Draghi e una normalità da difendere “con le unghie”. Anche dai diktat dell’UE

«Avanti con chiunque ci sarà»: le parole di Mario Draghi alla conferenza stampa di fine anno ronzeranno per tutte le prossime festività nelle orecchie dei leader e leaderini nazionali (il Pd apprezza ma è diviso; M5S, FI e Lega chiedono che resti dov’è; di Meloni si sa che non ha simpatia alcuna per Supermario) perché il premier – autodefinitosi «un nonno al servizio delle istituzioni» – ieri ha detto chiaro e tondo che la legislatura deve durare fino al 2023 avvisando al contempo che la «coalizione è a rischio se si divide sul Capo dello Stato». Un modo, in sostanza, per dire “non potete pensare che se ci si divide sull’elezione del Presidente della Repubblica poi si torna comunque a governare insieme per portare a casa lo stipendio e i benefit da parlamentari fino alla scadenza del marzo 2023». Un’Opa bella e buona sul Quirinale, ha scritto qualcuno. Ma i partiti non l’hanno presa esattamente bene. E i quotidiani oggi ci hanno ciurlano nel manico alla grande riportando cronache, sintesi, reazioni e retroscena sulle parole del premier.

Il più tenero è il Corriere della Sera che in prima pagina fa scrivere a Roberto Gressi della «lunga fila di candidati dietro le quinte: la prossima legislatura vedrà dimezzato il numero di deputati e senatori. Così l’esercito potenziale dei franchi tiratori non è mai stato così incontrollabile». Con Massimo Franco che commenta: «La possibile trappola è nascosto dietro la parola “continuità”. Continuità del governo o della legislatura? Nel primo caso significa dire no a Mario Draghi al Quirinale. Nel secondo le opzioni sono aperte. In ogni caso la parola passa ai partiti».

Per La Repubblica invece è semplicemente «Gelo su Draghi». Renzi invece dice che «per eleggere il presidente possibile una maggioranza diversa». E i fondisti del quotidiano romano si sbizzarriscono: «L’uomo delle istituzioni adesso spetta le mosse dei partiti» scrive Francesco Bei. «Il cambio di stagione da Super Mario a nonno della nazione» gli fa eco Francesco Merlo. Anche La Stampa è perentoria: «Draghi è pronto alla sfida del Colle. La decisione è della politica. Partiti spiazzati. Salvini: se lascia scenario incerto». E in prima pagina ospita il commento di Marcello Sorgi («Così il premier apre al presidenzialismo») e il retroscena di Annalisa Cuzzocrea: «Il fastidio dei leader: “la fa troppo facile”. 5Stelle e Lega temono che senza Draghi al governo Meloni farà un’opposizione più dura, Letta apre ma il Pd è diviso, Renzi possibilista e Forza Italia per ora insiste su Berlusconi. La schiettezza del premier è stata vissuta con fastidio dai leader dei partiti. E la maggioranza invita Draghi a non sottovalutare l’impatto della ripresa del Covid». Sempre sulla Stampa Carlo Calenda intervistato dice: «Resti a Palazzo Chigi anche dopo il 2023, per il Colle c’è Cartabia. Se i franchi tiratori affondassero Draghi al Quirinale lo perderemmo al Colle e anche come premier».

Caustico, e non poteva essere altrimenti, il titolo del Fatto Quotidiano: “Attenzione: Nonno in fuga. Si definisce nonno al servizio delle istituzioni e si celebra da solo: bugie su vaccini, Irpef, Covid, superbonus”.

 “Tutti contro Draghi al Colle” sintetizza il Giornale, “Il premier getta la maschera, raggiunti gli obiettivi, il governo andrà avanti indipendentemente da chi guiderà. Ma i partiti lo blindano a Palazzo Chigi. Virus, bollette, crisi aziendali, quante questioni irrisolte”. Sallusti su Libero titola: “Draghi e Berlusconi: nonno contro bisnonno” e scrive di “accordo quasi impossibile per il Colle e Palazzo Chigi” mentre La Verità insinua “Draghi si butta sul Quirinale per fuggire al disastro-Covid. Montano i tifosi della Dad, Bianchi per ora resiste all’ondata di terrorismo”.

“O la maggioranza manda Draghi al Quirinale oppure salta tutto” così apre il Domani che in un fondo di Piero Ignazi avvisa: “Niente governo e niente Colle, il rischio di perdere Draghi”. Milano Finanza invece lancia la candidatura alternativa: “Violante sulla via di Draghi, l’esponente Pd e nome gradito, il Movimento 5 Stelle non ha veti del centrodestra.

