Un medico appassionato e innovativo, anche nell’imprenditorialità, Pier Luca Bencini; e un istituto universitario, la clinica dermatologica dell’Università degli Studi di Modena, dove un ricercatore dinamico, Giovanni Pellacani, ha saputo riconoscere una scintilla geniale in un nuovo dispositivo elettronico reso potente dall’uso che Bencini ne sa fare. Attorno, opere d’arte moderna, bellissime, che nascono dalla stessa mano con cui abitualmente il medico Bencini cura i malati.
Quest’alchimia più unica che rara si traduce in una nuova metodica diagnostica, la “microscopia laser confocale”, che permette di valutare ampie porzioni di tessuti cutanei con un’invasività prossima allo zero e una capacità di rilevare in tempo reale, senza produrre alcun danno cutaneo, immagini dettagliate delle cellule delle strutture cutanee con una risoluzione simil istologica. Questo significa che, in presenza di lesioni tumorali come i melanomi, la rapidità e il vantaggio della diagnosi permettono di agire subito, evitando complicazioni. L’asportazione dei nei può essere circoscritta a quelli realmente maligni e non estesa come accade solitamente oggi anche a quelli che lo sembrano ma non lo sono e che – asportati – lasciano cicatrici cutanee antiestetiche.
La dermatologia come la pittura sembrano concentrarsi sulla superfice – la pelle come la tela – ma scendono in profondità insomma
«La luce infrarossa emessa da un laser a bassa potenza», spiega Bencini, che è titolare dell’Istituto di chirurgia e laser-chirurgia in dermatologia, in sigla Iclid, «penetra nella pelle incontrando strutture molecolari e cellulari disomogenee. Il contrasto tra immagini luminose (luce riflessa) e scure (luce assorbita) dà un’immagine simile a quella di un esame istologico. I tessuti malati si distinguono così chiaramente da quelli sani e si può intervenire solo sulla parte malata, senza creare lesioni alla parte sana». Un grande progresso nella pratica quotidiana per la diagnosi precoce dei tumori cutanei, spesso asintomatici e spesso non considerati, sia per pigrizia che per disinformazione.
Ma cosa c’entra, tutto questo, con la pittura, l’altra ragione di vita di Bencini? Be’, le suggestioni sono molte. La dermatologia come la pittura sembrano entrambe concentrarsi sulla superficie – la pelle come la tela – ma sono invece competenze, sensibilità e linguaggi che riconoscono, rappresentati sulla superficie del derma come del tessuto i contenuti profondi dell’organismo e delle emozioni. Scendono in profondità, insomma.
Inoltre, nei dipinti di Pier Luca Bencini – ma anche nelle fotografie di sua moglie Michela Galimberti , una grande fotografa – c’è il frutto creativo di una coppia unita, che vive ad incastro come un puzzle. Da quelle tele traspare la forza del voler proseguire, la dinamica di un oggetto in movimento, La sua creatività sa andare oltre le apparenze, dove lo segue sua moglie (a sua volta medico affermato) in una simbiosi che insieme li porta ad essere un cerchio, unito, verso il mondo. (S.M.)
















