Secondo l’Economic Outlook pubblicato dall’Ocse, l’Italia vedrà una crescita del Pil dello 0,5% nel 2024, con un aumento allo 0,9% nel 2025 e all’1,2% nel 2026. Questi dati aggiornano le stime precedenti: a settembre, la crescita era stata prevista allo 0,8% per il 2023 e all’1,1% per il 2024, mentre a maggio le proiezioni indicavano un +0,7% per il 2024 e un +1,2% per il 2025.

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Sul fronte del debito pubblico, il rapporto debito/PIL è atteso in lieve calo: 135,2% nel 2024, 134,3% nel 2025, e 133,2% nel 2026. Il deficit pubblico, invece, dovrebbe scendere progressivamente al 2,3% nel 2023, al 2,2% nel 2024 e al 2% nel 2025.

Consumi sostenuti ma sfide agli investimenti

L’Ocse sottolinea come la forte disinflazione osservata recentemente, insieme a robusti aumenti salariali, supporterà i consumi. Anche condizioni finanziarie più favorevoli e investimenti pubblici legati ai fondi del Next Generation EU contribuiranno a stimolare l’economia. Tuttavia, il consolidamento fiscale atteso per il 2025-2026, sebbene necessario per garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche, potrebbe limitare l’impatto positivo su consumi e investimenti delle famiglie.

Opportunità e rischi

Tra i rischi al ribasso identificati dall’OCSE figurano una contrazione degli investimenti residenziali, legata al ritiro graduale dei crediti d’imposta edilizi, e una domanda di esportazioni più debole dovuta alla crescita rallentata dell’area euro. D’altra parte, un’accelerazione degli investimenti pubblici connessi al Pnrr potrebbe potenziare la performance economica oltre le aspettative.

Sfide strutturali e interventi necessari

Il rapporto evidenzia come le pressioni fiscali stiano aumentando, spinte dall’invecchiamento della popolazione e dai crescenti costi pensionistici. Tra le misure necessarie per il consolidamento fiscale nel medio termine, l’OCSE menziona:

  • Contenere la crescita della spesa pensionistica;
  • Incrementare le imposte sulla proprietà, allineando il catasto ai valori di mercato;
  • Contrastare l’evasione fiscale;
  • Rivedere a fondo la spesa pubblica.

L’espansione degli investimenti pubblici legati al Pnrr e la decisione di rendere permanenti alcuni tagli fiscali rappresentano sviluppi positivi, ma richiedono adeguate compensazioni. Un avanzo primario consistente sarà fondamentale per mettere il debito su un percorso più sostenibile e garantire il dinamismo economico nel lungo periodo.