Lo Zuckerberg spagnolo che tutela il nostro diritto all’oblio
Didac Sanchez, l’inventore di Eliminalia

Le notizie su reati nei confronti di minori, violenza sulle donne e quelli di associazione a delinquere di stampo mafioso, non le eliminiamo mai, a meno che chi chiede la loro rimozione dal web non dimostri di essere stato assolto con sentenza passata in giudicato. Tutto il resto, sì. Cancellarlo si può”: benvenuti nel paradiso del diritto all’oblio, fatevi avanti senza paura, se non vi fa piacere che cercando su Google chiunque possa ritrovare quella foto ad un San Silvestro di qualche anno fa in cui eravate palesemente sbronzi, o quell’altra in cui baciavate una vecchia fiamma, o quella bega di quel fallimento in cui siete stati coinvolti diciassette anni fa e che ancora ritorna fuori appena qualcuno digita il vostro nome, ebbene: avete risolto.

La parola chiave è “Eliminalia” e l’indirizzo giusto è in via Vincenzo Monti 25, a Milano, sede italiana scelta da un ragazzo spagnolo di 26 anni,  Dídac Sánchez, che nel suo Paese inizia a essere considerato – controllare su Youtube per credere – lo Zuckerberg iberico. Dall’Italia, i servizi di Eliminalia saranno distribuiti via via anche in Svizzera, Regno Unito e Francia e poi in Asia, dove ci sono già contatti in Malesia e Singapore, mentre dalla Spagna Dídac gestisce direttamente il mercato iberico, il Messico, il Venezuela, la Colombia e l’Uruguay. Del resto è un business globale, quello del diritto all’oblio.

Nei (rari) casi di insoddisfazione, il rimborso è commisurato al numero di link per i quali non si è raggiunto il risultato

Da quando opera, Eliminalia dichiara di aver trattato 10 mila casi, con una percentuale di soddisfazione superiore al 99%, tanto che ha potuto introdurre la formula contrattuale del ‘soddisfatti o rimborsati’, che in questo campo non si applica mai”.

A Barcellona, sede centrale di Eliminalia, lavora un atipico team, composto per metà da informatici e per metà da avvocati. Dídac l’ha costruito in pochi anni partendo da un problema persona la sua dura storia in orfanotrofio, diventata di pubblico dominio, che gli sembrava inestirpabile dal web. E invece… Invece Didac ha messo a sistema una serie di tecnologie di cancellazione e deindicizzazione, seguite e garantite passo-passo dagli avvocati, che cominciano a fare scalpore: per la semplice ragione che funzionano. 

Obiettivo numero uno: eliminare le pagine indesiderate dal web. Innanzitutto, risalendo ai server che ne contengono il file primario, e provando a ottenerne la rimozione volontaria di chi le ha archiviate (e fin qui operano i legali, perché per imporre l’eliminazione volontaria dei file occorre dimostrare il proprio buon “diritto all’oblio”); se non si ottiene il risultato ottimale, si procede a modificare i dati presenti sulla pagina indesiderata: per esempio li si cripta, per renderli illeggibili; o si sostituisce al nome del soggetto interessato le sue sole iniziali, in modo che il file risulta introvabile; o ancora lo si de-indicizza da Google, cioè si interviene per via informatica in modo che la pagina indesiderata non rientri più nelle prime 5 che il motore di ricerca più usato al mondo genera quando gli si chiede qualcosa (e che sono le pagine alle quali si spinge la consultazione del 99,9% degli utenti). Ma Eliminalia tratta anche i social-network: ovvio, del resto, vista l’enorme quantità di dati personali che contengono, spesso ben al di là della consapevolezza dei loro stessi utenti.

Dídac Sánchez predica la massima trasparenza con i clienti: non promettono risultati istantanei, ma di solito i casi vengono risolti in almeno un mese e a volte anche sei di lavoro. Nei (rari) casi di insoddisfazione, il rimborso è commisurato al numero di link per i quali non si è raggiunto il risultato commissionato.