Google, Apple e Amazon hanno intensificato il confronto con le istituzioni europee mentre l’Europa prepara e modifica le regole sul digitale. E’ quanto emerge da un’analisi del Financial Times pubblicata su Il Fatto Quotidiano, che mostra una presenza particolarmente intensa delle grandi società tecnologiche statunitensi.
Dalle elezioni europee del giugno 2024, Google e le sue controllate hanno partecipato a 302 incontri con eurodeputati e alti funzionari della Commissione europea. Apple ne ha registrati 257, mentre Amazon si è fermata a 239. I numeri collocano le tre società ai vertici tra le singole imprese considerate nell’analisi del Financial Times.
Big tech: il peso del lobbying in Europa
Il confronto con le aziende europee evidenzia la dimensione dell’attività delle Big Tech americane. Tra le società europee presenti nella parte alta della graduatoria figurano TotalEnergies, Volkswagen e Airbus, mentre le principali aziende tecnologiche statunitensi mantengono un numero di contatti particolarmente elevato con le istituzioni comunitarie.
Anche sul fronte delle risorse economiche emerge una significativa capacità di spesa. Secondo i dati analizzati dal Financial Times, Apple dichiara fino a 9 milioni di euro l’anno per le attività di lobbying, mentre Meta supera i 10 milioni. La quantità di incontri, tuttavia, non coincide automaticamente con un’influenza effettiva sulle decisioni europee. I dati fotografano soprattutto l’intensità dei rapporti tra rappresentanti di interessi e istituzioni.
Le regole europee al centro del confronto
Tra i dossier che hanno attirato l’attenzione delle Big Tech figura il cosiddetto digital omnibus, il pacchetto di interventi con cui l’Unione europea punta a semplificare e modificare alcune norme digitali, comprese quelle relative all’intelligenza artificiale.
Google, in particolare, ha partecipato a 22 incontri dedicati a questo dossier, secondo l’analisi del Financial Times. Altri temi di interesse per le grandi piattaforme tecnologiche riguardano il mercato del cloud e la sicurezza online dei minori.
Il confronto sulle regole dell’intelligenza artificiale assume un’importanza crescente anche dal punto di vista economico, perché le decisioni europee possono incidere sui costi di sviluppo dei modelli, sull’utilizzo dei dati e sulle condizioni operative delle aziende tecnologiche.
Il Registro per la trasparenza
Il quadro degli incontri viene ricostruito attraverso il Registro per la trasparenza dell’Unione europea, lo strumento attraverso il quale Parlamento, Consiglio e Commissione rendono disponibili informazioni sui soggetti che cercano di intervenire nel processo decisionale europeo.
Il Registro indica quali interessi vengono rappresentati, da quali organizzazioni e con quali risorse. Gli iscritti devono inoltre rispettare un codice di condotta. Le regole prevedono inoltre che determinati contatti con esponenti e funzionari delle istituzioni europee siano subordinati alla registrazione dell’organizzazione interessata. Per esempio, per incontrare alcuni decisori della Commissione con l’obiettivo di influenzare politiche o norme è necessario essere iscritti al Registro.
Il lobbying europeo continua a crescere
La dimensione del fenomeno emerge anche dai dati più recenti del Registro. Il rapporto annuale relativo al 2025 è stato pubblicato nel settembre 2026 e rappresenta la principale fonte ufficiale sulle attività e sull’evoluzione del sistema europeo di trasparenza del lobbying.
Il sistema non riguarda soltanto le imprese. Nel confronto con le istituzioni europee sono presenti anche associazioni di categoria, organizzazioni non governative, think tank e altri rappresentanti di interessi. L’obiettivo dichiarato dal Registro è consentire ai cittadini di conoscere chi cerca di incidere sulle politiche europee e quali risorse vengono destinate a queste attività.
Il caso Binance e le regole sulle criptovalute
Il confronto tra Bruxelles e le grandi società internazionali non riguarda soltanto il settore tecnologico tradizionale. Un caso recente interessa Binance e il mercato delle criptovalute. La piattaforma è sotto esame nell’Ue per la prosecuzione dei servizi ai clienti europei dopo l’entrata a regime delle nuove regole previste dal regolamento MiCA. Secondo quanto riportato da Financial Times e Reuters, le autorità europee stanno verificando il ricorso alla cosiddetta reverse solicitation, l’eccezione che consente a un’impresa di un Paese terzo di prestare determinati servizi quando è il cliente europeo ad avviare spontaneamente il rapporto.
Il quadro normativo europeo stabilisce però limiti precisi. L’articolo 61 del MiCA prevede che l’esenzione operi quando il cliente situato nell’Ue avvia il servizio di propria esclusiva iniziativa; se invece l’impresa extra-Ue sollecita clienti o potenziali clienti europei, la condizione non risulta soddisfatta.
L’Esma ha inoltre pubblicato linee guida specifiche sulla reverse solicitation con l’obiettivo di chiarire l’applicazione della deroga e prevenire possibili elusioni delle regole di autorizzazione. Il caso mostra così un secondo aspetto della crescente attenzione europea verso le grandi piattaforme internazionali: non solo il confronto durante la fase di elaborazione delle norme, ma anche il controllo sulla loro applicazione quando entrano effettivamente in vigore.
