Omicron e altri disastri

“Tampone per chi ha fatti solo due dosi, Omicron al 30%” è il taglio medio del Corsera che lancia l’allarme sulla diffusione del virus: «Secondo le stime il virus a gennaio sarà prevalente in tutte le regioni». Oggi la cabina di regia sulle contromisure: “Mascherine all’aperto, FFP2 al chiuso, tamponi per partecipare a feste o andare in discoteca solo per chi non ha fatto la terza dose. Tutti gli altri dovranno fare un tampone nelle 24 ore precedenti all’evento. E spunta l’ipotesi di prenotare la terza dose a tre mesi dalla seconda”.

“Ipotesi obbligo FFP2 e super green pass sui luoghi di lavoro” scrive Il Sole-24 Ore che aggiunge: “Quarta dose in Germania, oltre 100 mila casi in Gran Bretagna”.

Drastica La Repubblica: «Omicron dilaga anche in Italia, centuplicati i casi di variante» e Tito Boeri e Roberto Perotti sempre in prima pagina (giustamente) ammoniscono: «Vaccinare tutti i Paesi poveri». Sulla pandemia La Stampa scrive: «Tamponi e mascherine, arriva la stretta: qual è il Natale che ci aspetta?». Sul Messaggero intervista al generale Figliuolo che avverte: «Novavax a gennaio, useremo i militari per il tracciamento». Il Foglio scrive: “conteggi in crescita gli enti locali puntano forte sul Game Pass, ma il piano di figliolo ha dei buchi. Scuola in bilico: vaccini e poi? Cosa non torna nella linea “no Dad” di Draghi”. “Feste in maschera” titola laconico Avvenire.

L’economia che serve 

Gianfelice Rocca di Technit e Humanitas sul Corriere chiede che «Con il Pnrr l’Italia diventi una startup». Su Repubblica, Carlo Cottarelli scrive: «Dalle riforme al Recovery, così l’esecutivo ha risollevato la fiducia indubbiamente sostenuta dalla ripresa economica dovuta anche alla scomparsa del vincolo di bilancio grazie ai 350 miliardi che nel biennio 2020-2021 la Bce ha riversato in Italia. Ma il 2022 sarà un anno cruciale per le riforme da portare a termine, per la ridiscussione delle regole europee sui conti pubblici, per le 100 condizioni poste dal Pnrr e da rispettare»

In taglio basso, sul caro-energia La Repubblica riporta: «Stop alla transizione: i rincari del gas rilanciano il carbone, la transizione può attendere, per soddisfare la domanda di elettricità anche l’Italia, riaprendo le vecchie centrali a carbone di La Spezia e Monfalcone, fa ricorso al più sporco tra i combustibili fossili». Pure Mario Deaglio sulla Stampa scrive che «per la transizione verde serve ancora il carbone». Sempre sulla crisi del caro-bollette il quotidiano torinese riporta che «dalla ceramica ai forni il rischio si è trasformato in realtà, le fabbriche iniziano a formarsi, costretti ad arrendersi ai prezzi insostenibili di gas dell’elettricità che le mandano fuori mercato».

Sul Messaggero Federmeccanica avvisa che “il 26% delle aziende rischia lo stop”. Anche il Sole-24 Ore apre sul tema: “Terremoto nell’energia, operatori alle corde, aziende a rischio blocco. Le imprese: l’impennata dei prezzi può rallentare la crescita del PIL. L’annuncio del governo, pronti i nuovi interventi di sostegno”. Di spalla il quotidiano della Confindustria riporta gli sviluppi della manovra: “taglio Irpef, gli sconti in busta paga partono a marzo” e la notizia di “Enel e Intesa Sanpaolo che rilevano Mooney l’ex Sisal Pay, per 1,5 miliardi” e del “via libera del Governo al nuovo decreto flussi: 70 mila lavoratori pronti a entrare in Italia”. Sulla legge di bilancio Milano Finanza scrive “Manovra pronta al Senato, col superbonus 4 miliardi di truffe” e in taglio basso riporta la notizia che “Eni ed Enel insieme per una rete unica di ricarica composta da 20mila colonnine”. Su tutti i giornali la situazione difficile della Libia, che domani avrebbe dovuto andare al voto ma che ha deciso di rinviare le elezioni “per affrontare i nodi e le divisioni che la bloccano”.