rialzi Fed
Federal Reserve, Jerome Powell

La decisione della Fed, del presidente Jerome Powell, di un nuovo aumento di tassi è prevista per mercoledì. Si parla di almeno tre quarti di punto e sembra improbabile un rialzo di un punto percentuale in più. I mercati si chiedono fino a che punto la banca centrale e’ pronta a spingersi per ridurre l’inflazione: al 3%, al 3,5%.

In area euro il dato più atteso è quello sull’inflazione di luglio di venerdì, perché si prevede un ulteriore rialzo, mentre giovedì ci sarà il dato del Pil Usa del secondo trimestre, stimato in lieve crescita, anche se il modello della Fed di Atlanta si attende un calo dell’1,6% congiunturale che, se confermato, determinerebbe una recessione tecnica negli Stati Uniti.
In settimana sono attesi anche diversi trimestrali da quelli di società Usa (Alphabet, Amazon, Apple, Microsoft e Meta Platform) a quelli europei: Bnp Paribas, Deutsche Bank e di diverse società importanti italiane, tra cui Enel, Eni e Intesa Sanpaolo.

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La settimana comincia con i listini in calo

Oggi in Asia i listini sono in calo, e appaiono deboli anche i future a Wall Street e in Europa. Sul fronte obbligazionario cedono il passo i rendimenti dei T-bond e su quello valutario resta forte il dollaro, mentre crescono i timori di recessione. Secondo Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte  “siamo ancora in una fase ribassista, inframmezzata da rimbalzi temporanei. Questo è il trimestre in cui la liquidità non verrà aggiunta ma verrà tolta. Il Qe non c’e’ più e in alcuni Paesi assistiamo a un drenaggio di liquidità. Questa settimana molto dipenderà dalle trimestrali”.

Continua poi Cesarano: “Entrando nel pieno dell’estate, ad agosto e settembre, la situazione peggiorerà. A settembre la Fed raddoppierà i tagli di bilancio, portandoli a 95 miliardi di dollari al mese. E inoltre i mercati fiuteranno sempre più la recessione in arrivo”. Insomma, è chiaro che lo scenario sta rapidamente cambiando. Il primo trimestre avevamo tassi al rialzo, commodity al rialzo e Borse al ribasso. Adesso, con l’inflazione alle stelle e la recessione alle porte abbiamo tassi in calo, commodity in calo e Borse in calo. Tuttavia c’e’ anche un’importante postilla di cui tener conto e cioè che i tassi in calo danno una mano a un comparto, il cosiddetto ‘growth’, quello dei tecnologici, in particolare il settore dei chip, che nei prossimi sette giorni dovrebbe ricevere un bel regalo. Negli Usa infatti e’ in dirittura d’arrivo una legge, sponsorizzata dalla Speaker dem della Camera, Nancy Pelosi, che finanzia con circa 50 miliardi di dollari il rimpatrio della produzione di chip negli Stati Uniti. E questa legge darà una bella spinta al settore tech”.

Cala il prezzo del petrolio, incertezza sulle forniture di gas russo

Dopo tre settimane di chiusure in crescita oggi i listini asiatici arretrano, con Tokyo, Shanghai e Hong Kong tutte giù di oltre mezzo punto percentuale. In leggero ribasso i future a Wall Street, dopo il rimbalzo della scorsa settimana, con il Nasdaq che ha chiuso l’ottava a +4% e lo S&P tornato sopra 4.000 punti per la prima volta dallo scorso 9 giugno. I rendimenti dei Treasury restano in inversione e il 10 anni è sceso al 2,78%, per paura della recessione.
Intanto il dollaro, che in questa fase e’ considerato un bene rifugio, resta forte ed e’ scambiato a 1,02 sull’euro e a 136 sullo yen. Piatti i future sull’EuroStoxx 50, che la scorsa settimana hanno chiuso in rialzo del 3%. Il prezzo del petrolio scende ancora, a causa della paura che il possibile aumento dei tassi di interesse degli Usa, limiti la domanda di carburante di quello che è uno dei più grandi utilizzatori al mondo. In Europa sono possibili carenze di energia, visto che l’incertezza sulle forniture del gas russo continua. In Asia i future sul Brent sono poco sopra 94 dollari e quelli sul Brent sotto 103 dollari al barile.