La via maestra per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione è l’abbattimento delle emissioni. Il problema è che nonostante gli appelli e gli sforzi, calano a un ritmo troppo lento: di qui l’importanza delle tecnologie di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica (Ccs, carbon capture storage), che secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) sono uno strumento fondamentale per raggiungere le zero emissioni nette entro il 2050. La Ccs, inoltre, rappresenta una soluzione indispensabile per ridurre le emissioni dåelle industrie hard to abate, salvaguardando così la sopravvivenza e competitività di importanti settori economici: è quindi fondamentale che l’Italia definisca e attui una visione che, attraverso la Ccs, coniughi obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale e di politica industriale. È quanto emerge dallo studio strategico “Carbon Capture and Storage: una leva strategica per la decarbonizzazione e la competitività industriale”, realizzato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con Eni e Snam. I due operatori energetici e infrastrutturali nazionali sono impegnati da dicembre 2022 in una joint venture commerciale per lo sviluppo delle attività di trasporto e stoccaggio di CO2 legate ai giacimenti esauriti al largo di Ravenna.

Facendo leva sulla realizzazione dell’Hub di Ravenna si potranno stoccare circa 300 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2050, pari a circa quattro volte le emissioni annuali della Regione Lombardia, su una capacità complessiva di 500 milioni di tonnellate. Al raggiungimento del pieno regime delle attività (stimato nel 2038), sarà possibile l’iniezione nei giacimenti offshore dell’alto Adriatico di 16 milioni di tonnellate l’anno di CO2 provenienti via terra dal bacino della Pianura Padana e via mare da altri siti produttivi. Secondo il modello macroeconomico sviluppato da The European House – Ambrosetti, tale soluzione permetterà di sostenere la competitività di settori industriali che complessivamente generano 19 miliardi di euro di valore aggiunto, con circa 354 mila posti di lavoro. Questi settori sostengono a loro volta importanti filiere industriali per un valore complessivo pari a 62,5 miliardi di euro di valore aggiunto, con 1,27 milioni di posti di lavoro, considerando anche l’impatto indiretto e indotto. Inoltre, la diffusione della Ccs favorirà la creazione di una catena del valore che consentirà di generare 1,55 miliardi di euro di valore aggiunto e 17 mila posti di lavoro al 2050. A livello nazionale, sarà poi importante continuare il percorso di sviluppo delle soluzioni di Ccs anche oltre l’Hub di Ravenna per sostenere la decarbonizzazione e la competitività dei settori hard to abate che, nel solo impatto diretto, generano 94 miliardi di euro di valore aggiunto con 1,25 milioni di posti di lavoro.

L’alternativa per questi settori, in mancanza di efficaci misure volte alla decarbonizzazione, è l’applicazione di ingenti sanzioni legate al sistema Eu-Ets (European Emissions trading system) o la delocalizzazione delle attività al di fuori dei confini nazionali ed europei con significativi impatti sia nella sopravvivenza stessa di questi settori sia della loro capacità di restare competitivi oltre che produttivi. Il potenziale di stoccaggio annuo previsto a regime nel sito di Ravenna (16 milioni di tonnellate/anno) sarebbe in grado di contenere l’equivalente di tutte le emissioni di CO2 prodotte in un’area pari all’intera Città metropolitana di Milano in un anno (stimate in 13.5 milioni di tonnellate/anno). Lo studio macroeconomico di Ambrosetti evidenzia inoltre che le attività di Ccs saranno in grado di generare a loro volta valore aggiunto e occupazione, con un valore aggiunto cumulato 2026-2050 stimato in 30 miliardi di euro e circa 18mila nuovi posti di lavoro, legati alle sole attività della filiera di cattura, trasporto e stoccaggio della CO2.

