di Paola Belli

Dici “hacker” e corri a spegnere il computer… ma anche il corpo si può hackerare. E non è detto che sia una cosa negativa, anzi: aiuta a gestire lo stress, rallenta il processo di invecchiamento, consente di vivere una vita più longeva e attiva, migliora la qualità del sonno, la propria forma fisica e le proprie prestazioni… anche mentali. Parola di Stefano Santori, biohacker, appunto, ma anche “manager dell’innovazione” riconosciuto dal Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy), docente nei Master Unimercatorum e Luiss, formatore dell’Accademia Olimpica del Coni, Presidente di Asso Coaching e consigliere di Asso Pnl. Uno, insomma, che la sa lunga: ha formato oltre 40mila persone, lavora con atleti olimpionici e tra i suoi clienti figurano brand come Enel, Ferrari, Maserati e Poste Italiane. Per fare qualche nome, clienti diretti di Santori sono l’amministrtatore delegato del Gruppo Gabetti, Roberto Busso, o gli imprenditori e agenti di Generali Italia Andrea Peruzzi e Simone Lunghi, che hanno persino aperto per l’azienda e i loro collaboratori un biohacking corner).

«Manager e imprenditori sanno che lo stress è un nemico pericoloso, perché danneggia la salute sotto molteplici punti di vista», spiega a Economy Santori: «è importante imparare a padroneggiarlo, riducendone i picchi ed evitare che diventi cronico». Più facile a dirsi che a farsi. Perché si fa presto a parlare di potenzialità del corpo umano e della mente, di nuovi livelli di benessere, di empowerment individuale, di longevità… ma in concreto, di che si tratta? «Una delle tecniche più incisive nel biohacking riguarda l’hackeraggio del sistema nervoso, prendendone il controllo per ridurre il sistema simpatico che innalza lo stress e libera il cortisolo», risponde Santori. «Una delle tecniche più facili da insegnare è quella del cosiddetto “respiro quadrato”: utilizzato in tutto il mondo anche dai reparti speciali degli eserciti e in generale da tutte le categorie che devono fronteggiare picchi di stress molto elevati, ad esempio i vigili del fuoco, consiste nel padroneggiare gli atti della respirazione». Di che si tratta? La dinamica è tanto semplice quanto efficace: inspirazione, mantenimento del respiro (assenza di qualunque atto respiratorio), espirazione, mantenimento del respiro e così via. Questi quattro momenti, da cui il nome di “respiro quadrato”, devono avere la stessa durata e si parte generalmente con 4 secondi per ogni atto. «Sono sufficienti 4 o 6 cicli, 10 per i più stressati, per raggiungere un ottimo autocontrollo», sottolinea il coach: «sul piano fisico, infatti, diminuisce il battito cardiaco, la pressione si abbassa e si tiene sotto controllo il sistema simpatico. Questa particolare tecnica è davvero straordinaria, perché le sue facilità di esecuzione ed efficacia la rendono adatta a qualsiasi momento della vita aziendale, prima di convegni o discorsi o riunioni, in quanto invisibile da fuori. Si tratta di un atto di concentrazione interiore e di autocontrollo». Provare per credere.

Stefano Santori

Il journaling

E per quanto riguarda la produttività? «Nel biohacking si lavora molto sul concetto di massimizzare le nostre doti cercando di minimizzare i disturbi», spiega Santori. Una delle tecniche più importanti in tal senso è quella del journaling, che, tradotto in italiano, significa tenere traccia delle attività che svolgiamo. In parole povere, un diario, ma volendo fare i sofisticati, una mappatura di quante cose sono state fatte in relazione a un atto preciso, e con quante interruzioni. «Se si sta lavorando a un progetto, si potrà quindi prendere nota di quante volte sono stati effettuati degli switch mentali e non solo, come leggere una mail, rispondere a una telefonata, scrivere un messaggio per poi tornare di nuovo sul progetto ma essere interrotti da un flash», sottolinea il coach. La prima parte del journaling consiste quindi nel tracciare, per qualche giorno, i propri punti di distrazione per comprendere quanto sia esteso e diffuso il nostro fenomeno di distrazione. La seconda parte prevede invece l’utilizzo di un cronometro, ma esistono anche tante app adatte allo scopo, per impegnarsi in micro-task non esageratamente lunghe ma svolte con il massimo focus possibile. «Una delle modalità più celebri è la cosiddetta “tecnica del pomodoro”, che prevede 25 minuti di concentrazione assoluta senza distrazioni e 5 minuti di stacco. Sarà quindi importante tenere traccia di quante volte si ottiene questo risultato. Sempre più manager e imprenditori, malati di multitasking, scoprono quanto sia difficile fare questa cosa apparentemente banale. Sebbene sia una delle tecniche più facili da implementare, è necessaria una presa di coscienza in grado di ribaltare i paradigmi contemporanei della produttività». Anche perché è ormai dimostrato scientificamente come il multitasking significhi, per il cervello, un susseguirsi continuo di accendimenti e spegnimenti rapidissimi con conseguenze importanti su stress e affaticamento mentale.

