Ricerca su DE&I

Omnicom PR Group Italia ha presentato la prima ricerca su DE&I che analizza il livello di percezione e consapevolezza su questi temi tra popolazione generale e lavoratori. L’indagine, condotta con Astra Ricerche e rilasciata a seguito della Giornata Mondiale della Diversità Culturale, mira a sensibilizzare l’opinione pubblica circa le opportunità e i rischi dello scenario attuale e il ruolo che le aziende posso ricoprire nella costruzione di contesti inclusivi, equi e rispettosi delle diversità.

Massimo Moriconi, AD Omnicom PR Group Italia

Convinti che la diversità sia un valore reale e più importante di una forzata ricerca dell’uguaglianza è presente in Omnicom PR Group Group Italia hanno creato un gruppo D&I, diffuso e spontaneo, con l’obiettivo di promuovere una cultura inclusiva, intesa come imperativo etico ed efficace leva competitiva da coltivare. Procedendo su questa linea Omnicom PR Group Italia ha «voluto in primis analizzare lo stato attuale della percezione e della consapevolezza, tra popolazione e lavoratori, circa temi di DE&I. I risultati, a volte sorprendenti, ci restituiscono un Paese che ancora non crede pienamente nella possibilità di costruire un mondo più equo, inclusivo e rispettoso delle diversità. In questo scenario le aziende assumono un ruolo chiave per aiutare lavoratori e intere comunità a orientarsi in conversazioni di valore per le generazioni attuali e future», lo dice Massimo Moriconi, General Manager & Amministratore Delegato di Omnicom Public Relations Group Italia.

DE&I in Italia: informazione limitata ma elevata la diversità percepita

Solo il 49.6% della popolazione italiana afferma di essere ben informato su DE&I(il 7.0% non lo ha sentito affatto nominare nel dibattito pubblico), mentre la conoscenza di questi temi è superiore nelle aziende dove la percentuale raggiunge il 53.7%. Allo stesso tempo, dalla ricerca emerge che il 65.8% della popolazione concorda che ci sia molta diversità in Italia.

Quali “tipi di diversità” avvertono gli Italiani?

Un maggior livello di diversità è avvertito dai meno giovani (55-65enni: 72%) e dagli abitanti dei piccoli comuni (72% nei comuni con meno di 10mila abitanti). Per la fascia 18-24enni il livello di diversità percepita cala drasticamente sotto la media (59%) – il dato possibilmente riconducibile anche al consumo mediatico legato a produzioni internazionali (cd ‘Generazione Netflix’) in cui le diversità hanno grande rilevanza; il contesto italiano al confronto viene percepito come meno differenziato.

Secondo i risultati della ricerca, al primo posto ci sono le “diversità” legate agli aspetti di identità sessuale e di genere, mentre al secondo posto emerge il tema dell’origine e della cultura, con argomenti spesso al centro di dibattiti importanti come il colore della pelle, l’etnia o il Paese di origine.  Nella classifica si inseriscono anche abilità/disabilità, mentre vengono citati sensibilmente meno punti come la religione e lo status sociale. Solo il15.5% pensa alle differenze di generazione o fascia di età.

Rimanendo all’interno della sezione dedicata a valutare la diversità, uno dei risultati chiave che si evince dalla ricerca è quello che mostra come oltre metà della popolazione non veda opportunità positive nel contatto personale con le varie diversità. I valori più positivi sono inerenti al contatto con ciò che è diverso per etnia, lingua o origine geografica; meno rilevanti in termini di opportunità le diversità in ambito religioso e quello di orientamento politico.

 Equità: obiettivo o realtà?

L’equità intesa come parità di opportunità a prescindere dalle condizioni di partenza – e garantita dall’Articolo 3 della Costituzione – non viene percepita dalla popolazione italiana come obiettivo pienamente raggiunto. Secondo i risultati della ricerca, solo un terzo degli intervistati ritiene che l’equità in Italia venga rispettata “molto o abbastanza” (33.9%). Mentre per poco più di un terzo (35.2%) la risposta è “così così”, e per il restante 30.9% è “poco o per niente vero”.

Le opportunità della DE&I nelle imprese

Lavorare in azienda cambia l’atteggiamento individuale verso i temi DE&I: la percezione di opportunità positiva è superiore presso i lavoratori e in alcuni casi, come il tema del genere e l’identità sessuale, le differenze a livello di aziende confrontate con la popolazione generale sono fortemente marcate. La diversità, in tutte le sue manifestazioni, crea opportunità per il 60.1% dei lavoratori in Italia; è soprattutto rilevante per le donne (65% vs uomini 56%) e per i più giovani (18-34enni: 66% vs 55-65enni: 55%).

Anche il tema dell’equità è stato percepito dai lavoratori con più ottimismo: in azienda le condizioni di partenza contano molto meno per poter raggiungere uno ‘stato’ superiore. Oltre il 75% dei lavoratori crede l’equità in Italia sia “molto o abbastanza” garantita dalla meritocrazia. Per quanto riguarda il tema dell’inclusione, sia a livello di popolazione che a livello di aziende, il campione dichiara di non sentirsi pienamente incluso in molti contesti individuali e lavorativi.

Si fa fatica a essere inclusivi? I lavoratori

Dalla ricerca emergono tre aree principali: la prima (24.1%) ritiene che ci siano più cose da condividere con chi è più simile a sé, la seconda (22.8%) è convinta che vengano “prima gli italiani”, mentre la terza è l’unione di un senso di forte necessità di tempo (19.3%) e di mezzi culturali per comprendere la diversità ed essere inclusivi (il 14.9%afferma di non avere conoscenza su come comportarsi nei contesti della diversità).

Pertanto, far leva sulla sensibilizzazione alle tematiche DE&I ha un grande potenziale. Stando ai risultati del report, il 65.5%  dei lavoratori preferirebbe i prodotti di aziende impegnate in progetti DE&I e il 61.1% non ne comprerebbe i prodotti se venisse a conoscenza di comportamenti anti-inclusivi, di non valorizzazione della diversità. 

Dalla ricerca si evince inoltre che alle aziende non si chiede solo di “comportarsi bene”: per il 67.8% degli intervistati, le aziende dovrebbero spingere i propri clienti ad essere inclusivi e dovrebbero “educare” cittadini e consumatori. Sono quindi i lavoratori stessi a dire che le aziende possono fare di più: solo il 39.4% afferma che ci sono interventi strutturati in azienda, e le aziende più attive su questi temi sono solo quelle con almeno 1.000 dipendenti.

Le aspettative e le prospettive sulla Diversity

Le difficoltà di accettazione e di valorizzazione delle diversità non sono poche; ma è il caso di occuparsene subito visto che ci si aspetta che l’Italia abbia maggior presenza di Diversità in futuro (in 3-5 anni: 67.7%).  Come si raggiunge? Secondo gli italiani i viaggi all’estero aiutano ad aprire la mente (43.7%); mentre è elevato il risultato di “partecipare ad attività di dialogo/ascolto che permettono di scoprire i propri pregiudizi” (36.9%): è un’idea portata avanti da poche realtà in Italia e che riscuote un grande successo presso la popolazione.