Trasformare un contenzioso in un asset: è questa la logica del litigation funding, lo strumento che consente alle imprese di esternalizzare le spese legali grazie all’intervento di un soggetto terzo – il litigation funder – che sostiene i costi della causa e riceve un compenso solo in caso di esito favorevole. Se la causa ha un esito sfavorevole, l’azienda non paga nulla e il fondo sopporta la perdita.
Un meccanismo già diffuso nei Paesi anglosassoni e oggi in espansione anche in Italia, dove il potenziale di raccolta sfiora i 185 milioni di euro e potrebbe raggiungere i 325 milioni entro il 2027, secondo le previsioni di Deminor, tra i principali operatori europei del settore, fondata a Bruxelles nel 1990.
“Le imprese italiane stanno iniziando a considerare il contenzioso non più come un costo, ma come un asset da gestire con logiche di efficienza finanziaria – spiega Giacomo Lorenzo, head of Italy & senior legal counsel di Deminor. – Vale sia per le Pmi, che possono trovarsi in difficoltà nel sostenere i costi del contenzioso, sia per le grandi aziende che desiderano ottimizzare i costi e rischi legali.”
Le Pmi, ossatura del tessuto produttivo con oltre 4,3 milioni di imprese attive, in particolare quelle più strutturate e presenti sui mercati esteri, sono spesso coinvolte in controversie complesse – nazionali e internazionali – che richiedono liquidità e competenze tecniche difficili da gestire internamente e per le quali il litigation funding rappresenta una soluzione efficace, soprattutto nei procedimenti di valore elevato o con profili cross-border.
Dagli arbitrati internazionali alle azioni di private enforcement, come quelle sul cartello del cartone ondulato e dei camion, in cui Deminor ha avuto un ruolo di primo piano, fino ai contenziosi post-M&A, alle controversie in materia di proprietà intellettuale (IP) e alle dispute tributarie nei principali comparti produttivi – dall’energia alla manifattura, al food fino alla tecnologia – questo strumento offre un supporto tangibile alle realtà produttive impegnate in cause complesse e di lunga durata.
“Il nostro ruolo – aggiunge l’avv. Lorenzo – è consentire anche alle Pmi di difendere i propri diritti senza immobilizzare liquidità, offrendo un sostegno concreto e migliorando la pianificazione economica, così da concentrare le risorse su sviluppo e innovazione.”
Il fenomeno coinvolge anche il mondo legale. “Collaboriamo sempre più spesso con studi italiani che vogliono proporre ai propri clienti soluzioni di litigation funding trasparenti e strutturate – prosegue Lorenzo. – In questo modo, la tutela dei diritti non resta condizionata dalla disponibilità economica dell’impresa.”
Un ruolo confermato anche a livello internazionale: la recente raccolta di 100 milioni di euro conclusa da Deminor nel maggio 2025 – assistita in Italia da Gianni & Origoni, mentre Contingency Capital, uno dei principali investitori, si è avvalsa di Pedersoli Gattai – servirà a rafforzare la capacità di investimento nei procedimenti europei e asiatici.
In Europa, il valore complessivo del comparto è stimato in oltre 1,2 miliardi di euro, mentre lo scenario normativo è in evoluzione: lo studio “Mapping Third Party Litigation Funding in the EU”, pubblicato nel marzo 2025 per conto della Commissione europea, evidenzia la crescita del mercato e la diffusione di casi di rilievo, con valori compresi tra 5 e 300 milioni di euro.
Dal report emerge inoltre che il 58% degli operatori auspica una regolamentazione “leggera”, basata su criteri di trasparenza e adeguatezza patrimoniale, che non ostacoli l’innovazione del settore.
“Il litigation funding – conclude Lorenzo – è destinato a una forte espansione. Le aziende italiane, grandi e piccole, iniziano a comprendere che per tutelare i propri diritti non è più necessario immobilizzare capitale, ma grazie al litigation funding è possibile gestirlo in modo strategico, come avviene nei mercati più maturi d’Europa.”