La nutrizione

Se è vero che “siamo quello che mangiamo”, per il mondo professionale, manageriale e imprenditoriale, la nutrizione strategica assume un aspetto a dir poco cruciale. Ma perché “strategica”? «Si definisce strategica perché non rappresenta una dieta, che è una prerogativa di dietologi e nutrizionisti, ma un modo di nutrirsi secondo scelte ad hoc in base alle esigenze personali, e di riflesso anche aziendali», risponde Santori, facendo l’esempio di un manager chiamato ad affrontare una giornata estremamente impegnativa che si concluderà con la partecipazione come ospite in un evento pubblico, durante il quale dovrà tenere un discorso. «In questo caso specifico, oltre a essere preparato, sarà chiamato anche a gestire in maniera intelligente e strategica ciò che mangia, il modo in cui lo fa e il “quando” per riuscire a rendere al meglio. Un’ingestione esagerata di carboidrati, magari troppo zuccherati e raffinati, potrebbe ad esempio generare danni all’attenzione perché i picchi glicemici hanno un impatto molto significativo a livello cognitivo», specifica il coach. Evitare carboidrati o mantenerli su livelli bassi, al contrario, consente di mantenere il cervello estremamente libero e performante, evitando la cosiddetta “nebbiolina mentale” (per i feticisti dell’inglese, si tratta di “brain fog”). «Per chi è abituato si può anche pensare a un digiuno intermittente, passando per una colazione senza alimenti che generano picchi glicemici veloci, saltando il pranzo (ma portando energia con grassi sani come le mandorle) e consentendo una maggiore lucidità generale. In aggiunta a ciò, si possono anche unire tecniche di respirazione per centrarsi, ridurre lo stress o fare un micro-sonnellino (il cosiddetto “power nap”) ad altre di nutrizione strategica per riuscire a performare al massimo». La scelta del cibo, così, diventa figlia dell’obiettivo e non più dell’abitudine.

Il sonno

Il medesimo approccio si applica anche al riposo, che procede su binari paralleli e interconnessi alla nutrizione e alla respirazione. Se un manager, imprenditore o libero professionista, dovesse prendere all’indomani un volo alle 5 del mattino, alzandosi addirittura qualche ora prima, dovrebbe attuare una strategia che inizi già dal giorno prima.. prestando quindi attenzione ai ritmi circadiani, applicando un digiuno intermittente serale (saltando volutamente la cena) per permettere al corpo di non avere lo stress della digestione, garantendosi un recupero decisamente migliore nonostante le poche ore di sonno. «In alternativa, è comunque possibile mangiare in modo leggero avendo cura di farlo almeno due o tre ore prima di coricarsi, azzerando gli schermi luminosi attorno alle ore 21 e utilizzando occhiali schermanti o app che rendono la luce arancione anziché blu», spiega Santori. «Le luci soffuse e basse, unite a una temperatura leggermente più bassa in camera da letto, generano un clima ideale per favorire il sonno. E se si ha ugualmente dormito poco, si possono fare 10 minuti di rilassamento e respirazione per ricentrarsi: questa è una strategia di recovery attivo e consapevole, da abbinare al sonno che rappresenta invece la principale forma di recupero passivo… cui provvede l’organismo in modo del tutto autonomo».