«L’Europa si è posta obiettivi molto ambiziosi per la salvaguardia dell’ambiente, il contenimento del riscaldamento globale e la decarbonizzazione delle attività produttive che maggiormente contribuiscono alla generazione di gas serra nocivi per la qualità della vita di ciascuno di noi» dice Stefano Venier, Ceo di Snam. «Diventa imprescindibile quindi per tutti i soggetti coinvolti (industriali, operatori infrastrutturali e le istituzioni) valutare tutte le opzioni disponibili per raggiungere questi obiettivi, in una logica di neutralità tecnologica. Come dimostra lo studio strategico sviluppato da The European House – Ambrosetti, con il contributo di Snam ed Eni, il potenziale legato allo sviluppo delle attività di Ccs nel conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione è ormai evidente e irrinunciabile. Si tratta peraltro di una conclusione in linea con quanto emerso anche da altri autorevoli studi, tra cui quelli dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (Iea). La Ccs è una tecnologia matura e consolidata, sicura e soprattutto necessaria per tutti quei processi industriali che prevedono la produzione di CO2. Nel nostro ruolo di operatore infrastrutturale strategico per il Paese, abbiamo raccolto con convinzione la sfida di essere parte del primo progetto italiano di Ccs su scala industriale, legato all’Hub di Ravenna attorno al quale sviluppare un’infrastruttura essenziale per la futuribilità del tessuto industriale esistente e potenzialmente abilitante per attrarre nuovi insediamenti sul territorio italiano. In queste prime fasi del progetto sarà fondamentale il sostegno pieno delle Istituzioni in termini di schemi di supporto incentivanti e definizione del quadro normativo in materia di cattura, trasporto e stoccaggio di CO2».

Lo studio rappresenta la Ccs come una delle leve di decarbonizzazione disponibili (al fianco di efficienza energetica, combustibili alternativi, bioenergie, idrogeno, utilizzo di materie prime di riciclo, modifiche dei processi produttivi in grado di ridurre le emissioni), e la caratterizza come una delle più promettenti dal punto di vista della maturità, della sicurezza, della competitività economica, oltre ad essere l’unica opzione praticabile per limitare le emissioni di quei processi produttivi che generano CO2, indipendentemente dalla tipologia di energia utilizzata. Tra le diverse soluzioni tecnologiche disponibili per traguardare gli obiettivi di decarbonizzazione dei settori hard to abate, la Ccs è l’unica a coniugare maturità, sicurezza e accessibilità economica. Inoltre, è la sola opzione praticabile per abbattere le emissioni di processo dei settori hard to abate e accelerare concretamente la piena decarbonizzazione dell’industria. A livello aggregato, i settori hard to abate emettono 63,7 milioni di tonnellate di CO2, di cui il 22% da processo. The European House – Ambrosetti stima che elettrificazione, efficienza energetica, bioenergie, idrogeno e variazione delle materie prime potranno, utilizzate insieme, contribuire a una riduzione non superiore al 52% di tali emissioni. Per decarbonizzare il restante 48%, pari a 30,8 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, sarà necessario ricorrere a soluzioni Ccs.

Il progetto dell’Hub di Ravenna favorirà la creazione di una catena del valore per generare 1,55 miliardi di euro di valore aggiunto al 2050 (29,9 miliardi di euro cumulati tra il 2026 e il 2050) e oltre 17 mila posti di lavoro al 2050.

È evidente il ruolo chiave dell’Hub di Ravenna, ma occorrerà incrementare i volumi di iniezione della CO2 sino a saturare la capacità complessiva di stoccaggio disponibile e sviluppare ulteriori iniziative di Ccs per decarbonizzare la restante quota di emissioni non abbattibili altrimenti (stimate in 14,8 milioni di tonnellate di CO2 all’anno). Tali iniziative potranno contribuire a mantenere la competitività di ulteriori settori in grado di generare 57,7 miliardi di euro di valore aggiunto con 1,19 milioni di posti di lavoro tra impatti diretti, indiretti e indotti. Il progetto Ravenna Ccs Hub rappresenta inoltre l’opportunità di posizionare l’Italia quale Paese di riferimento per la Ccs nel Sud Europa, in grado di ricoprire un ruolo centrale per la definizione di un quadro competitivo in grado di attrarre investimenti e facilitare l’avvio di progetti, includendo anche filoni innovativi e di ricerca come le applicazioni per l’utilizzo dell’anidride carbonica (Ccu) e la cattura della CO2 in corrispondenza della produzione di bio-energia.

«Il progetto di cattura e stoccaggio di CO2 di Ravenna, che avvierà la sua fase sperimentale nei primi mesi del 2024, ha una collocazione strategica perché affacciato sulla Pianura Padana, sede di imprese energivore: esiste già una rete infrastrutturale adeguata per il trasporto della CO2» osserva Venier. «Favorirà la competitività dell’industria italiana. Insieme a Eni puntiamo su questo progetto di trasporto e sequestro che per le sue caratteristiche è unico nel Mediterraneo e potrà convogliare anche la CO2 prodotta in altri paesi europei come ad esempio la Francia. L’inserimento dell’Hub di Ravenna tra i Progetti di Interesse Comune della Commissione Europea conferma che siamo sulla buona strada. Certo è fondamentale la risposta che daranno le imprese: sappiamo che sono fortemente interessate».