Logistica e finanza d’impresa, muoviamoci

Una buona notizia per la nostra economia è che nel 2016 il Trade Performance Index 2016 ha assegnato all’Italia la palma di “secondo Paese più competitivo nel commercio mondiale” dopo la Germania: sulla base di un confronto tra 189 nazioni e 14 settori, nei quali il nostro Paese svetta. Lo ha avvistato per primo, col suo tipico compassato entusiasmo, l’economista che più di ogni altro si è specializzato nell’analisi dell’Italia esportatrice (e manifatturiera): Marco Fortis. Siamo leader per competitività nell’abbigliamento e nei prodotti in pelle e cuoio; secondi nel tessile, nella meccanica non elettronica, nei prodotti elettrici ed elettrodomestici, nei manufatti vari (plastica, occhiali e gioielleria) e nell’automotive; terzi nei manufatti di base (metallurgia, conceria); quinti negli alimentari trasformati.

Tutti settori non a caso in crescita. Che – vinca Di Maio o Renzi, torni Berlusconi o resti Gentiloni – possono contare sui mercati del mondo su un consenso diffuso. Facciamo leva su questi settori e sull’export per far sì che la ripresa “esogena” che sta sostenendo la nostra economia si rafforzi, crei più lavoro, ci lasci in casa più ricchezza.

Per riuscirci però sarebbe necessario che, oltre alla laboriosa creatività degli imprenditori di successo, ci fosse anche la corresponsione intelligente del governo, anche quello attuale, di Paolo Gentiloni. 

Su quali temi? Non tanto sulle tasse. Anche, certo: sono schiaccianti; ma si sa che i governi nazionali dell’Ue hanno le mani legate. Piuttosto, possono agire dove non c’è da spendere: sburocratizzando e riscrivendo regole semplici. Che oggi invece inibiscono due fattori essenziali al successo delle nostre imprese: logistica e finanza. Sul fronte della logistica sta finalmente rivendicando una svolta (con crescente riscontro) la giovane ma già poderosa Alis, l’Associazione logistica per l’intermodalità sostenibile. Attivare la massima integrazione tra vie del mare, ferrovie e – sul breve raggio – autotrasporto, significa sprigionare un differenziale di Pil che molte statistiche stimano addirittura nell’ordine del 2%. Ben venga, ad esempio, la nuova “Via della seta” inaugurata a fine novembre col primo treno merci dall’Interporto di Mortara diretto per la Cina: ma le merci a Mortara dovrebbero poterci arrivare presto e bene da tutta Italia. Il che oggi non accade. Dunque: per esportare di più, promuovere un nuovo sistema logistico.

L’altro “spread” tra Italia ed estero è aperto sulla Borsa. Le società quotate sono pochissime rispetto al Pil. è ora che aumentino, perché le banche non ci finanzieranno mai più come prima. Per esempio quotandosi all’Aim, un listino alternativo ma regolato, dove i Pir hanno convogliato e convoglieranno molta liquidità. E dove da pochi giorni Ir Top, una società specializzata (partner di Economy) ha lanciato una piattaforma digitale, Pmi Capital, che garantisce trasparenza e informazione. 

Miglior logistica e più finanza d’impresa. A quel punto, governi chiunque, non ci fermerà più nessuno