Lo smart working all'italiananon è lavoro

Oggi il tema della sostenibilità, ovvero dell’impresa sostenibile, dell’economia sostenibile, dell’economia circolare, è decisamente al centro dell’attenzione e del dibattito sul futuro. L’economia diviene sostenibile quando incontra e comprende l’ambiente, quando comprende i bisogni sociali, quando apprende dal territorio. Ciò detto, tuttavia, esse sono totalmente collegate poiché non esiste la possibilità di sussistenza di una sostenibilità senza che le altre dimensioni non siano sostenibili. L’impresa in questo nuovo scenario è decisamente il fulcro ed allora dobbiamo immaginare che anche il rapporto di lavoro sia sostenibile all’interno dell’impresa sostenibile. Il dibattito è ovviamente attorno allo smart working che pare essere lo strumento che potrà realizzare le convergenze delle tre sostenibilità di cui abbiamo parlato sopra. Abbiamo però un problema: nessuno sa cosa sia lo smart working. E per accorgersene è sufficiente leggere ed ascoltare i media, leggere le dichiarazioni delle parti sociali, di presunti esperti, di fantomatiche relazioni di altrettanto fantomatici osservatori. Smart working non è lavorare da casa, non è non andare in ufficio, non è una sorta di evoluzione del telelavoro. Diciamo questo, non per spirito di polemica, ma perché se veramente pensiamo a come dover modificare l’organizzazione per far sì che un’impresa sia sostenibile occorre che lo strumento gestionale ed organizzativo sia compreso; diversamente arriviamo a pensare che il Covid ha dimostrato che si può lavorare da casa. Chiariamo allora: lo smart working è un concetto organizzativo e riguarda le organizzazioni di impresa, non è una vicenda legata al singolo lavoratore. Se così fosse qualsiasi lavoratore, professionista, collaboratore già abituato a lavorare in modo agile sarebbe uno smart worker. Ma così non è. Non possiamo considerare smart working l’idea che un giorno alla settimana il dipendente non si trova in ufficio.

Lo smart working è un nuovo modello organizzativo che impatta direttamente sugli elementi del contratto di lavoro

Lo smart working è un nuovo modello organizzativo che impatta direttamente sugli elementi del contratto di lavoro che sino ad oggi hanno determinato le regole della prestazione professionale all’interno dell’impresa e del contratto di lavoro subordinato mettendo in discussione proprio la tenuta giuridica di esso. Da quanto sopra deriva una ridefinizione della leadership, dei ruoli, delle relazioni, del controllo, del luogo di lavoro. Ovviamente vi è un tema tecnologico al centro della sostenibilità di un simile cambiamento.Per quel che qui interessa la sostenibilità nel e/o del rapporto di lavoro subordinato nella forma di smart working è decisamente un tema aperto. Se pensiamo all’attuale definizione di lavoratore subordinato ordinario vediamo immediatamente che vengono scardinati: il luogo, l’orario, il concetto stesso di “sotto la direzione”, ma, cosa ancor più importante, a nostro avviso, viene meno il sinallagma contrattuale ordinario, ovvero la retribuzione come scambio di tempo dedicato. Questo è il reale problema sul tavolo e quando si parla di autonomia, responsabilità del prestatore, assenza di vincoli, e via dicendo, in realtà stiamo modificando il contratto che, se non lo si modifica dal punto di vista legislativo, non consentirà mai l’utilizzo e la piena operatività ed opportunità.

Non sarà un percorso facile, ma è assolutamente necessario poiché ad oggi si pensa di fare lo smart working, ma stiamo facendo qualcosa all’italiana che scontenterà tutti.