i sono circa 10 mila imprese, in Italia, che tutte insieme meriterebbero la stella al valore civico. Sono le imprese che hanno chiesto e ottenuto il “rating di legalità”, ovvero un riconoscimento attribuito dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust) – in raccordo con i Ministeri della Giustizia e dell’Interno e in collaborazione con l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) – alle imprese che siano pienamente in regola con l’ordinamento in tutti i suoi aspetti: non abbiano, cioè, pendenze giudiziarie rilevanti rispetto all’etica d’impresa (corruzione, frode etc), o condanne entro certi parametri temporali, che non abbiamo contenziosi di natura previdenziale o fiscale o procedure concorsuali aperte, insomma: che siano aziende oggettivamente e completamente “in regola”.

Ebbene, che questo rating esista; che sia molto difficile conseguirlo; e che decori oggi un così ristretto numero di imprese (sui 5 milioni che ne esistono in Italia) non lo sa quasi nessuno. Per questo Economy Group ha deciso di parlarne, parlarne a voce alta, e di lanciare addirittura un premio, ma un premio strutturato secondo parametri oggettivi e non discrezionali o, peggio, commerciali, che ne decanti un sotto-insieme particolare: quello delle aziende piccole, medie e medio-grandi, che oltre ad avere il rating di legalità siano anche redditizie ed economicamente solide. Che sappiano unire legalità e profitto. Che siano oneste e vincenti.

Le prime cento aziende entro i 500 milioni di fatturato così classificate sulla base dei dati pubblici dei bilanci e dei criteri oggettivi di merito creditizio sono state selezionate e premiate: i loro nomi sono nelle pagine a seguire.

Il 7 aprile a Roma verranno proclamati nel corso di un evento ospitato nella Sala della Minerva presso il Senato della Repubblica, che ha accettato di ospitare la cerimonia riconoscendone il valore civico ed istituzionale. La cerimonia verrà aperta dalla lettura di un messaggio che il Presidente del Senato Elisabetta Casellati – impossibilitata a partecipare alla cerimonia per un contestuale impegno istituzionale presso la Corte Costituzionale con le alte cariche dello Stato – ha voluto riservare al Premio Legalità e Profitto – per il quale è stato richiesto l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica  – per esprimere il proprio apprezzamento all’iniziativa.

Una pagina di informazione verrà pubblicata, con questi loro nomi, anche sul Sole 24 Ore, quotidiano economico leader in Italia; e un libro che verrà allegato al prossimo numero di Economy illustrerà approfonditamente tutto questo. Nel corso dell’evento di Roma verranno anche presentati i risultati di un’indagine demoscopica di Inspiring Research su “Gli italiani e l’onestà”, ovvero sul rapporto ambiguo che purtroppo ancora aleggia nel nostro Paese quando si discuta del se e del come rispettare le leggi aiuti od ostacoli il conseguimento del successo, sia economico che professionale.

Cercando “onestà” su Google si ottengono 5,1 milioni di risultati. Cercando “truffa”, ben 16 milioni. Comprensibile pruderie? Curiosità morbosa? O radicata convinzione che non c’è spazio per quelli perbene? Che chi “ce l’ha fatta” ha dovuto firmare il patto col diavolo?

Ecco, il Rating di legalità – nato, combinazione, esattamente 10 anni fa, nel marzo del 2012 – rappresenta un nobile tentativo di spezzare questi luoghi comuni. Un tentativo nobile ma un po’ decaduto, per parziale inadempienza dei promotori. Già: perché nel dibattito che precedette il varo di quest’istituto, fortemente voluto dall’allora (e compianto) presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà, vennero vagheggiate due importanti integrazioni che non vennero però mai attuate (ma non è mai troppo tardi). La prima avrebbe dovuto istituire, a vantaggio delle imprese distinte dal “Rating di legalità”, un criterio di preferenza qualitativa nella qualificazione per la gare d’appalto pubbliche. La seconda – certo non facile eppure auspicata dallo stesso governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco – avrebbe dovuto consistere in un criterio di miglioramento del merito di credito a favore delle aziende con il rating. Anche questa norma, evidentemente soffocata dall’intrico di regole internazionali insensate dettate dai regolatori di Francoforte per scongiurare nuove crisi bancarie da insolvenze, è rimasta nel libro dei sogni.

A parte che ogni occasione persa è recuperabile – almeno quella relativa alle gare d’appalto, vista l’urgenza di riscrivere quell’obbrobbrio di codice che tuttora alligna – ad oggi il Rating di legalità sopravvive davvero come coccarda al merito, ma per avere un peso, almeno in questo senso, deve essere meglio divulgata. Noi di Economy lo abbiamo e lo faremo, e siamo voluti andare oltre dimostrando, dati alla mano, che appunto si può anche essere onesti e profittevoli, onesti e solidi.

Per riclassificare i bilanci alla ricerca dei più floridi abbiamo chiesto l’aiuto di Nsa, società leader in Italia nella mediazione creditizia e nella gestione delle pratiche di finanziamento garantite dal Mediocredito Centrale. Dunque un’azienda autorizzata dalle autorità a svolgere una funzione delicata e complessa di “filtro” della qualità finanziaria dei percettori di credito: nessuna discrezionalità arbitraria, dunque, e soprattutto nessun mercimonio sulla definizione dei premiati – contrariamente alla triste pratica di numerosi editori deteriori. Preziosa anche la collaborazione di Rsm Società di Revisione e Organizzazione Contabile S.p.A., e l’appoggio di Banca Ifis, tra gli istituti di credito da sempre più dinamici e attenti alle esigenze delle Pmi.

Dopo i saluti istituzionali e la presentazione dell’indagine demoscopica ci sarà dunque, il 7 aprile, la proclamazione dei 100 vincitori – divisi in tre fasce: da 2 a 10 milioni di ricavi, da 10 a 50 e da 50 a 500 – e la consegna delle pergamene a chi di essi potrà presenziare. Quindi una tavola rotonda sulla ricerca e sul fenomeno rapporto tra imprese e legalità in Italia, con cinque autorevolissimi panelist: il presidente dell’Antitrust Roberto Rustichelli, dell’Anac Giuseppe Busia, l’imprenditore-coraggio Gaetano Saffioti, l’ex magistrato ed oggi top-manager Alfredo Robledo e un esponente del vertice di Banca Ifis. Le conclusioni saranno tratte da Don Antonio Loffredo, il parroco visionario del Rione Sanità, che ha saputo creare nel ventre di Napoli un’impresa sociale di successo togliendo alla strada decine di giovani, all’insegna di una sostenibile, ed anche profittevole, capacità di fare innovazione culturale.