L’intelligenza artificiale non corre soltanto nei data center. Sempre più spesso passa dagli smartphone, dalle applicazioni, dagli assistenti digitali e dai servizi cloud, trasformandosi in una nuova pressione sulle infrastrutture che tengono connessa l’economia. Nel Regno Unito gli operatori delle telecomunicazioni guardano con crescente attenzione alla domanda di dati: il problema non è soltanto accompagnare l’espansione dell’IA, ma riuscire a farlo senza trasformare la crescita dei consumi digitali in un collo di bottiglia per le reti. Sul tavolo ci sono nuovi investimenti, capacità trasmissiva e una corsa ad aggiornare antenne e impianti che rischia però di procedere più lentamente della tecnologia.
Il traffico corre più degli investimenti
I numeri spiegano la dimensione della sfida. Secondo il governo britannico, tra il 2018 e il 2025 il consumo di dati sulle reti mobili è aumentato del 495%, con una crescita media composta vicina al 29% l’anno. Video, dispositivi connessi e accesso wireless fisso hanno già spinto verso l’alto il fabbisogno di capacità; ora l’intelligenza artificiale potrebbe aggiungere un nuovo livello di domanda. Un’analisi GSMA richiamata dal governo stima che il traffico generato dalle applicazioni legate all’IA possa aggiungere, a seconda della diffusione dei servizi, tra il 20% e l’80% rispetto ai livelli del 2024. È una forchetta ampia, che fotografa soprattutto l’incertezza sulla velocità di adozione.
Più dati, ma ricavi sotto pressione
Per le compagnie telefoniche l’equazione economica è delicata. Mentre il consumo cresce, il prezzo reale dei servizi mobili britannici nel 2024 risultava circa il 25% più basso rispetto al 2019, nonostante nello stesso periodo l’utilizzo medio dei dati fosse quasi triplicato. In altre parole, agli operatori viene chiesto di sostenere una quantità sempre maggiore di traffico senza una crescita proporzionale dei ricavi per unità di consumo. La sfida dell’IA rischia così di accentuare il divario tra capitale necessario e capacità di monetizzare l’aumento dei volumi, proprio mentre il passaggio al 5G Standalone richiede apparati, spettro, fibra e una rete molto più fitta.
Antenne, small cell e fibra: il conto del 5G
L’adeguamento non consiste in un semplice aggiornamento software. Per aumentare capacità e affidabilità gli operatori devono sostituire o aggiungere antenne, ampliare gli apparati radio e i sistemi di alimentazione, installare nuove small cell e, in alcuni casi, costruire strutture più alte. A monte serve inoltre una maggiore disponibilità di fibra, indispensabile per collegare le stazioni radio alla rete centrale e sostenere servizi a bassa latenza. Il governo britannico sottolinea che il 5G Standalone raggiunge già l’83% delle abitazioni del Paese, ma considera necessari investimenti di lungo periodo per accompagnare l’ulteriore crescita della domanda e garantire reti sufficientemente robuste.
Il freno delle autorizzazioni
È qui che la questione tecnologica diventa anche politica industriale. Londra sta valutando una revisione delle regole urbanistiche che disciplinano l’installazione e l’ammodernamento delle infrastrutture digitali, nel tentativo di ridurre tempi e costi. Le procedure possono diventare particolarmente complesse per gli interventi sui tetti, nelle aree protette o quando è necessario aumentare dimensioni e altezza degli impianti. L’industria chiede maggiore libertà per gli aggiornamenti ordinari e procedure più rapide: secondo il governo, una pianificazione più proporzionata potrebbe accorciare i tempi di realizzazione. La partita dell’IA, dunque, non si gioca soltanto sui chip e sugli algoritmi: passa anche per tralicci e permessi, una parte molto meno visibile ma decisiva dell’economia digitale.













