alle pari opportunità occorre favorire, nel complesso scenario occupazionale, un dialogo intergenerazionale che consenta di superare decisioni e pratiche inique. Per questo Federmanager 

promuove un ampio panorama di percorsi formativi e informativi finalizzati a creare le condizioni che consentano ai talenti di potenziare le proprie competenze e di emergere, abbattendo barriere legate a stereotipi e pregiudizi.

«Quando abbiamo deciso di intraprendere questo percorso, proprio perché come governance ci siamo resi conto che potevamo fare qualcosa di più per far stare meglio il nostro personale, lo abbiamo fatto in maniera molto convinta» afferma Quercioli. «Devo dire che non è stata una passeggiata, bensì un percorso molto faticoso e intenso anche come assorbimento di energie. Dopo la prima valutazione abbiamo concordato una serie di azioni per procedere lungo il percorso intrapreso, e alla seconda visita ispettiva è stato effettivamente registrato un miglioramento. Però non siamo ancora dove vogliamo essere, quindi continueremo a perseguire il piano che ci siamo dati». 

L’opera di sensibilizzazione e spinta al cambiamento non sarebbe possibile senza il grande lavoro portato avanti da Federmanager Minerva, il Gruppo federale che rappresenta e valorizza le donne manager in un dialogo costruttivo con istituzioni e imprese. Attraverso una rete nazionale e territoriale, Federmanager Minerva promuove costantemente iniziative di contrasto al gender gap e di supporto all’affermazione della leadership femminile.

«La nostra missione è quella di favorire l’accesso delle donne al mondo del lavoro e alla carriera manageriale, sulla base del merito e assicurando la parità salariale» dice a Economy Maria De Renzis, Coordinatrice nazionale del Gruppo Minerva, «di smontare gli stereotipi di genere, migliorare l’empowerment femminile per rinforzare, dare consapevolezza del proprio valore alle donne, e favorirne l’accesso alla formazione, valorizzandone il lavoro. Per noi è molto importante anche la valorizzazione del lavoro di cura, il wellbeing, la conciliazione vita-lavoro».

Il Gruppo Minerva si confronta su questi temi con istituzioni e territori, e si è fatto un’idea precisa della valenza della certificazione della parità di genere. «Secondo noi non è solo una cosa importante, ma è anche un’opportunità» afferma De Renzis. «Perché attraverso la certificazione, per tutte le aziende, e questo vale anche per Federmanager, c’è un miglioramento della reputazione e immagine, perché certificarsi significa dimostrare un impegno concreto. E quindi essere più attrattivi rispetto alle persone, anche rispetto ai giovani, che sono molto attenti a questi temi. Ma anche dal punto di vista della competitività, perché le aziende che hanno un’attenzione per equità e inclusione sono anche più competitive sul mercato del lavoro. Questo vale per le aziende, ma anche per Federmanager: secondo noi donne manager, è fondamentale che abbia fatto questo significativo passo culturale».

È sempre bene dare un’occhiata ai numeri per ricordare l’importanza, e anche l’urgenza, della questione. «Non dimentichiamo che in Italia lavora ancora soltanto una donna su due, il divario tra il tasso di occupazione femminile e quello maschile è del 20%, e se le donne hanno dei figli la situazione peggiora» incalza la Coordinatrice nazionale del Gruppo Minerva, «lo stipendio delle donne è inferiore di circa il 17% rispetto a quello degli uomini, e tutto questo si ribalta anche sulle pensioni delle donne: sono dati ufficiali del 2024 che vengono dall’European Institute for Gender Equality e anche dall’Asvis: si spera che nel 2025 qualcosa sia migliorato».

Quello dell’affermazione della leadership al femminile è un tema nevralgico per la crescita sostenibile del Paese. Se, ad esempio, nei Cda delle società quotate la presenza femminile ha superato il 40%, nell’universo delle non quotate, in particolare le Pmi, le donne incontrano ancora numerosi ostacoli.

Questo deficit rappresenta uno svantaggio competitivo per le aziende, che devono invece valorizzare il talento femminile per affrontare con successo le sfide in atto, legate alla doppia transizione – digitale e ambientale – e ai mutevoli mercati internazionali. 

«C’è un fenomeno culturale da contrastare: il punto vero è che il tasso di occupazione femminile è ancora ben al di sotto della media europea e del tasso di occupazione maschile, e questo in tutte le fasce di età» nota il presidente di Federmanager. «Intanto ci devono essere più donne che si vogliono mettere in gioco negli ambienti di lavoro, poi ci vogliono anche persone che hanno maturato dell’esperienza e delle competenze specifiche. Nelle società quotate in Borsa ha molto aiutato la legge Golfo-Mosca che ha introdotto quote di genere nei Consigli di amministrazione. Nelle Pmi però non è così, perché tipicamente hanno un carattere più familiare, sono molto meno organizzate, c’è meno la cultura di avere un board, un consiglio di amministrazione aperto anche a persone esterne alla famiglia. Come Federmanager, soprattutto nel contratto con Confapi che rappresenta le piccole e medie imprese, abbiamo fatto presente che le aziende devono impegnarsi di più su questo fronte, però siamo anche coscienti che ci vorrà un po’ più di tempo rispetto alle imprese più grandi e alle quotate».