Il Lussemburgo è un piccolo stato nel cuore dell’Europa, noto per avere da sempre indici economici più positivi, tanto da essere considerato uno dei più ricchi al mondo. Nella classifica stilata dal Fondo Monetario Internazionale per il Pil Pro capite arriva primo davanti a Liechestein e Svizzera. Eppure ha il secondo più alto rischio di povertà lavorativa, dopo la Romania, nella Comunità Europea. Nel 2020, l’11,9% della popolazione attiva viveva al di sotto della soglia di povertà.
Carole Reckinger, responsabile della politica sociale di Caritas Lussemburgo è convinta del fatto che anche se i dati risalgano a oltre un anno fa, il problema della povertà potrebbe aumentare, nonostante il salario minimo del piccolo stato sia il più alto d’Europa. Sebbene questa cifra risalga a più di un anno fa, essa può comunque continuare ad aumentare. La cifra potrebbe risultare sorprendente considerando anche il salario minimo che è il più alto d’Europa, con 2257 euro mensili, e dieci volte superiore a quello della Bulgaria.
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Stipendi alti e prezzi alle stelle
Il problema è il costo della vita, che penalizza per ovvi motivi i redditi più bassi. A partire dal costo degli alloggi, i terzi più cari d’Europa con un costo medio di 561mila euro alla vendita. I costi della vita del Granducato sono i più ricchi d’Europa e questo mette in difficoltà le persone che perdono il lavoro o che hanno redditi relativamente bassi. Anche per questo Caritas ha quattro negozi di alimenti sociali e Croce Rossa sette.
Per usufruire dei loro servizi l’unico vincolo per le persone è quello di dimostrare che il loro reddito è appena sufficiente a coprire le necessità quotidiane per fare acquisti in questi negozi. Solo nei quattro negozi Caritas sono registrati oltre 5.000 acquirenti. Secondo la responsabile Reckinger, il problema principale riguarda i prezzi dei prodotti alimentari di base, come olio, farina o carne, stanno aumentando e questo si riflette sui prezzi dei negozi di alimenti sociali, che aumentano in quanto essi non riescono a coprire tutta la differenza di costo. La povertà lavorativa è più diffusa in alcuni settori economici, in particolare nel settore dei servizi.
Anche il lavoro a tempo parziale e i contratti a tempo determinato aumentano il rischio. Quasi un lavoratore part-time su due con contratto a tempo determinato è colpito dalla povertà (48,1%). I più vulnerabili sono le famiglie numerose e i genitori single.
















